lunedì 19 gennaio 2015

Gente del Namib

Mettiamola così, ho incontrato delle persone e le ho fotografate. Poi sono tornato a casa - com'è giusto che sia dopo un viaggio - e ho ripensato al concetto di condivisione.
Un concetto importante, cardine della vita sociale, della realizzazione personale, del dare e ricevere per vivere meglio in una comunità. Dal concetto di condivisione sono arrivato ai blog, potente ed indiscusso mezzo di comunicazione.
Sono belli i blog, non credete? Sarebbe molto interessante avere un blog per condividere e comunicare, dovrei aprirne uno; ho pensato. Ma io ce l'ho un blog e mi divertiva molto anche scriverci, sul mio blog. Avevo degli amici che leggevano e commentavano quello che postavo ed io andavo sui loro blog a leggere e commentare.  Mi piacevamo molto.
Ed eccomi qui, dopo un bel po' di latitanza non troppo giustificata.

Sono stato in Namibia, vi parlerò prossimamente della Namibia, perché ancora la devo metabolizzare bene. Intanto vorrei che voi vedeste delle persone che ho incontrato e che ho fotografato. Alcune sono bellissime, altre meno; alcune sono naturali, altre meno, purtroppo. Spero di riuscire a trasmettervi la luminosità di alcuni sguardi, ma soprattutto la gioia dei sorrisi, quelli veri, che ho visto in Namibia.

NB Alcune foto sono volutamente un po' desaturate per riprodurre l'effetto che la luce namibiana dà all'occhio nudo, forzato a stringersi e che non riesce sempre a mettere a fuoco. Una cosa che non mi era mai successa prima. Quando si dice colori accecanti.








































mercoledì 8 maggio 2013

«Ciao ragazzi, sono la parola in più»

Quella che ti scappa fuori un attimo prima che il cervello possa averla elaborata. Ecco, sì, come dire, quella parola che come uno spermatozoo agile e guardingo si fa strada nel flusso, sposta tutti, dà spallate, strattoni, salta siepi, elude guardie, freni inibitori e zac, brucia sul tempo tutti gli altri e va a segno, generando un figlio malato. Ecco, quella parola lì. Sì, insomma, quando dici una cazzata, una cattiveria che ferisce qualcuno che ti è vicino, una parolina sbagliata in un discorso che andava in altra direzione.

Una goccia di inchiostro in un bicchiere d'acqua sorgiva. 

La cazzata non è mai parte di un gruppo, o meglio, si annida nel gruppo, è come quel ragazzino che va in gita con i compagni di scuola, il buon senso degli altri fa sì che sia tenuto in disparte per la maggior parte del tempo, perché alla fine gli altri sono pischelli, bravi ragazzi di sani principi, ma poi magari si sbevazza tutti insieme qualcosa e alla fine «lo sai che non sei malissimo come credevamo? Anzi, ci fai tajare proprio quando fai così!» 

E lì casca l'asino perché la cazzata a un certo punto diventa tronfia nel gruppo, si nutre di un successo fino ad allora insperato, la leggerezza degli altri abbassa loro le difese ed ecco che si rompe un vetro nella camera d'albergo, si fa del male alla compagna di scuola un po' bruttina, si prende in giro la professoressa timida di cui non si conosce minimamente la storia personale. Qui la cazzata la fa da padrona e tutti ci vanno di mezzo, nessuno escluso. È sempre così. 

- «Mamma non sono stato io»
- «Hai provato a fermarlo?»
- «No»
- «Sei complice. Punto.»

Le buone azioni, i buoni propositi, tutto a puttane, tutto reso vano da quell'unico gesto malevolo che oscura inesorabilmente il resto e verrà ricordato come il momento topico, il clou di quello che era stato altro finora. La cazzata non perdona, ma è difficile gestirla, alcune persone riescono a controllarla solo in post produzione, a cocci rotti.

Quando sono a casa da soli, nella penombra di una bajour, metabolizzano, pensano, rimuginano e si fanno venire la gastrite mangiandosi le mani. Quelle mani che avrebbero dovuto dire Alt, che fai, sei scemo? Non essere leggero, questa volta pensa, trattieni la cazzata, non dico che la eliminerai del tutto, ma almeno continua a tenerla in gabbia, nell'unico posto dove merita di restare. 
Perché se la tigre esce, anche solo per una volta, può irrimediabilmente far male a qualcuno. Irrimediabilmente.

Stacci. 

giovedì 17 gennaio 2013

Conversazione laconica

- «L'altra mattina sono uscito molto presto, faceva freddo e appena ho aperto la porta sono rimasto per un attimo sull'uscio - come impietrito; un brivido - ho dato una bella boccata d'aria, tirato su il bavero della giacca e via, sono sfrecciato fuori. Camminavo a passo svelto; lunghe falcate sull'asfalto ancora un po' umido dalla notte precedente - notte luminosa, ricordo ancora quella luna immensa che illuminava i monti dietro al campanile - e sorridevo ai passanti e ai negozianti affaccendati che alzavano le serrande. Mario apriva il bar, non avevo tempo di aspettare, c'ho provato, ma stavo lì e saltellavo sul posto per il freddo, usciva fumo dalla bocca e le mani si stavano spaccando, sebbene continuassi a contorcerle tra loro, come quando ci si insapona e poi si sciacqua, sfregandole. Via, sono scappato, era tardi. 

Mi sono girato di scatto e ho quasi calpestato il cagnolino della signora Torquati, quel carlino dagli occhi a palla. Non m'è mai piaciuto troppo, mentre la signora Torquati era la mia insegnante di storia dell'arte al liceo, l'ho fatta dannare e mi sento sempre un po' in debito con lei che era tanto buona, allora scambio un po' di convenevoli ogni qualvolta la incontro. Chissà dove andava così presto, forse al mercato. Ieri era martedì, andava sicuramente da Carlo, il martedì gli arriva il pesce fresco. Il pesce azzurro di Carlo non si batte, lo prende da un suo cugino che sta giù sulla costa, un tipetto affabile dalle mani che sembran morse, tira su le reti come un forsennato, s'inoltra da solo, al massimo in compagnia di qualche gabbiano che spera sempre in qualche premio a fine giornata, pesce di scarto, per lo più. 

Saluto la signora Torquati e continuo a camminare. Sono un po' in ritardo, affretto il passo. Incontro il ragazzo dei giornali, Mauro lo spazzino muto, Pierangelo il barbiere con il parkinson, poverino, ormai rapa solo i militari e i ragazzini con i pidocchi, usa la macchinetta. Vedo Lella, la farmacista, mi sorride e mi manda un bacio. Che carina Lella, se non fosse che ha quella risata stridula che mi manda in bestia. Ecco, arrivo al parco ed è un sogno. Puntuale come un orologio che funziona bene. Il ritmo e la cadenza è quello di una goccia che scivola dal rubinetto di mia nonna: tic...tic...tic...non stillicidio, ma piuttosto rintocco di sicurezza, eco nella cucina silenziosa alle due del pomeriggio, durante quei meriggi così taciti, quando il tonfo più forte lo fa il pulviscolo che prima danza tra i raggi della finestra, attraverso la vecchia tenda di lino e poi bam, arriva a terra, si posa e riparte a ballare. Be' sì, anche il nonno russava un casino.

Ad ogni modo era lì, sinuosa e leggiadra, sola, ma circondata; imponente e al contempo così delicata. Ogni mattina arrivo per vederla rifiorire ancora, ma non ho mai il tempo di coglierla, di strapparla e portarla a casa con me. Dovrei farlo, provare a convincermi che il suo profumo mi darebbe ancora più forza, potendola avere per tutto il giorno? Accudirla con amore per sempre? Che dici? Consigliami tu!

- «Boh, di botanica non capisco niente» 

- «...»


(Ora bisogna capire chi dei due ha detto meno)

lunedì 7 gennaio 2013

Questa mattina mi sono svegliato su una nave rompi ghiaccio

e ho fatto colazione sul ponte, tra gli iceberg del Polo Sud. Una volta finito il caffè, ho fatto un tuffo, nel mare di Maui e subito una bella doccia. 
Alle 9.30 ho bevuto una spremuta freschissima, leggendo il giornale a rue de Babylon a Parigi, ma sono stato poco tempo. Avevo voglia di fare una passeggiata e allora sono andato a Central Park, il sole faceva capolino tra una serie di nuvolette che bloccavano i raggi. Niente di entusiasmante.

Ho pensato, va be', sono già le 10.30 forse potrei provare a finire quel libro nel tempio di Ranakpur in India, proprio vicino a quella fonte che mi rilassa così tanto, ma non l'ho fatto perché sono arrivato là e c'erano un po' di turisti che facevano foto e sghignazzavano. Allora sono andato a farmi fare un massaggio da quella signorina fantastica che lavora in una capanna a Bali, letto enorme, tutto avvolto da lunghi stuoli di lino e i cui i cuscini sono morbidissimi, ma allo stesso tempo non mi danno fastidio alla cervicale. Non era sola, la massaggiatrice, c'era anche la sua amica. 

È tempo di un aperitivo, ho pensato subito dopo il massaggio, credo che andrò a bere una bella birretta fresca a Ipanema, costa poco e sono tutti sorridenti: proprio quello che mi ci vuole. Sole, musica, gente iperattiva: mi è venuto un leggero languorino, mi sposto sulla costa Neozelandese, dove c'è un tizio che cucina delle aragoste fantastiche con il burro e delle spezie locali. Una delizia. Bevo un sorso di vino rosso a Bordeaux giusto per sciacquare la bocca. Prendo il caffè da mia zia, un rhum miel a Tenerife.

Mi scappa la pipì, mi metto sul ciglio di quel cucuzzulo sull'Everest e la faccio. Davvero liberatorio. Domani la faccio da Machu Pichu, mi piace sempre un casino fare pipì panoramiche; c'è qualcosa di meglio al mondo?

È il momento di un sonnellino, mi butto sull'amaca ai limiti della spiaggia bianca a Réunion e sonnecchio per un'oretta. Al risveglio mi va di bere qualcosa di fresco; anzi no, mi faccio un te caldo sul Bosforo e poi giù dritti sulle piste per una bella sgranchita. La sciata alpina mi risveglia alla grande, mi dà una super carica, ora però ci vuole una mega sauna. Quel posto in Finlandia non è male, andrò là e poi tuffo in quel lago ghiacciato in Russia. Ringalluzzito, mi cambio e prendo un aperitivo al tramonto su una spiaggia di Rai Leh, in Thailandia. Bevo un Martini cocktail, il secondo me lo faccio su una duna nel Sahara, con dei beduini che suonano e mi raccontano un aneddoto davvero simpatico su una loro cugina che era grassa e adesso è diventata grassissima, ma a loro piace lo stesso un casino. Per forza, è l'unica donna per chilometri. 
È ora di cena e ho prenotato al rooftop dell'hotel standard di New York: pas mal, nessuna cugina grassa. Ho voglia di bere qualcosa dopo cena, mi sa che mi butto in giro per Lisbona o forse a Buenos Aires. Ok, me le faccio entrambe, doppietta allegrotta stasera, la mezzanotte del nuovo anno la passo qui. Ma ora si è fatta una certa, vado a fare due zompi al Berghain di Berlino. Ballo fino alle 5, ma poi ho fame, per colazione mi sparo un sushi a Tokio, un pezzo di torta di mele a Montreal. Poi vado a dormire, a casa mia in Italia. E ci sono gli uccellini: detesto gli uccellini che cinguettano al mattino.

Giro e rigiro, viaggio nello spazio e anche nel tempo, ma il divano rimane là. E io su di lui, anche quest'anno. Buon anno a tutti!    

venerdì 14 dicembre 2012

Fashion bloggerz

Possibile che nessuno trovi il coraggio di mandarvi a cagare? Migliaia di lettori e lettrici per post che parlano di unghie smaltate, borsette paillettate, scarpe super cheap da troiette, accessori a nulla necessari, consigli utili per essere persone inutili. Non dico che dovete essere informatissime sulle questioni in Medio Oriente, in Nord Africa o in Sud America ed evitare di comprare un vestitino giallo perché il piccolo Said non vede il padre da tre anni o che dobbiate sapere tutto su questo dannatissimo spread o su cosa sia il cost of funding per le banche, ma almeno dei problemi di casa, quelli spiccioli tipo i licenziamenti di massa e le internazionalizzazioni delle aziende fino a ieri finanziate dallo Stato, ci vogliamo un tantinello preoccupare? Del fatto, per esempio, che quel vestitino giallo prima lo facevano degli italiani a Prato mentre oggi lo assemblano dei cinesi sottopagati, sempre a Prato, ma per conto di una società straniera legata alla camorra e con materiali tossici, ce ne vogliamo occupare? Ma no, che ci frega, il giallo non va neanche più di moda quest'inverno, Hi hihi hi!!

E non venite a dirmi che sono solo momenti di svago i vostri, perché sembrate mia zia che si giustifica mentre guarda Don Matteo e dice: "ma sono solo un paio d'ore in relax, finiscila di essere polemico!"

No, ogni minuto che qualcuno di voi passa a guardare una fiction o a leggere un post di una fashion blogger sul colore delle ciocche di questo autunno, un intellettuale va in analisi a spese dei genitori, una mamma meridionale piange perché il figlio deve emigrare come emigrò suo padre e un nerd si fa una pippa. Probabilmente sul post di un blog per puttanelle fashion victim. Nerds are victims of fashion-victimism. E forse lo sei anche tu! 


Sono solo io che non mi rilasso per niente guardando Don Matteo o il giovane Montalbano, anzi m'incazzo tantissimo per tutto il tempo? Quando mi capita che a casa dei miei ci sia qualcuno di quei men che mediocri filmacci in serie che ci offre Rai Uno, mi stizzisco ad ogni scena sbagliata, ad ogni inquadratura alla ben e meglio, mi tremano le mani per ognuno di quei primi piani intensissimi, sì, proprio quelli con gli sguardi languidi e il sospiro voluttuoso di lei, attricetta ciociara che ce la mette tutta per trasmettere il disagio, chessò, di un tradimento scontatissimo di cui non frega a nessuno. O quasi, evidentemente, perché a mia zia frega un casino.

Porco cazzo - scusate il termine - che appiattimento. 

Che angoscia.


Possiamo davvero continuare a permetterci di subire un tale annichilimento mediatico? Sono anni e anni che si parla di questa storia, lo so. Prima però le soap erano circoscritte al pomeriggio o alla mattinata, dedicate a casalinghe annoiatissime, a vecchiette costrette a vivere in poltrona...e va bè, così erano anche i contenuti offerti dai vari pomeriggi cinque o amici di chissà chi. Ma ora è diverso, non c'è un giorno in cui non ci sia qualche cagata pazzesca in prima serata. O ci tocca guardare talk show televisivi in cui il solito gruppetto di politici fa a gara a spararla più grossa su un argomento che nessuno approfondirà davvero o ci tocca una fiction, mai che ci sia un bel film, bisogna aspettare le 2 del mattino per un film decente. 
Non rispondetemi che ieri c'è stato Pretty Woman perché non voglio neanche accennare a tutte le cazzate che ho letto su facebook tra ieri sera e oggi dedicate a quel film capace di distruggere ogni minimo soffio vitale d'orgoglio di tutte le esili e fragili ragazze che invidiano una troia da strada che se la fa con un puttaniere bassetto e vestito male anche secondo i canoni degli anni '80 (questa è un commento da fashion blogger, chiedo venia).

Non è che tutti possono eccitarsi guardando un film di Kieslowski, lo capisco, ma nemmeno sorbendosi H24 principessine tristi, cenerentole capresi, nonne ficcanaso, nonni rincoglioniti, poliziotti maschilisti, preti appassionati di cavalli ed enigmi la cui soluzione appare impossibile per un gruppo di carabinieri analfabeti. Poi cazzo, Don Matteo porta sfiga. Dov'è che lo girano, in Umbria? Non ci credo che in Umbria, la regione più garbata d'Italia, ogni giorno ci sia un omicidio, uno stupro, un furto milionario...E che cavolo, dai!

Ma dicevo, le fashion blogger e le loro lettrici. Fenomeno dilagante che sta provando ad appiattire anche internet. 

Voi:

Volete veramente alimentare questa cattiva politica, questa totale mancanza di etica e morale, questa assenza di scelta reale? Volete continuare ad offrire spogli bouquet pieni di sogni per ragazzine ignoranti? Ma soprattutto, volete veramente distruggere la vita di quei poveri segaioli che già non se la passano benissimo? 

Ecco, sì, dico a voi amiche lettrici di post in contrapposizione con lo status sociale che verte in una crisi storica assoluta. Proprio a voi. 


Coglione, voi e chi vi legge.






(Sono consapevole del fatto che con questo post ho perso l'occasione di trombare molte di voi. Me ne farò una ragione)


lunedì 10 dicembre 2012

Ed ecco che si risveglia il furor di popolo (per un attimo)

Ma ditemi una cosa, se il Pdl avesse fatto veramente le primarie, avreste votato per loro? 

Se la risposta è no, non vedo perché vi stiate allarmando così tanto del fatto che Berlusconi sia ri-ri-ri-ridisceso in campo. Se invece la risposta alla domanda precedente è sì, allora avete sbagliato a venire su questo blog; tornate a tradire le vostre mogli di plastica con signorine a pagamento o a rubare denaro pubblico con appalti ottenuti grazie alla società di vostro suocero. Per voi in generale è proibito leggere, dovreste saperlo ormai.

Detto ciò, what's the point? Matteo Renzi è stato boicottato perché Bersani gli ha bucato le ruote del camper, arrestando così la sua corsa verso la possibile risalita dalla melma anche grazie ai voti di Nichi Vendola che parla, parla bene, ma alla fine ha contribuito a tener calde molte poltrone scomode (per noi). Ecco, se Renzi non ce l'ha fatta, pensavate che quel chipmunks di Alvin Alfano o "te saluto a braccio teso Meloni" riuscissero a spodestare il burattinaio ufficiale di tutta la giostra di ladri, furfanti e Arlecchini dai mille padroni? Illusi. 

Che fare allora, come regolarsi? Ci sarebbe Beppe Grillo, ma avrebbe dovuto fare delle primarie meno scandalose e forse avrebbe potuto metterci la faccia in modo diverso. Poi ci sono quelli che ci mettono la faccia, ma non i contenuti, tipo il carino, Montezemolo, che spinge per la candidatura di uno che non solo si è dimesso (l'ha fatto per presentarsi? Chissà) ma che per il momento sembra non volerne sapere.

- Pronto, presidente Monti? Sono Montezemolo!
- Risponde la segreteria telefonica di Mario Monti, lasciare un messaggio dopo il bip. E anche un obolo per l'Europa, grazie. 

Casini idem con patate, si allea con tutti, come al solito. E come il cumino nella cucina marocchina: è in tutti i piatti e non lo sopporti. Fino a ieri lustrava le scarpe per un Monti Bis, ora sta subito con Bersani, non ha aspettato neanche due giorni dal ritiro del robot di Bruxelles. 

Immagino Casini tradito dalle aspettative di Monti:

- Ah sì, te ne vai, mi molli così? Ti faccio vedere io, Gigi, esci pure dall'armadio.
- Tadaaa'
- No, non l'ho mai mollato, stavo con te solo perché sei ricco e potente e anche vecchio, diciamocelo, mi avresti lasciato una bella eredità. E non fare quella faccia. Ah, è la tua espressione naturale, ok, ancora non mi ero abituato, sai non sono così intelligente.

Una tragedia insomma. La Lega torna alla ribalta. Quegli altri poi non so davvero come definirli. Fino a ieri Maroni sembrava avesse dei conati di vomito solo a sentir parlare di Berlusconi - eppure era abituato alle stronzate dei suoi, oggi Borghezio ha detto che la Nato, gli Usa e la Russia ci nascondono la verità sugli alieni - Da qualche ora però dice di apprezzare il sapore del vomito in bocca, di non aver mai parlato male di Silvietto nostro e di essere sicuramente dalla sua parte. Dalla sua e di tutti gli italiani che odiano gli altri italiani perché sono italiani.

Non cambiano la legge elettorale, continueranno ad imporci gente oscena in liste sicure, blindate. Saremo governati da persone che non meritano neanche di possedere una tessera elettorale. Condannati, truffatori, ignoranti arruffoni, presentatori tv e stilisti. In Forza Italia 2 ci saranno infatti Cesare Paciotti, Ennio Doris, Alessandro Sallusti che, avendo preso una condanna ha finalmente le carte in regola per entrare ufficialmente nel partito e poi Gerry Scotti, pensate amici telespettatori, eh! (cit.)

Ve l'immaginate Gerry Scotti in parlamento? Rubicondo e pacioso, parteciperà solo ai Question time:

-La B ovviamente, signor presidente, l'accendiamo! 

Scotti sceglie la B per contratto, è chiaro. E voi, se non scegliete la B - e me lo auguro, ma ne sono convinto perché altrimenti non sareste arrivati fino a questo punto del post - che farete? Non mi dite che volete fare del casino vero? Non ci credo, noi siamo capaci di lamentarci solo sui blog, su twitter e su facebook. Siamo messi male. Malissimo.




venerdì 23 novembre 2012

Vita Borghese

Oggi ho dato una sbirciatina alla vita delle persone che frequentano Villa Borghese. Un normalissimo pomeriggio feriale, non domenicale, nè troppo assolato, anzi. Ho passeggiato e fatto il guardone; che non me ne voglia nessuno. Soprattutto per il fatto che io abbia passeggiato ;)

Ho rubato attimi del vostro tempo libero


(Come al solito, cliccate sulla prima e poi scorrete, enjoy)



In Bilico











A piedi nudi nel parco

Primo appuntamento