mercoledì 27 aprile 2011

Volete fare del facile umorismo?

Bene, ripetete quella stupida battuta su quanti intellettuali ci vogliono per cambiare una lampadina. «Uh, uh, uh, ma ce ne vogliono 7, darlin': 6 bevono Vodka Martini e uno chiama l'elettricista». Cretini, voi che ve la ghignate a denti stretti. Il settimo deve anche chiedere all'elettricista di portare le olive, secondo me.

Comunque, fanno bene quelli là. Mica è facile cambiare una lampadina, soprattutto se la vostra esigenza è quella di levare un intero lampadario. Pieno di viti, substrati acciaiosi che fanno design e cavi accartocciati tra di loro e infilati nell'apposito fatto apposta plasticoso per cui serve un piccolissimo cacciavite da oculista, quello per le viti delle stecche degli occhiali. E voi non ce l'avete. 

Per non parlare della chiave a brugola - quella con la punta esagonale, per intenderci. In tedesco si chiama Innensechskantschraube Bauer und Schaurte - e anche lei,  è ovvio che ne abbiate qualcuna a casa. Ma nemmeno uno della dimensione giusta. Mi ci gioco la mia da 2.0 mm comprata a Berlino Est nel 1989 per svitare una fastidiosissima rondella del letto che cigolava un po' troppo. Ricordo che fuori, non so perché, continuavano a usare martelli pneumatici e picconi sui muri della città e contribuivano ad aumentare le vibrazioni. Strana gente i tedeschi. Li stimo moltissimo per la loro capacità di unire le parole per crearne una lunghissima. "Ricevere del sesso orale da una minorenne conseziente che si fa dare ripetizioni di latino da vostra moglie": per descrivere questa cosa c'è sicuramente una e dico una parola lunghissima e tuttattaccata in tedesco. Io non la conosco però, mia moglie non insegna latino, perché dovrei conoscerla?

- «Ubi, se fossi stato accorto, nella scatola degli attrezzi avresti conservato le brugole e i cacciaviti utilizzati al momento del montaggio, ora non avresti dovuto vedere 14 puntate di fila di McGyver per cercare di capire come fare».

- Scatola degli attrezzi!? Di McGyver mi piaceva Pete, l'inutile vecchio Pete Thorntorn».

E poi la mia casa dalle pareti verdine, ora, senza i lampadari e solo con le lampadine, è verdissima. Verdissima! Sto impazzendo, giro per le stanze e mi sento pallido. Ho paura che da un momento all'altro bussino dicendomi che il pranzo di oggi e stato infilato sotto la porta d'acciaio della mia cella. Sono in manicomio e temo sia ancora quell'orrendo purè di piselli.  Verde anch'esso.  Per dessert, gelato al pistacchio. Anzi che me lo portano il dessert in manicomio. 

Se mi regalassero una camicia di forza lo vedrei come un gesto amorevole. Oppure come un peccaminoso giochetto erotico. Ieri ho provato a bussare alla grata della mia vicina con una tazza di latta, per chiamarla. Non so perché mi ritrovi una tazza di latta a casa. Chiedetelo al secondino che sta nella sua guardiola al piano terra. No, non è il portiere.

Ho sentito delle voci per le scale...non so chi fosse, ma parlavano di un nuovo paziente indiano, enorme e muto. Un dejà vù?

Boh.

In ogni caso, non so se l'avete capito, ma mi sto trasferendo in una nuova casa. È per questo che ultimamente sono un po' assente. Per questo e anche perché ho avuto un'allergia incredibile. C'è chi dice che io sia allergico tipo, al freddo. Mi hanno giurato che esiste, l'allergia al freddo. Ogni volta che c'è una folata d'aria inaspettata, inizio a starnutire e devo soffiarmi il naso.  Dopo due minuti passa tutto. Questa cosa dell'allergia al freddo fa fico. Certo, non è proprio un super potere, anzi, direi che è un punto debole. Forse col calore e il vento caldo mi ricarico e sono in formissima. 

- «Presto, rinchiudetelo in quella cella frigorifera dalle pareti verdine!»

In ogni caso io è da una vita che dico che dovrei trasferirmi in un posto tropicale. Ora è per il mio bene, aspetto solo che un medico me lo confermi e faccio le valigie.

Ci sono allergologi corruttibili che possano vantare un certo rispetto, da queste parti? Se sì, fissatemi pure un appuntamento, finisco di smontare questa roba e arrivo.

venerdì 15 aprile 2011

C'è sempre un tempo, un tempo e un'adeguata cognizione

della società e del suo agire. L'evoluzione è sottile, la maturità è solo una convenzione. Pensateci, ci sono degli standard che di solito sia la scienza che la religione riassumono sostanzialmente in “nasci, riproduciti e muori." Intorno a questi macro sistemi ci sono delle sotto classi che a un occhio superficiale potrebbero sembrare infinite, ma in realtà non lo sono affatto. Tra il nasci e il riproduciti c'è ben poco e questo ben poco è quantificabile in una qualità oggettiva del modus operandi e tra il riproduciti e muori c'è sempre la qualità vissuta e ottenuta - si spera - nel modo meno invasivo per gli altri. Poi basta, non c'è nient'altro.  Il resto è fuffa.

Vivendo queste sotto classi si cerca di raggiungere i propri obiettivi in modo naturale, meritocratico e secondo le proprie aspettative, misurando i propri limiti e le proprie possibilità; non sempre è possibile e di questo, questo e soltanto questo, ce ne accorgiamo da sempre, sin da bambini. Ma non lo sappiamo.

- «Mamma, com'è possibile che io studio, non disturbo le lezioni della maestra, compro i libri e ripasso tutti i pomeriggi con la nonna e Marione che sta tutto il giorno a giocare a pallone sotto casa sua, fa casino...»

- «...confusione...»

- «...confusione, scusa... prende i miei stessi voti o addirittura più alti?»

- «Marione il figlio del sindaco? Non saprei tesoro, secondo me è perché Marione è stato più bravo, ha un maggiore dono della sintesi, ha approfondito più di te che invece hai voluto vedere a tutti i costi due puntate di fila dei Cavalieri dello Zodiaco e di Ken il Guerriero che poi, su, Ken non batterà mai Raoul e Toki è un po' come Julian Ross, che se non avesse avuto problemi di cuore a Holly nemmeno gliela faceva vedere la palla. (Mia madre era attenta a certe passioni di suo figlio)

- «Ah, capisco, studierò di più».

Se mia madre mi avesse detto, come avrebbe voluto, che Marione era il figlio del sindaco e questo sindaco era anche un po' furbetto e che quindi, anche se era un ciccione ritardato (Marione), prendeva ottimo di default, io non so come avrei reagito, sarei stato sicuramente triste. E non la penserei come la penso oggi. Nemmeno su quella troia della maestra.

Oggi, mentre io sono un precario del giornalismo, pagato male, di rado e sempre appeso al filo della marchetta di qualcuno, Marione è un redattore capo e anche se fa errori di ortografia, ha un bel contratto, le ferie pagate e può dire a qualcuno come me di andare lì che è successo questo e poi dall'altra parte della città a seguire un'altra cosa e di sbrigarmi a mandare 'sti pezzi, perché non è che possono aspettare me. No, non possono.

Però sono contento di una cosa, sono contento che un gruppo di amici, precari come me, abbia deciso di dargli un calcio in culo a quelli come Marione e agli editori amici del padre. Si chiamano Errori di Stampa e fanno casino per i propri diritti...

scusate, confusione...

io li appoggio e dovreste farlo anche voi. A meno che non siate amici di Marione...

venerdì 8 aprile 2011

- «Ah, lei vorrebbe assicurare una moto d'epoca?

 
    Bene, mi dica, di che si tratta?»

- «È un Honda Cx 500 del 1979, un gioiellino»
 
- «Capisco. E dove la terrebbe, che uso ne farebbe?»

- «Guardi, ci girerei per Roma - poi magari sa, una capatina a Fregene, al lago, che ne so, gitarelle - e poi la terrei in un cortile con cancello, legandola sempre con un catenaccio, un blocca disco e  potrei garantire che sarà sempre sotto la continua supervisione di quattro telecamere a circuito chiuso con led a infrarossi e sensore di movimento - che una volta Mario, la guardia giurata camorrista che -  nella remotissima eventualità di furto, la ritroverebbe gratuitamente grazie alle sue amicizie - ha sparato a un gatto che grattava sul muretto pensando fosse un nano che voleva arrampicarsi e irrompere nel cortile per violentare la signora Gettoni - e poi c'è Chen, un guerriero ninja che sta lì per delibera condominiale su proposta della signora Gettoni del terzo piano dopo che Mario aveva esternato i suoi timori. Infondati. Il ninja vive appostato sul tetto e cucina anche un'ottima zuppa ramen con uova, carne e spaghetti di grano»

- «E lei è residente a Roma?»

- «No, in Calabria.»

- «Ahia. Le costa il doppio.»

- «Come il doppio?! Non la porterò mai giù, vivo a Roma da 10 anni, lavoro qui. E c'è pure il ninja!!»

- «Sì, ma non ci interessa, lei è residente in una delle città con i premi più alti d'Italia e come le dicevo, non ci interessa dove si trova la moto. Vede, per colpa di tutti quegli avvocati parafangari, dei carrozzieri imbroglioni, dei medici che firmano senza problemi per prognosi di durata mensile e colpi di frusta "letali" anche se a tamponare l'auto è stato un bambino col triciclo - «Ma il bambino era in discesa!» - ora le persone oneste se la prendono, mi scusi il francesismo, "dans ce lieu" (l'ho detto che era un francesismo) e a lei tocca pagare esattamente il doppio, che a questo punto non sto nemmeno a dirle quanto viene» 

- Mah...»

- «Mi dispiace signor Minor, ma purtroppo il sistema funziona così. D'altronde le ho dato del buon materiale per essere incazzato anche oggi con qualcuno o qualcosa, non è felice per questo? Io personalmente se fossi in lei - e in un certo senso lo sono, visto che si tratta solo della fantasiosa rielaborazione parafrasata di una telefonata realmente accaduta in cui io, in realtà, ero molto meno affabile e compassionevole di quanto non lo sia adesso - cercherei un escamotage o cambierei la residenza, ma anche lì, eheheh, non sto a dirle quanti sbattimenti...»

- «Be', non so, va be', grazie mille e arrivederci...»

- «Arrivederci, le auguro una buona giornata e grazie per aver chiamato, spero che il servizio sia stato di suo gradimento :))))) »


Vi sembra possibile? Lo è, CAZZO SE LO È...


lunedì 4 aprile 2011

La latitanza sai è come il vento

Manco da un po', me ne rendo conto. Perché è vero che uno si accorge dell'importanza delle cose quando non ce l'ha più. E questa è l'eccezione che conferma la regola, no?

Da buon teen ager quale vorrei essere, il week end sono stato a Torino per vedere Jamiroquai. E mi duole ammetterlo, ma il mio essere diventato grandicello ha fatto in modo che anche lui lo sia diventato e che quindi le aspettative siano state smorzate da una carenza di entusiasmo del vecchio Jay Kay che, quasi claudicante, ingobbito e rugoso ha fatto solo pezzi vecchi - in evidente mantenimento di flusso dei profitti marketing-guidati - con la noia di chi non ce la fa più, ma deve continuare a provare a zompettare di qua e di là. Col sorriso.  Un sorriso falsissimo. Il pubblico del Palaolimpico Isozaki d'altronde mi si è fomentato quando alla fine ha cantato "Rock dust light star", singolo di punta dell'ultimo album. E ho detto tutto. 

Ai giovani è piaciuto un botto:


Beata gioventù.

Però Torino ha sempre un suo perché; è bella c'è poco da fare. Quando sono arrivato e ho visto tutte quelle bandiere italiane nei negozi e alle finestre ho pensato «ma guarda come cavalcano l'onda dell'Unità d'Italia per fare profitti, è giusto?» e invece poi mi hanno fatto notare che forse, non è sicuro, ma praticamente è così, le bandiere italiane sono una protesta al governo leghista e secessionista del Cota. E allora bravi, mi sono detto. 

C'è un'aria internazionale, sembra quasi di stare all'estero. Saranno le vie lunghissime di cui non si vede la fine e nemmeno un angolo che non sia di 90°. E poi c'è questa grossissima comunità di musulmani che sembrano perfettamente integrati e di meridionali che sembra non lo siano affatto, invece. È affascinante. Per dirne una: il mercatino della domenica in cui vendono cose assurde di prima necessità come un chiodo, una scarpa spaiata, dei caricabatteria per cellulari etacs, un pos per carta di credito, una racchetta del 1988, diversi film porno in vhs e un set di picconi e vanghe è in pieno centro mentre a Roma è dietro la moschea, ai margini della tangenziale...insomma, ci devi andare apposta. E non ci vai.

Il quadrilatero invece sembra una piccola Parigi e il mercato dell'antiquariato sotto i portici di piazza Vittorio Veneto ha dei pezzi originali meravigliosi, ma non avevamo un euro, purtroppo. Il museo del cinema nella Mole Antonelliana merita davvero e se avete tempo fate la fila per salire con l'ascensore fino in cima a vedere il panorama. Sperate però che il cielo sia terso. 

Il Palazzo reale invece, bah. Bello per carità, il primo piano soprattutto. Il secondo - extra e visitabile solo con guida a orari prestabiliti - non è così fantastico, anzi. C'era tutto questo eroismo e fondamentalismo savoiardo che un po' infastidisce. Il percorso delle stanze segue un iter storico discretamente complesso e approfondito, ma alllo sbarco dei Mille è dedicata una stanzetta piccolissima in cui si elogia Garibaldi e subito dopo Vittorio Emanuele è già a Palermo per poi entrare vittorioso a Napoli. Insomma manca tutta la parentesi di cui abbiamo già parlato e questo non è bello nè onesto da parte loro. Ogni stanza è accompagnata da una scenetta del teatro delle ombre in cui gli attori raccontano pettegolezzi del periodo rappresentato; si tratta di una tipica espressione artistica torinese di metà '800 . L'ho scoperto alla Mole.

Comunque, andateci e se avete tempo visitate anche palazzo Madama e il Gam, la Galleria di arte Moderna. Noi non abbiamo fatto in tempo, ma sarà motivo di altra gitarella. La prossima volta vorrei vedere un concerto al teatro Regio che, almeno da fuori, sembra stupendo. Ora c'è tutto un tributo a Verdi che sicuramente merita. 

Insomma, non so se vi freghi di tutto ciò, ma boh, era anche per scrivere qualcosa :)
 


lunedì 21 marzo 2011

La scarpetta no, no e no

Proprio no! Io vorrei tanto sapere chi l'ha decisa questa roba della scarpetta, che è maleducazione. Posso capire che se metti la faccia nel piatto e lo lecchi avidamente, come se non ci fosse un domani,  davanti ai genitori della tua ragazza durante il primo invito a pranzo ricevuto a casa loro, non è il massimo, ma suvvia, una spazzolatina. Delicata, con stile. Con un pezzettino di pane da intingere al volo e mettere in bocca. Non parlo mica di quelli che sul piatto ci fanno il velodromo e fanno girare il pane come quei ciclisti che sfidano la forza di gravità correndo a 100 all'ora intorno alla pista. Quello lo fai a casa, direttamente nella padella. 

C'era questo ragù bianco, pieno zeppo d'olio (di qualità) e di tartufo - quintali di tartufo - ed è stato lì che ho messo in discussione l'intero sistema del bon ton. Questa storia del bon ton e di Lina Sotis* che si crede sto cavolo la trovo insopportabile, poi. Io Lina Sotis vorrei vedere se a casa, in solitaria, non se la fa una bella scarpettata. Lina Sotis il pane ce lo mette proprio in ammollo nell'olio secondo me. E se non lo fa, non sa davvero che si perde. 

Io non sono mica sicuro che monsignor Della Casa, quando ha scritto il suo "Galateo overo de' costumi" (con una V), agognasse al taglio della mano del reo scarpettaro in pubblica piazza. Non penso proprio. A dire il vero sono sicuro che in quell'abbazia nel 1558 non si facesse affatto precetto di non godereccità, ma ci abbuffasse alla grande, ringraziando il Signore per il cibo. Insomma, lasciare la roba nel piatto, secondo me era ed è pure peccato. 

Tutta questa storia credo invece sia una roba inventata da un celiaco o da qualche ciccione che in fase di riproposizione del manuale originale stesse seguendo una dieta povera di carboidrati. Solo una persona del genere, con evidenti problemi sociali o fisici, potrebbe decidere di bandire la scarpetta dalle tavole felici. Sarebbe come dire, che ne so, da domani il pane e nutella lo mangi con le posate, altrimenti sei un super tamarro che non merita rispetto, nè attenzione e sei pure brutto e tutto quello che mi dici ti si ritorce contro e specchio riflesso se rispondi. Ah, buzzurro tu e chi non te lo dice con una mano alzata in equilibrio sul piede sinistro mentre viviseziona la rosetta nutellosa in questione con la stessa difficoltà con cui è costretto a sbucciare un'arancia o una banana. BUZZURRO!


*Che poi, chi si professa portatore sano di educazione e apostolo della parola nata per rendere la vita degli altri «più sopportabile» (come recita la descrizione del libro della signora Sotis) è un maleducato, a prescindere. Immagino la Sotis andare in un villaggio africano a portare del cibo a dei bambini affamati perché l'associazione di donne annoiate di cui fa parte, quest'anno ha raccolto una bella sommetta grazie ai dolci natalizi e dire loro, «ragazzi, per rendere la vita dei vosti amichetti più sopportabile, dovrete mangiare con dei libri sotto le ascelle e un dizionario di greco sulla testa. Almeno per i primi pasti».



martedì 15 marzo 2011

Com'è piccolo il mondo

e quanto è stupida questa affermazione. 

Se vieni da una provincia del sud, come me; se hai studiato a Roma o se hai degli amici che hanno studiato a Roma, come ho fatto io; magari nella mia stessa università; se poi alcuni di questi tuoi amici sono andati a vivere a Milano oppure altri amici della tua provincia meridionale hanno studiato direttamente a Milano o a Bologna o a Parma come hanno fatto i miei, di amici. Se inoltre fai le vacanze dove le faccio io, se vai nei locali, ristoranti, bar che frequento io...e io nomino una persona e tu pure e pensa, si conoscono! In quel caso il mondo non è piccolo, che cazzo c'entra il mondo?!

Non è che stiamo parlando del fatto che un tizio che stava con te alle elementari ha fatto un viaggio in Cina, s'è perso facendo l'auto-stop in Manciuria e ha conosciuto un tipo che l'ha ospitato per una notte a casa sua, poi il giorno dopo sono andati a fare colazione insieme e hanno conosciuto una ragazza, la barista, che fino a poco tempo fa aveva vissuto in Indonesia e lì abitava con una tizia che aveva un cugino di Lugano e a Lugano, questa tizia c'era stata una volta, da bambina e giocando in un parco svizzero - in cui si gioca, ma senza divertirsi troppo - aveva lanciato la palla lontano, verso lo stagno. Lì, sulla riva di quello stagno c'era un piccolo bambino peruviano che ha raccolto la palla e con un calcio goffo l'ha rispedita alla bambina. Questo bambino peruviano ha un fratello che il giovedi sera va a sbevazzare con gli altri peruviani a Piazza Mancini, a Roma.  Una volta tu hai litigato con il datore di lavoro pariolino di questo peruviano perché il tipo super sbronzo stava facendo pipì sulla macchina di una ragazza cinese che dalla Manciuria s'era trasferita lì perché un giorno, in un bar dove lavorava, si era innammorata perdutamente di uno che stava con te alle elementari.

Ecco, in questo caso il mondo è piccolo. 

Ma non venirmi a dire che, se conosco un tuo ex compagno di liceo perché ha la mia età, è vittima come me di un'emigrazione moderna che l'ha spinto a studiare in una città più a nord della sua, fa esattamente quello che faccio io e pensa, abbiamo pure giocato una volta a calcetto: cazzo, il mondo è piccolo, no?.

...perché lì penso che ad essere piccola in realtà sia solo l'ampiezza di vedute a cui siamo abituati.

martedì 8 marzo 2011

Frattali d'Italia

Stavo leggendo una lettera di un lettore de La Padania che si esprimeva, con il garbo e l’alto lignaggio che contraddistingue tutti loro, sul tanto caro tema dell’immigrazione. Oltre a trovarlo patetico per la consueta retorica qualunquista di chi tanto ha paura delle streghe e continua a farne baluardo politico senza vergogna e sì, chiedendomi anche e quasi immediatamente il perché fossi finito a leggere un articolo su La Padania, non so come (anzi lo so e ora ve lo spiego), è venuto fuori un collegamento con un interessantissimo articolo di Davide Bennato tratto dal suo blog "Tecno Etica", dal titolo "le innumerevoli vite del numero 8".


Il pezzo su La Padania, dall'accattivante titolo "Infinite ragioni per dire basta all'immigrazione. L'Italia è piena", all'inizio asserisce: «Nel nostro paese il 99% degli extracomunitari arrivati in questi ultimi anni sono islamici, dall'albanese al nigeriano, dal marocchino al pakistano ecc» non considerando per esempio cinesi o sud americani, ma lasciamo perdere. Poi - e qui il punto - fa una deliziosa digressione con una metafora che l’aiuta a concludere l’illuminante concetto. Parlando di una torta divisibile per 5, 10, 20, ma non per 100 – facendola così in barba alle leggi della matematica, del buon senso, ma soprattutto della simpatia e dell'ospitalità - il nostro simpatico lettore dalla penna imbizzarrita dice: «La torta è il territorio. Piacerebbe a tutti avere un territorio infinito con risorse infinite per poter accogliere tutti ma le leggi fisiche purtroppo valgono sempre».

Tenete a mente quanto detto.

Bennato, invece, oltre a parlare - come avrete immaginato dal titolo del post - del numero 8 e del suo ripetuto simbolismo nella storia, nella religione o nella fisica, accenna al frattale, che è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento. 
Ma che vorrà dire Wikipedia? Significa che non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento, concentratevi un po' di più, su. Vi faccio un esempio e ve lo fa anche Bennato, ma soprattutto Wikipedia: un albero, ogni ramo è approssimativamente simile all'intero albero e ogni rametto è a sua volta simile al proprio ramo, e così via. Ci siamo capiti?

A me questa storia del frattale è piaciuta un casino. Pare che la mente umana sia istintivamente cosciente del fenomeno, insomma, sembra che riusciamo a capire certi frattali naturalmente, che siano intrinsechi nella nostra natura e nella Natura stessa. Il che già di per sé è abbastanza figo, direi. Ma se si va oltre la mera didattica è anche più divertente. Se infatti si pensa alla parola "fratta" che in italiano viene da frazionario e che deriva dal latino fractus (rotto, spezzato), saltano fuori assonanze chiarificatrici. Nel sud, per esempio, "fratta" è un termine dialettale che significa fratello e si sa, il fratello è frazione del sangue degli stessi genitori, il che ha una logica interessante. Anche le frazioni, intese come borgate di comune prive di uffici comunali, acquistano un significato diverso, più illuminante. Ma non è finita qui, pensate alle frattaglie, ai rimasugli spezzettati di qualcosa, dell'erba per esempio o delle budella animali. Frattanto è una frazione di tempo e il tempo è divisibile all’infinito ed è relativo solo se si fa l'esempio noto a tutti: un’ora di sesso di gruppo con  delle modelle estoni strafatte di Mdma e popper e cresciute da una famiglia di hippies sostenitori dell'amore libero senza implicazioni sentimentali post coitum è ben diversa da un’ora di Porta a Porta con Vespa che fa vedere il plastico del convento delle Sorelle Clarisse di Civita Castellana. A parte questo caso, il tempo è frazione di se stesso, ripetibile all’infinito e di fatto sempre uguale.

Ah, c'è pure Frattini che non è frazione, ma amplificazione dell'altro suo io, quello identico all’ex maestro di sci della famiglia Berlusconi e poi diventato ministro degli Esteri (l’attendibilità della fonte di questa informazione è da verificare) capo cioè di tutti gli ambasciatori, ed ecco che torna la logica grammatematica (concedetemela) che prende il nome di "frazione di Frattini" e che dice: Frattini rappresenta gli ambasciatori che rappresentano, a  loro volta, frazioni di uno Stato centrale. Viene da sé che Frattini ha il proprio destino nel nome.  
Nel frattempo ci stiamo perdendo.

Torniamo ai frattali e al loro rapporto con l'abominio espresso dal lettore de La Padania. 

Il senso è che la madre dei cretini è sempre incinta e ultimamente alcuni cretini, si sono raggruppati in un partito politico che si chiama, pensate, Lega, dal latino legatus, congiunto, discendente dalla prima Lega Lombarda del 1167, passando per la seconda Lega Lombarda, costituita nel 1226 da un certo numero di città italiane per resistere ad alcune pretese di Federico II fino ad arrivare a quella di Bossi, costituita nel 1981. Che se fate una regressione storica al microscopio dal 1167 a oggi, vi renderete facilmente conto non c’è stata nemmeno un minimo di evoluzione, né verbale, tantomeno posturale o culturale. Sono frattali della prima Lega. Come se non bastasse, il legàto è poi un termine musicale che prescrive un'esecuzione delle note senza alcuna interruzione fra l'una e l'altra. È insomma, in questo caso, una sequela infinita delle stesse stronzate. 

Il frattale di Bossi invece è il Trota, pensate…


venerdì 4 marzo 2011

L'atarassia regna a casa mia

come faccia non so, considerando che in realtà io sono agitato, non mescolato; sono scosso, più che altro. Scosso da fremiti incontrollati, misti a calma piatta che sorprende più della tempesta. Sarà il rooibos che ingurgito da giorni, la pioggia incessante, il sellino bucato del motorino che assorbe l'acqua e la rigetta sul pantalone, lì a ricordarmi che anche se ora, per cinque minuti, non piove più, è piovuto. E se è piovuto, mi devo bagnare, c'è poco da fare. 

Disegno una serie di linee bianche parallele, una sopra l'altra, l'altra sopra l'una, senza senso. Prendo appunti che non esistono, scrivo parole che non hanno un filo logico. Firmo. Scrivo il mio nome di continuo. 

Questa in realtà è una grafomania che ho sempre avuto, sin da bambino. A indagare poi si scopre che sono tante le persone che riempiono quaderni, diari e bloc notes di proprie firme:

- «Mi alleno per quando me ne chiederanno uno vero, di autografo», risponde l'amico con l'autostima spostata di qualche tacca in su verso l'alto (questa è un'allitterazione, era da tempo che volevo usarla) rispetto alla media

- «Non so perché lo faccio, è un gesto automatico», ho sentito dire a una paziente della clinica Sant'Orsola vicino a Clichy, Francia, che da anni cura i collaudatori di penne Bic*. 
  
*La Bic è un'azienda con sede a Clichy, Francia, fondata nel 1945 dal barone di origine italiana Marcel Bich, leader nella produzione di materiale di cancelleria come la classica penna a sfera

  e se vi state chiedendo come mai si chiami penna Bic e non Bich, ci pensa Wikipedia a spiegarvelo, immediatamente al rigo sotto. Infatti: «Il nome Bic deriva tra l'altro dall'abbreviazione del suo cognome». Geniale


- «Ah, io lo faccio perché da quando mi sono impossessato di questo corpo umano, atterrando anni fa dal mio pianeta nella remota galassia di Zondar, ho dovuto cercare di immedesimarmi il più possibile con l'ospite per dare vita al grande progetto di distruzione dell'universo così come era concepito prima che l'intelligenza fosse un requisito secondario. Infiltrarmi nel parlamento italiano e attaccare il sistema dall'interno è stato un passo importante», risponde Gasparri.

- «E se poi mia moglie vuole divorziare, eh? Se non firmo tutto, come faccio a dirle che quello è mio? Mica abbiamo la separazione dei beni, che sciocco che sono stato, avrei dovuto farla la separazione. Sì, firmo anche la roba sua, metti che si sbaglia. Dici di no? Ma chi se ne frega. Sì, ti firmo anche la camicia e la faccia. No, no, lasciami perdere, fammi firmare tuttooo!». Questo è uno stralcio di conversazione intercettata nella stanza di Nicola Porro al Giornale, prima che diventasse vicedirettore per raggiunta insanità mentale.


Insomma, come potete notare grazie a questa attenta ricerca statistica effettuata su un campionario autunno inverno estrapolato a sua volta da un campione di tessuto della suddetta campionatura, ma preso a caso tra tanti, sono molteplici e svariati i motivi che spingono qualcuno a scrivere il proprio nome di continuo. Io però non me ne faccio una ragione. E quindi basta, finisce qui. Ora scusate che devo finire la paginetta.


martedì 1 marzo 2011

Sto a lavorà

A Roma c'è lo stesso numero di avvocati dell'intera Francia. Cazzarola, sono tutti avvocati in questa città, è incredibile. Ovunque vai trovi giovani avvocati con i loro vestiti tirati a lucido e le 24 ore della The Bridge, gli spolverini e l'occhiale da sole Persol.  Acchittatissimi, super precisi, anche se la cosa più difficile che devono fare è fotocopiare e rifotocopiare faldoni per il capo. Gratuitamente. Incravattati fino all'asfissia, ma il nodo non è di quelli enormi, non sono mica agenti immobiliari. 

Roma straborda anche di agenti immobiliari che girano in sella a tamarrissimi Burgman assorbendo la luce solare con i loro gessati neri, caschi neri, occhiali neri, scarpe nere e orologio nero. Sembrano dei becchini, ma loro ti forniscono una sistemazione terrena, per un accogliente soggiorno temporaneo su questa terra, da pagare in comodissime rate e a una sportiva quanto misera percentuale da usurai. 

- Signora, guardi che meraviglia questo pozzo luce, non è un amore di intimità e allo stesso tempo accoglienza di buon vicinato? Non può mica farsi scappare questa tana d'amore a un prezzo del genere, sarebbe da folli.

Ma torniamo agli avvocati. No, non mi va di tornare agli avvocati. 

Vendo auto. Insieme ad un altro milione di venditori. Solo affari, no perditempo. Mai usata, giuro. Guarda, al massimo c'è uscito un paio di volte per fare una sveltina con qualche mignotta dalle parti della Salaria. 

- Ma non c'è l'ordinanza antiprostituzione di Alemanno che ha fatto sparire tutte le mignotte da Roma?

- Sì, c'è, ma con questa macchina vai in giro che sembri un onorevole e quelle non hanno paura, s'avvicinano senza problemi, senti il fratellino tuo (c'è sempre questo tocco confidenziale assolutamente non richiesto nel venditore di automobili)

-ok, m'hai convinto, la prendo!

I ristoratori poi. Quanti ristoranti ci saranno in questa città, tremila? Almeno. Il personale è mediamente distribuito così. Proprietario di mezza età con maglioncino a un filo di cachemire, camicetta azzurra e fare dinoccolato che sta là a gestire la situazione, ma non ci sta capendo niente. Cameriera o coppia di camerieri spigliati che sparecchiano, apparecchiano, fanno accomodare, prendono le ordinazioni, portano il cibo, trovano il tempo di fare due sketch con ognuno dei 15 tavoli strapieni, portano il conto e vengono pagati 800 euri al mese ,se va bene, per 11 ore lavorative. E poi c'è lei, la signora alla cassa. La signora alla cassa è fantasticamente stravaccata sul suo sgabello e quella cassa se l'abbraccerebbe, ci farebbe...non so che ci farebbe! La signora decide tutto e non ti caccia un centesimo, però di solito o è la mamma del proprietario o è la moglie. Nell'ultimo caso è abbastanza bona da farti soprassedere sullo sconticino mancato. 

I tassinari in questo blog li conosciamo benissimo e sappiamo che è la categoria più arrogante e fastidiosa che ci sia.

Poi ci sono i fondamentalisti del motorino. Sottocategoria della gran parte delle sopra citate. I fondamentalisti se ne fottono del tempo, del traffico, del meteo, del parcheggio. I fondamentalisti li invidio, li capisco, ma non li comprendo appieno. Escono in motorino anche se sta nevicando, se c'è stata un'improbabile slavina sul Muro Torto, se devono prendere secchiate d'acqua in faccia come pescatori di gamberi in Illinois (pescano gamberi in Illinois?). Loro hanno Tucano Urbano e se ne strafottono. Indossano un'armatura impermeabile ed escono. 

- caro, non dimenticare il bluetooth!

Per oggi mi fermerei qui. In fin dei conti volevo solo parlar male degli avvocati, ma mi sono un attimo dilungato mi sa...Quanti avvocati ci sono in questa città!?

Mai tanti quanto i vigili urbani...

venerdì 25 febbraio 2011

I ministeri dalla Memoria corta

La Gelmini e la Brambilla hanno firmato un protocollo d'intesa per stanziare 6milioni di euro alle scuole ch vogliono fare una gita nei luoghi della memoria durante le celebrazioni dell'Unità d'Italia. E fin qui tutto bene, anzi benissimo.

C'è solo un problemino, ma ino ino.

(Dimenticavo, le mete devono essere scelte tra quelle proposte dall'Unità Tecnica di Missione per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia nella sezione: I luoghi della memoria, che trovate qui)

E indovinate, potete andare a visitare la lapide commemorativa a sosta di Garibaldi nel comune di Castrocaro, il pannello in ceramica raffigurante i moti cilentani vicino Salerno, il Caffè Pedrocchi di Padova, in cui si possono vedere, pensate, i fori dei proiettili austriaci; una qualunque delle decide e decine di statue raffiguranti l'eroe dei due mondi. Ma nella lunga lista non compare nemmeno uno di quei paesi del centro Italia e del meridione che sono stati saccheggiati, rasi al suolo, bruciati dall'esercito piemontese. Non c'è nemmeno un percorsino nei luoghi dei genocidi di massa, dei massacri, delle violenze a donne e bambini. Dell'uccisione indiscriminata di migliaia di briganti resi tali dalla corruzione dei colonnelli borbonici da parte di Garibaldi, di Vittorio Emanuele e di Cavour con i soldi dell'Inghilterra.

Non c'è nemmeno una riga su Gaeta, l'ultimo assedio a Franceschiello con i cannoni puntati sui civili, uccisi senza ritegno da uno dei tanti grandissimi condottieri piemontesi insignito dalla medaglia al valore. Che valore!

Non sono borbonico, monarchico nè antitaliano, figuriamoci, ma visto che ormai si sta facendo luce su tantissimi fatti nascosti dalla storia in questi 150 anni che danno spiegazioni più che esaurienti sull'attuale questione meridionale e sul moderno federalismo, credo che i ministeri e i comitati tecnici dovrebbero avere il buon gusto di indicare anche i luoghi della tragedia ai danni di civili indifesi.

Non stiamo qui a fare analisi macroeconomiche sull'impoverimento delle casse del sud per favorire quelle del Piemonte, del Veneto e della Liguria, nemmeno sulla grande massa di deportati - sì, deportati - o sugli emigrati forzati oppure sulle fabbriche chiuse e trasportate al nord o sui tributi a carico dei meridionali per finanziare la battaglia in meridione. Sì, avete capito, Vittorio Emanuele impose una tassa ai meridionali conquistati per ripagarsi alcune spese della conquista stessa! 

Però, per la miseria, se si parla di memoria, almeno cerchiamo di ricordare tutto.

martedì 22 febbraio 2011

Cota mostrava le foto di Prodi e Gheddafi e diceva

blablabla e blablabla e sinistrablablalba. E barconiblablabla. Io ho iniziato a pensare alla  sua vita sessuale. Perché Cota è chiaramente omosessuale, questo è chiaro a tutti, no? Anche Maroni è omosessuale, ma non stanno insieme. Almeno non più.

Credo invece che Cota sia fidanzato con un nero musulmano cresciuto in Basilicata; ne sono assolutamente convinto, glielo si legge in faccia. Del resto è il minimo che ci si potrebbe aspettare da uno come lui. Anche Bossi è sposato con una siciliana, sarà per questo che gli piacciono le cassate, detta alla Bolognese però.

C'è Qualcuno convinto che l'amante del governatore del Piemonte - regione dell'Unità d'Italia, ricordo. È stato geniale farla governare a un gruppo di secessionisti - non sia proprio consono alle linee politiche dettate dalla Lega e che Calderoli avrebbe da ridire. Un bel po' da ridire. Secondo me invece ha una serie di filmini del suo amico che fa roba con il tipo cresciuto sotto al Vulture, ma di origini  Congolesi, non scordiamo questo dettaglio. Usa girarli mentre il maiale che di solito tiene al guinzaglio  - dai, quello che assomiglia a Borghezio - gli lecca le zone erogene sotto la cintura. No, non l'ombelico. Sì, lo so, lui la cinta la porta bella alta, per questo ha il doppio mento così alto, ma mi riferivo ad altre zone erogene. Sì, le ha anche lui. Sentitevi liberi di rabbrividire, io non riesco a fermarmi. Probabilmente stanotte avrò degli incubi tremendi. Detesto i doppi menti.

Poi c'è Gasparri. Lui si fa sculacciare dal fidanzato di Cota, ma questo Calderoli non lo filma. Non è bello farsi sculacciare il viso come fa Gasparri. 

- Sì, sculacciami. 

- Ma Gasparri questi sono schiaffi, non sculacciate. 

- Ma che dici, non scherzare. Di schiaffi a me non ne davano nemmeno quando non ero tra i picchiatori fascisti e giravo con i miei non amici di destra.

Poi Cota assomiglia a Ratatouille il topo che cucina la bagna cauda









Anche Gasparri.