giovedì 30 giugno 2011

Al cinema non si pro-fuma

Che odore c'è quando Clarice entra ignara a casa del pazzo maniaco che usa la pelle delle ragazze cicciottelle per farsi un vestito umano? Quant'è forte l'odore di sabbia, polvere e cavalli durante la corsa delle quadrighe di Ben Hur? Giusto per dirne una...Oppure la scena del frigo in 9 settimane e 1/2: immaginate di poter amplificare il tutto sentendo il profumo delle fragole, della panna, della canottierina di seta di Kim Basinger, di Kim Basinger stessa... L'alito fumosissimo di Bogart, quello da alcolizzato di James Bond. Ma quanti paesaggi invernali, estivi, primaverili...l'odore di piedi, di sangue e di sudore di un combattimento della notte precedente con Tyler Durden...I fumogeni, l'adrenalina della rivoluzione parigina quando i Dreamers scendono in strada, l'odore nei bagni, nella metropolitana o il fresco profumo del parco dei Guerrieri della Notte. La puzza dell'accampamento di William Wallace, quella stantia nell'astronave di Morpheus. Milioni e milioni di film che sono, per certi versi, monchi. Non manca un arto, ma un senso importantissimo. Vada per il tatto e si assimili all'olfatto anche il gusto, ma col naso siamo ovunque, davvero ovunque, anche se non ce ne accorgiamo. 

Per ora non mi vengono in mente altri momenti particolari, anzi, vorrei che proponeste voi scene in cui sentite la mancanza  dell'olfatto e intanto mi chiedo se sia meglio poter disporre a casa di uno strumento dispensatore di odori tali e quali  a quelli del film per farti "vivere ancora più a fondo  e in modo ancora più reale l'emozione del grande cinema a casa tua ®" oppure come mi ha fatto notare G. quasi quasi è meglio che questi odori non ci siano.

Per provare l'emozione di immedesimarsi in un film o semplicemente in una scena, fare proprio il carattere o l'ambientazione in cui si muove il protagonista forse si deve poter lasciare spazio ad esperienze soggettive assimilabili a quella che stiamo guardando. Quando Marzullo si chiede le cose che si chiede sui film e sulla vita, sulla loro interdipendenza, ha ragione. Non lo sa, ma ha ragione. (Lo sa, lo sa)

Se vedo un tipo che vive in un loft super fichissimo di New York, inconsciamente immagino che quando entri in casa sua, ci sia l'odore di casa mia. Se sempre lo stesso tipo bacia una ragazza o fa l'amore con lei, ecco, immagino che la pelle della signorina odori come quella della ragazza che amo o che ho amato - A meno che non stia facendo sesso con Megan Fox perché in quel caso vorrei proprio sapere di che si tratta, ma tralasciamo - Se il Drugo beve un White russian, credo di sapere che odore abbia.

Mi spiego? Un ricordo d'infanzia per essere reale deve essere immaginato con i miei odori, non quelli altrui. Il profumo del "mio" luogo d'estate, del "mio" posto d'inverno. Dei banchi della "mia" scuola - non so perché continui a mettere le virgolette prima di "mio", va be'...


Ha senso? Sì, nel momento in cui mi rendo conto che non c'avevo mai pensato prima e che ora, pensandoci, sarà probabilmente una forzatura e quindi l'immedesimazione naturale svanisce. Forse...o forse no...

L'ideale in realtà sarebbe poter scegliere di sentire l'odore originale oppure no, come per tutte le cose.

lunedì 27 giugno 2011

Un appuntamento? Ci vediamo a settembre

E benvenuta realtà terzomondista, afosa e scansafatiche, quella della gente che «c'ha caldo» e che a lavorare ci va solo perché ci deve andare, ma in realtà è altrove. Un'idea, un progetto, una richiesta  di finanziamenti? Se ne parla a settembre. Volete organizzare un convegno, un incontro, un corso? Sempre a settembre...c'è poco da fare, in Italia il calendario ha 10 mesi, 10 e mezzo, va...

- «Nooo, ma sei matto? Vuoi organizzare un convegnetto o un incontro informale su “topic a scelta del lettore” adesso?! Ma non ti rendi conto che è iniziata l'estate?! Non importa se siamo ancora a giugno, formalmente è estate. Ne parliamo a settembre, così per novembre-dicembre lo facciamo, anzi, facciamolo per gennaio su, perché non sia mai capita sotto Natale, ma dopo la befana e comunque prima di Pasqua perché sennò stiamo da capo a dodici e dobbiamo pensare di farlo per maggio-giugno, ma prima di Sant'Antonio, che poi inizia l'estate. Hai capito?!

- «Ma è fra un anno!!»

- «Ehhh, che ce voi fa» - tono e sospiro da ciccione sudato che si asciuga la fronte con un fazzoletto di lino e lavora o meglio, è "responsabile" alla provincia - «è l'Italia, siamo fatti così, è fisiologico, intrinseco nell'animo nostro, popolo di poeti, eroi e naviganti, mica di organizzatori di incontri formativi o - scusa se rido, ahaha - di costruttori d'orologi, altrimenti ci chiamavamo svizzeri, no! (sigh!) Ora scusa, ma devo uscire a prendere il caffè...»

...e il tempo passa, le occasioni vengono sprecate e gli animi si spengono, piano piano, fino a quando molti di noi, fra qualche anno, avranno dei bei fazzoletti di lino in tasca e dalle 11 alle 12 di ogni mattina, andranno a fare scialbe quanto inefficaci avances alla cameriera del bar davanti alla sede della Provincia, ridacchiando e sbeffeggiando il ragazzo che pochi minuti prima «pensa, s'era messo in testa di organizzare qualcosa a cavallo dell'estate!»




giovedì 23 giugno 2011

Gra: sa' dda pagà

Il raccordo si pagherà. È sicuro, presto ci sarà un pedaggio con caselli e tutto l'ambaradan e a me pare pure giusto per certi aspetti. Certi aspetti che escludono sicuramente il vantaggio economico per le casse del comune, visto che i soldi non saranno né dedicati alla manutenzione del manto stradale né all'allargamento delle corsie esistenti nella provincia, ma andranno direttamente nelle saccocce statali.

Mi pare giusto pagarlo perché magari potrebbe essere un incentivo a rendere più efficiente il sistema di mezzi pubblici per i pendolari. Sarebbe ancora più giusto se quel sistema di cui sopra fosse migliorato già in concomitanza col primo casello costruito, certo, ma non esageriamo.

Insomma, magari la gente inizia a prendere il treno e il traffico, le emissioni, lo stress e gli insulti gratuiti si ridurrebbero almeno un po'. Paghi il pedaggio e non c'è super casino. Un posto civile. Se non fosse che però i treni per adesso fanno schifo, che i romani continueranno comunque a prendere la macchina anche per andare a comprare le sigarette al tabaccaio sotto casa e che la Lega ha vinto ancora. 

Chissà come l'hanno presa male Alemanno e Polverini dopo il durissimo lavoro che hanno fatto per attuare il loro infallibile piano strategico finalizzato ad ammaliare prima e annientare poi qualunque nemico d'oltre Po. Pensavano di essersela cavata con un piatto di pajata. Strano che non ci siano riusciti, il risultato era praticamente certo. Ora che perderanno anche alcuni ministeri di cruciale importanza, forse si ravvederanno sull'uso strategico della coda alla vaccinara, considerata "do ut des" di tutto rispetto. Poveri ingenui.

L'altro giorno pensavo che se ci fosse un sistema di metro che mi portasse al mare, col cavolo che prenderei la macchina. Un bel trenino su cui, in caso potrei pure caricare la bici: arrivo a Fregene o dove devo andare, scendo e giro con la bici, la sera la ricarico sulla metropolitana e torno a Roma. Lo stesso vale per il Circeo, per l'Argentario, per Ostia.

Ah, ma volendo già lo potrei fare, pensate, lo scopro ora. Per Fregene, per esempio, c'è un treno ogni mezz'ora circa, ci mette 32 minuti e costa 2,30 €.  Cavolo, non è meglio che farsi un'ora di traffico per arrivare, mezz'ora per parcheggiare e chissà quanto per tornare a casa? Sicuramente va un po' migliorato perché parte solo da Termini, Ostiense, Tuscolana e Trastevere e probabilmente la bici non si può portare, ma che ci vuole a mettere un vagone con i ferma ruota e aumentare la frequenza? Sarebbe una cosa discretamente civile. Lo stesso vale per i pendolari che ogni giorno devono andare a lavorare. Insomma, non ci guadagnerebbero in salute a prendere il treno e approfittarne per sonnecchiare, leggere, ascoltare della musica o conoscere qualcuno. Non trovo sia una tragedia, dico davvero.

Poi però leggo che Castelli ha detto che i romani sono «arretrati culturalmente» perché «non vogliono pagare» e là mi girano un po' le palle; diventa una questione di principio perché in fondo in fondo so che ha ragione. Il sindaco dovrebbe invitarlo a cena: una cacio e pepe fatta come si deve gli farebbe finanche rinnegare Alberto da Giussano, no? Col cazzo.


lunedì 13 giugno 2011

Abbiamo sbagliato, lo ammetto

Anzi, più che altro ho sbagliato io, è doveroso a questo punto, prendere atto della situazione. Ho sbagliato tutto. All'inizio ho sbagliato a farmi finanziare da persone poco raccomandabili e poi ho sbagliato a definirle martiri e convincere la gente a crederle tali, una volta morte. Sicuramente ho sbagliato ad affidarmi a certa gente senza onori né gloria, senza morale nè compassione. Ho sbagliato, sì. 

Ho sbagliato sicuramente - e di questo proprio mi pento tantissimo - ad abbassare vergognosamente il livello culturale medio dei miei connazionali solo perché mi piacciono le belle ragazze. Ok, non ho guardato in faccia nessuno e me ne sono fregato del futuro dei miei figli, ora che ho dei nipoti, un po' mi rendo conto che non cresceranno nel migliore dei mondi possibili e, be', sì, è un po' colpa mia. Poi ho sbagliato a non prendermi prima le mie responsabilità, ma anzi, fare in modo che un folto gruppo di personaggi - figli e pessimi emulatori delle mie stesse azioni egoistiche, innalzate a gesta divine - si facesse scudo e lancia in mia difesa. A far credere a un cactus, di essere diventato un gelsomino. Avete capito, parlo di quelle a cui ho dato poteri non essendo in grado di gestirli. Sì, ho sbagliato, punto e basta. Poi ho sbagliato a fare comunella con certa gente davvero poco carina e affatto simpatica che ora, non solo mi tiene per la palle, ma passerà pure da salvatrice della patria quando mi farà cadere e finalmente avrà questo benedetto federalismo, cribbbio!

Ho sbagliato in questi anni a nascondere sempre tutte le malefatte sotto il tappeto e far credere a tutti che il bozzo creatosi sul pavimento, altro non era che "un normalissimo effetto della cattiva manutenzione dei passati inquilini di casa". Avrei dovuto ammetterlo prima, su, non stiamo qui a nascondere questa cosa. Lo so, vi chiedo scusa, vi chiedo scusa per tutto.  Sì, certo, naturalmente vi chiedo scusa per le figure a dir poco barbine che vi ho fatto fare in giro per il mondo. Che ci posso fare, mi piace stare al centro dell'attenzione, scusate. 

Per farmi perdonare farei di tutto: oltre ad assumermi ogni responsabilità, farò i nomi dei miei complici di sempre, vi racconterò delle cose cattive che ho fatto, prima che vengano ignobilmente a galla. Sono colpevole dell'incredibile lassismo che mi circonda. Lo so, chiedo scusa. Perdonatemi e lasciatemi invecchiare in pace. Questo lo merita anche il peggiore degli uomini; sicuramente uno dei peggiori che l'Italia abbia visto negli ultimi 150 anni.

Ecco, se un giorno decidessi finalmente di dire così, forse alla fine ti perdonerei, ma se ora ti permetti a sminuire anche il referendum popolare, bè...vaffanculo di cuore.

lunedì 6 giugno 2011

Con le buone o...



Mio cugino mi ha linkato questo blog...Non so se sia vero - nel senso, non so se veramente  Rocco Siffredi deflori brutalmente chiunque abbandoni un cane da caccia dallo sguardo ritoccato con photoshop - e immagino che questa pubblicità non sia realmente in giro per la città, almeno io non l'ho vista. In ogni caso batte la sua Amica Chips di una lunghezza (la sua). No!?!


mercoledì 25 maggio 2011

Ero in macchina, l'ho visto e mi sono fermato

sono sceso, così, senza accostare - non me n'è fregato niente se decine di automobilisti impazziti clacsonavano perché avevo bloccato tutto.

Una locandina enorme sopra l'ingresso del cinema Europa a Porta Pia. Ma enorme davvero. X-Men, L'inizio. Un tipo in smoking, sulla sinistra, dietro gli altri personaggi, si allaccia i gemelli...Cazzo non può essere, no, non è possibile. Sono incredulo, quasi inizio a urlare,  mi vien voglia di spaccare tutto. Davvero non mi capacito di ciò che vedo. Inizio ad imprecare contro il sistema corrotto e clientelare, i favoritismi, la meritocrazia da sabato sera su Rai Uno. No no e no.

Poi mi rassereno e torno a sorridere: è Kevin Bacon, non è quel coglione di Emanuele Filiberto.

domenica 22 maggio 2011

Questa sera tra le 23 e le 23.30

nella zona di piazza Bologna almeno una coppia di russi e un tipo nervosetto hanno fatto sesso. Non insieme - o almeno non credo - ma comunque hanno comprato un pacco di profilattici nella stessa farmacia. Lo so perché in seguito a un incidente in cui è stata coinvolta mia sorella ho passato la serata a cercare un collare per il colpo di frusta (giuro che è vero, ci sono dei referti del Pertini che lo dimostrano: cancelliere metta pure a verbale...). Il tipo solitario alle prime armi, poi è stato fantastico. Ero lì che aspettavo che il farmacista più svogliato delle Puglie e trapiantato a Roma per la gioia di tutti noi, cercasse il collare giusto e degli antidolorifici blandi e questo ragazzo continuava ad agitarsi, a girare intorno e mi chiedeva «ma che è, le sta a fabbbricà ste medicine? Ma quanto ce mette, oh!»

- «boh, che ne so, cerca il collare».

-«Si però che cazzo...» E guardava il telefono talmente tanto che ho pensato che gli servisse una roba importantissima per salvare la vita come minimo, chessò, della nonna. E invece no, me ne sono andato e finalmente, come nella più classica delle classiche, gli ho sentito chiedere «un pacco di preservativi alla frutta». Si vergognava a comprarli alla macchinetta. Pensa te, lei si sarà addormentata.

Posso senz'altro garantire, invece, che a Piazza Pitagora, verso mezzanotte un tipo sui 35 anni ha comprato dei profilattici ritardanti, alla farmacia di corso Italia invece, c'era un ragazzetto mezzo palestrato che era disposto a tutto pur di compare un pacco da 6.

- NON ACCETTATE IL BANCOMAT?!!? CORRO A RITIRARE E TORNO, NON SI MUOVA!! 

Speriamo gli sia andata bene alla fine, se lo merita.

Piazza Istria niente...ma le migliori soddisfazioni me l'ha date la farmacia davanti a Termini, angolo via Cavour. Lì, dove finalmente ho trovato sto benedetto collare, c'è stato un susseguirsi continuo di coppiette, coppie di scoppiati e avventori - uno addirittura con valigia, arrivato fresco fresco per trombare. E i più belli di tutti. Prima una coppia di stranieri, davvero ben assortita. Lei carinissima, ha preso i soldi, li ha infilati nella macchinetta, ha recuperato il pacchetto e dopo un sorriso sornione rivolto a tutti, ha abbracciato il tipo e se ne sono andati. Invece un'altra, di italiani: lui fighetto con mocassino scamosciato, maglione sulle spalle, pantalone aderentissimo; lei, braccia conserte, cicciottella, bruttina. Lo guardava svogliata, quasi infastidita del fatto che lui stesse comprando dei preservativi. Gli diceva, «dai, quanto ci vuole, su, fai presto». Alla fine lui le ha chiesto pure i 5 euri 'che non ce l'aveva. Non credo che costoro abbiano consumato. Probabilmente lui è finito a fare gavettoni con gli amici da qualche parte. Sì, d'accordo, io sto scrivendo un post da solo in cucina bevendo acqua naturale, ma che c'entra, il sabato è volgare fare sesso!

giovedì 12 maggio 2011

Cerca de nos otros

C'è andato vicino. Un contentino non indifferente per voi altri che ci speravate, eh? Alla fine  però è sempre ciccia da mettere al fuoco, fatene una bella scorpacciata per quando dovrete iniziare a parlare del 2012, mi raccomando.


mercoledì 11 maggio 2011

Ne ho Bendandi di tutte queste baggianate

e di quelli che quasi quasi ci sperano succederà per davvero. Voler aver ragione per forza, anche se al prezzo di un dramma, è una sindrome tristemente diffusa. C'è gente che spera che il terremoto ci sarà solo per dire «hai visto, te l'avevo detto!». Creano allarmismi che sono peggio dell'evento sismico in sè per sè (trentasè).

E non importa se casca per davvero il Colosseo o se muoiono migliaia di persone. Sticazzi, basta che io c'ho ragione e tu no, tiè. E tutti quegli stronzi che sui giornali, sui blog, sui siti hanno scritto e riscritto delle previsioni di questo tizio che è morto 100 anni fa - tra l'altro smentito dalla sua stessa fondazione - Si tratta di fatalisti, mammalucchi, Cassandre de' noantri e pesci lessi che vengono a galla grazie ai pescatori della domenica che con l'amo e l'esca a mosca non ce la fanno, allora buttano le bombe, in barba alle leggi del quieto vivere e del gioco pulito.

Mi viene in mente la storia di quel tizio che conosce un Genio e questi gli dice, «mi hai salvato (da non so cosa, non ricordo la prima parte) e io ora ti do a disposizione un desiderio; considera solo che quello che tu esprimerai, al tuo vicino sarà dato nella doppia misura». 
- «Ah», pensa il tipo, «se chiedo un miliardo in gettoni d'oro di Mike Bongiorno, lui ne avrà due; se chiedo 1000 donne per il mio Bunga Bunga privato come quello con Gheddafi, quello ne avrà 2000; se desidero una villa enorme ad Arcore, un'auto veloce e parlante della Knight industries two thousand (leggi Kitt), uno iòt (scrivi yacht) quello ne avrà di ancora più fighi; sai che ti dico, cecami un occhio, va!»

Ecco, ci sperano, anche se ciò dovesse comportare la perdita di casa, dei parenti, se dovessero morire gli amici, i conoscenti o un gruppo di ultras laziali - lasciamo perdere questo esempio, questo magari gli piace pure, mi sa - se ne fottono, basta soltanto che il giorno dopo, al bar sotto casa (sempre se ancora c'è) potranno provare quell'effimero senso di soddisfazione e poter dire: «stronzi, ve l'avevo detto io».

Bè, andate al diavolo, soprattutto se avevate ragione.
 

mercoledì 27 aprile 2011

Volete fare del facile umorismo?

Bene, ripetete quella stupida battuta su quanti intellettuali ci vogliono per cambiare una lampadina. «Uh, uh, uh, ma ce ne vogliono 7, darlin': 6 bevono Vodka Martini e uno chiama l'elettricista». Cretini, voi che ve la ghignate a denti stretti. Il settimo deve anche chiedere all'elettricista di portare le olive, secondo me.

Comunque, fanno bene quelli là. Mica è facile cambiare una lampadina, soprattutto se la vostra esigenza è quella di levare un intero lampadario. Pieno di viti, substrati acciaiosi che fanno design e cavi accartocciati tra di loro e infilati nell'apposito fatto apposta plasticoso per cui serve un piccolissimo cacciavite da oculista, quello per le viti delle stecche degli occhiali. E voi non ce l'avete. 

Per non parlare della chiave a brugola - quella con la punta esagonale, per intenderci. In tedesco si chiama Innensechskantschraube Bauer und Schaurte - e anche lei,  è ovvio che ne abbiate qualcuna a casa. Ma nemmeno uno della dimensione giusta. Mi ci gioco la mia da 2.0 mm comprata a Berlino Est nel 1989 per svitare una fastidiosissima rondella del letto che cigolava un po' troppo. Ricordo che fuori, non so perché, continuavano a usare martelli pneumatici e picconi sui muri della città e contribuivano ad aumentare le vibrazioni. Strana gente i tedeschi. Li stimo moltissimo per la loro capacità di unire le parole per crearne una lunghissima. "Ricevere del sesso orale da una minorenne conseziente che si fa dare ripetizioni di latino da vostra moglie": per descrivere questa cosa c'è sicuramente una e dico una parola lunghissima e tuttattaccata in tedesco. Io non la conosco però, mia moglie non insegna latino, perché dovrei conoscerla?

- «Ubi, se fossi stato accorto, nella scatola degli attrezzi avresti conservato le brugole e i cacciaviti utilizzati al momento del montaggio, ora non avresti dovuto vedere 14 puntate di fila di McGyver per cercare di capire come fare».

- Scatola degli attrezzi!? Di McGyver mi piaceva Pete, l'inutile vecchio Pete Thorntorn».

E poi la mia casa dalle pareti verdine, ora, senza i lampadari e solo con le lampadine, è verdissima. Verdissima! Sto impazzendo, giro per le stanze e mi sento pallido. Ho paura che da un momento all'altro bussino dicendomi che il pranzo di oggi e stato infilato sotto la porta d'acciaio della mia cella. Sono in manicomio e temo sia ancora quell'orrendo purè di piselli.  Verde anch'esso.  Per dessert, gelato al pistacchio. Anzi che me lo portano il dessert in manicomio. 

Se mi regalassero una camicia di forza lo vedrei come un gesto amorevole. Oppure come un peccaminoso giochetto erotico. Ieri ho provato a bussare alla grata della mia vicina con una tazza di latta, per chiamarla. Non so perché mi ritrovi una tazza di latta a casa. Chiedetelo al secondino che sta nella sua guardiola al piano terra. No, non è il portiere.

Ho sentito delle voci per le scale...non so chi fosse, ma parlavano di un nuovo paziente indiano, enorme e muto. Un dejà vù?

Boh.

In ogni caso, non so se l'avete capito, ma mi sto trasferendo in una nuova casa. È per questo che ultimamente sono un po' assente. Per questo e anche perché ho avuto un'allergia incredibile. C'è chi dice che io sia allergico tipo, al freddo. Mi hanno giurato che esiste, l'allergia al freddo. Ogni volta che c'è una folata d'aria inaspettata, inizio a starnutire e devo soffiarmi il naso.  Dopo due minuti passa tutto. Questa cosa dell'allergia al freddo fa fico. Certo, non è proprio un super potere, anzi, direi che è un punto debole. Forse col calore e il vento caldo mi ricarico e sono in formissima. 

- «Presto, rinchiudetelo in quella cella frigorifera dalle pareti verdine!»

In ogni caso io è da una vita che dico che dovrei trasferirmi in un posto tropicale. Ora è per il mio bene, aspetto solo che un medico me lo confermi e faccio le valigie.

Ci sono allergologi corruttibili che possano vantare un certo rispetto, da queste parti? Se sì, fissatemi pure un appuntamento, finisco di smontare questa roba e arrivo.

venerdì 15 aprile 2011

C'è sempre un tempo, un tempo e un'adeguata cognizione

della società e del suo agire. L'evoluzione è sottile, la maturità è solo una convenzione. Pensateci, ci sono degli standard che di solito sia la scienza che la religione riassumono sostanzialmente in “nasci, riproduciti e muori." Intorno a questi macro sistemi ci sono delle sotto classi che a un occhio superficiale potrebbero sembrare infinite, ma in realtà non lo sono affatto. Tra il nasci e il riproduciti c'è ben poco e questo ben poco è quantificabile in una qualità oggettiva del modus operandi e tra il riproduciti e muori c'è sempre la qualità vissuta e ottenuta - si spera - nel modo meno invasivo per gli altri. Poi basta, non c'è nient'altro.  Il resto è fuffa.

Vivendo queste sotto classi si cerca di raggiungere i propri obiettivi in modo naturale, meritocratico e secondo le proprie aspettative, misurando i propri limiti e le proprie possibilità; non sempre è possibile e di questo, questo e soltanto questo, ce ne accorgiamo da sempre, sin da bambini. Ma non lo sappiamo.

- «Mamma, com'è possibile che io studio, non disturbo le lezioni della maestra, compro i libri e ripasso tutti i pomeriggi con la nonna e Marione che sta tutto il giorno a giocare a pallone sotto casa sua, fa casino...»

- «...confusione...»

- «...confusione, scusa... prende i miei stessi voti o addirittura più alti?»

- «Marione il figlio del sindaco? Non saprei tesoro, secondo me è perché Marione è stato più bravo, ha un maggiore dono della sintesi, ha approfondito più di te che invece hai voluto vedere a tutti i costi due puntate di fila dei Cavalieri dello Zodiaco e di Ken il Guerriero che poi, su, Ken non batterà mai Raoul e Toki è un po' come Julian Ross, che se non avesse avuto problemi di cuore a Holly nemmeno gliela faceva vedere la palla. (Mia madre era attenta a certe passioni di suo figlio)

- «Ah, capisco, studierò di più».

Se mia madre mi avesse detto, come avrebbe voluto, che Marione era il figlio del sindaco e questo sindaco era anche un po' furbetto e che quindi, anche se era un ciccione ritardato (Marione), prendeva ottimo di default, io non so come avrei reagito, sarei stato sicuramente triste. E non la penserei come la penso oggi. Nemmeno su quella troia della maestra.

Oggi, mentre io sono un precario del giornalismo, pagato male, di rado e sempre appeso al filo della marchetta di qualcuno, Marione è un redattore capo e anche se fa errori di ortografia, ha un bel contratto, le ferie pagate e può dire a qualcuno come me di andare lì che è successo questo e poi dall'altra parte della città a seguire un'altra cosa e di sbrigarmi a mandare 'sti pezzi, perché non è che possono aspettare me. No, non possono.

Però sono contento di una cosa, sono contento che un gruppo di amici, precari come me, abbia deciso di dargli un calcio in culo a quelli come Marione e agli editori amici del padre. Si chiamano Errori di Stampa e fanno casino per i propri diritti...

scusate, confusione...

io li appoggio e dovreste farlo anche voi. A meno che non siate amici di Marione...