mercoledì 11 aprile 2012

Tre giorni a Istanbul non bastano

No, proprio non bastano per capire la città. Non bastano nemmeno per imparare a dire "grazie" nel modo corretto, ma sono sufficienti per assaggiarla, captarne gli odori (per nulla invasivi) e per rifarsi gli occhi e il palato. Ed è quello che ho fatto durante la Pasqua: ho provato a capire. Ho vagato per il Corno d'Oro, per la Città Nuova e per la parte Asiatica, ho cenato su alcune delle centinaia di terrazze da cui si possono ammirare i minareti e su un'isola nel mezzo del Bosforo con enormi navi cargo e flotte da guerra che mi passavano affianco. 

Ho contrattato senza troppo successo al Gran Bazaar e anche coi tassisti, poco da fare; ho comprato dei fiori di Jasmina al mercato delle spezie e ho bevuto tè turco dopo un hammam fantastico, in un quartiere pieno di gatti. Ho visto, grazie a un amico di Istanbul, un vero mercato della domenica e poi sono entrato in una moschea. Una moschea che ti avvicinava a Dio o ad Allah, chiamatelo come vi pare, ma poi ti riportava a terra, dove c'era una gran puzza di piedi stanchi e sudati di turisti e avventori. 

Un bellissimo tramonto dal ponte di Galata.

Ho poi visto da vicino alcune delle reliquie più sacre, come il turbante di Abramo, il bastone di Mosè, il mantello e la barba (...) di Maometto, le chiavi della sacra Kabba alla Mecca e il braccio del profeta Giovanni (il Battista). Ho visto la Basilica Cisterna di Giustiniano, un'immensa sala sotterranea con 336 colonne e poi, alla fine, un orrendo bar che vendeva caffè italiano e spremute d'arancia senza grazia alcuna. 

Ho imparato che come al solito ci sono dei miti da sfatare e che infatti in Turchia è vietato fumare praticamente in tutti i luoghi chiusi, che i bagni non sono poi così male, che il massaggio e lo scrub nell'hammam sono sì fatti da enormi uomini baffuti e con la panza, ma che al mondo non c'è niente di più mascolino e che è un rito serissimo, se fatto nel posto giusto; ho poi avuto la conferma che i musulmani non sono tutti uguali e che a Istanbul, per esempio, a parte alcuni quartieri della zona asiatica, vige un vivi e lascia vivere che non abbiamo neanche in Italia. Ho apprezzato, infine, la pulizia e l'efficienza dei mezzi pubblici, che funzionano benissimo. Ah, poi ho scoperto che si dice Istànbul e non Istanbul (con l'accento sulla I) o peggio, Isambùl, come dice mio zio.    

E poi ho visto della gente, tanta gente interessante, sono riuscito a ritrarne qualcuno, di altri ho rubato frettolose immagini mosse e altri ancora non mi hanno permesso di fare foto, un gran peccato. 

Ecco alcuni scatti

(basta cliccare sulla prima foto, quella del Tony Manero turco e poi scorrere oppure andare giù con la pagina)















































































































giovedì 5 aprile 2012

Bossi è il Signore dei Sith

Il senatur si è dimesso da niente. Il Consiglio Federale della Lega non esiste, non rappresenta niente di reale, neanche se lo scrivo con la prima lettera maiuscola. È come se io annunciassi pubblicamente di dimettermi dall'Ordine dei Cavalieri Jedi che ho creato con i miei amici in seconda media e che ancora onoriamo con orgoglio. Io non lo farei mai, questo è ovvio, ma più o meno è la stessa cosa. 

Pensate, gli altri cavalieri Jedi compagni di merenda ora farebbero da triunviri e porterebbero avanti il nostro piano di distruzione dell'impero romano per poi ottenere la secessione dalla seconda F in gita. 
Bossi è un cavaliere Sith votato al male, ha anche le fisique du role oltre che l'espressione facciale e l'occhio spiritato. Come se non bastasse, il nostro senatorissimo in canottiera è stato eletto presidente del partito, mica l'hanno fatto fuori, anzi, ha avuto una promozione! 

E, per chi non l'avesse capito, il suo stipendio da parlamentare è intatto, non temete. Ho letto in giro commenti di giubilo per queste dimissioni; il popolo si esalta per mosse di marketing adottate con scaltrezza e finezza politica, non vi biasimo, anzi, me ne compiaccio. Ma abbiamo perso, l'onore della famiglia è salvo, il sacrificio farlocco ottemperato. Il popolo barbaro può continuare ad avanzare mentre i Signori Sith fanno la figura degli eroi, che si fanno da parte: vanno oltre lo scandalo.

La forza grande è in te, mio giovane Trota.

Tante sono le assonanze con il film, Calderoli è un Ewak e Borghezio è Jabba the Hutt...troppo facile continuare. 

Alberto da Giussano e la sua spada laser
(Scusate per la qualità del fotomontaggio, ma sono una pippa con Photoshop)
   

Siete mai stati allergici?


Ve lo dico io: no, ma lo siete da un po', dite la verità. Ecco, anche io. Il numero di persone allergiche e intolleranti aumenta di anno in anno. A dirlo è l'istituto statistico del mio buon senso più qualche googlata con parole basiche e frasi che di solito ti portano a Yahoo answer o da Forum al femminile, siti in cui, lo sapete bene ormai, gli avventori hanno sempre un parere su tutto e il più delle volte è stupido. Cercando sono aumentate le allergie?!, per esempio, ci sono 348.000 risultati e qualcuno è anche interessante.

Leggo infatti che il numero di persone allergiche in Europa è arrivato a 80 milioni, in Italia, in particolare, uno ogni 3 abitanti. I conti non tornano, ma va bè. Pensate, se tutti starnutissero nello stesso momento, non succederebbe niente! Però i più educati direbbero "salute" contemporaneamente e questo sarebbe divertente assai, no?

SALUTE!

Ho scoperto inoltre che la causa di cotanto fastidio allergico sia da imputare all'aumento di Co2. Come mai? Secondo la sconosciuta per me - ma a quanto pare autorevolissima per qualcun altro - rivista scientifica Pnas, le gelate sempre più tardive aumentano il numero di giorni in cui i pollini dell’ambrosia sono nell’atmosfera in autunno. 


Capito? Se utilizzate la macchina anche per fare 100 metri e vostro figlio starnutisce, ha sempre gli occhi lucidi e una congestione nasale che fa di lui un bersaglio facile per i bulletti a scuola, non vi incazzate con la natura, la colpa è anche vostra. E non solo perché usate quella stracavolo di macchina, ma anche perché da piccoli, i vostri figli, sono cresciuti nella bambagia più asettica e tale contesto altamente igienico imposto dalla vostra assurda paranoia e da qualche pubblicità non hanno favorito lo sviluppo di una flora batterica tale da aumentare le probabilità di allergie da grandi. L'ho sentito dire a un tipo che vaneggiava Qui. Insomma, se vostro figlio gioca sempre alla Play Station, suona il violino in un istituto per bambini senza amici, va a casa dei suoi compagni di scuola a giocare ancora alla Play Station e non sta all'aria aperta a sporcarsi e a dare calci a un pallone rattoppato, le probabilità che diventi allergico da grande raddoppiano. Allo stesso modo, però il bambino che cresce in un contesto sano e all'aperto e poi va a vivere in una città in cui lo smog annerisce e incrosta monumenti e palazzi con la stessa facilità con cui si sporcano un paio di Superga bianche in un guano di Manaus, sarà comunque soggetto a crisi allergiche tardive che gli faranno rimpiangere i tempi in cui poteva scegliere di giocare al Super Nintendo invece di prendersi le mazzate da qualche bulletto che voleva giocare col suo pallone rattoppato.

Ogni anno in America si spendono 21 miliardi di dollari per curare la popolazione allergica che ormai è il 10% del totale. Ventuno miliardi sono tantissimi, se si parla di soldi. Perché se si parlasse di betulle, sarebbe un'inezia, visto che una sola di queste stronzissime piante produce 6 milioni di granuli pollinici per infiorescenza. 

Sarà forse arrivato il momento di mettere su una bella teoria complottistica contro le società farmaceutiche che in combutta con le grandi distribuzioni alimentari fanno in modo che l'organismo s'indebolisca sempre di più e oltre a nuove malattie immaginarie o vecchie disfunzioni indotte, crei allergie costosissime a danno di noi poveretti dal naso congestionato? Al momento, personalmente, ho speso già 200 euro per fare una cura omeopatica contro le graminacee che durerà due anni più una serie di colliri, spray e pasticchette da prendere da qui fino a fine giugno. E sto malissimo. Fermo restando che in teoria ancora il periodo allergico non è cominciato, evvai! 

Io che adoravo la primavera. Io che in primavera ci sono pure nato! Ora la detesto, soffro, vivo con il continuo terrore e l'orrenda quanto sgradevole sensazione che il mio fisico, attraverso le vie respiratorie, sia invaso da sperma vegetale (di questo si tratta) che mi intaserà polmoni, bronchi e altre cose dal nome medico e scientifico secondario. Scusate, ma ora sto pensando a una vegana che si fa mettere incinta da un platano in buono stato di sviluppo e di età approssimativa intorno a 50 anni che, pensate, è capace di produrre mediamente in un anno 15-20 miliardi di granuli pollinici (puoi farcela, vai platano!).  

Se vedo un fiore o un albero che germoglia gli attribuisco le colpe dei miei mali fisici ed emotivi; faccio forse male?! No, rispondete.

- «Tu, tu, proprio tu, tulipano, vaffanculo!»

- «Che c'entro io!?»
-«In effetti, niente»

Vado fuori di testa e starnutisco. Passo l'anno a starnutire. L'inverno perché fa freddo, la primavera perché sono allergico, l'autunno per il Co2 che mi ritarda il gelo e quindi il polline dell'ambrosia se la spassa in giro e l'estate perché voglio fare il giovane e mi lancio in improbabili bagni notturni. Considerando che al raffreddore estivo non rinuncerei mai e a quello invernale c'ho fatto il callo, di quello autunnale e soprattutto di quello primaverile invece farei volentieri a meno. Che faccio, me lo tengo oppure organizzo una manifestazione tipo OccupyVillaAda?

Ci sono betulle a Villa Ada? Ho visto un platano che si faceva di infiorescenze sul pratone mentre delle giovani querce suonavano bongo fumando dai bong.   


mercoledì 21 marzo 2012

Consulenze che ti prendono all'amo

E voi abboccate. Tutti noi abbocchiamo. Il dramma di un sistema la cui irreversibilità è ormai conclamata, però sta nel farsi piacere l'esca; perché è meglio mangiare un boccone se te lo trovi davanti. Altro che vagare per l'azzurro mare che è la vita, sul foglio excel posso calcolarne l'incertezza e le aspettative in un batter d'occhio (o di pinna se sono un sub). Bugia. In questo momento pecco di parossismo immaginifico. 

L'esca è il denaro, il pesce non è il Trota per una volta, ma tutti quei consulenti pagati a partita iva che sono senza diritti, ma con un sacco di doveri, soprattutto morali e autoimposti e che nuotano nell'occhio del ciclone, là dove c'è calma apparente, pensando che sarà bellissimo poter surfare quelle onde immense che arrivano da est. Illusi, vi farete male.

La domanda e l'offerta sono la base, la concezione postmoderna di soddisfazione personale è il motore, la rotta intrapresa anni fa - quando non si sapeva bene dove andare a parare, non si poteva fare quello che si sarebbe voluto e si è scelto cosa studiare a casaccio, pensando che quelle fossero facoltà più "sicure" - sono il mezzo. Poi ci si è trovati immersi in una melma in cui difficilmente si riesce a uscire. Erano sicure solo perché sapevamo come sarebbe andata a finire già da prima.

Di chi è la colpa? Bella domanda. Io non lo so

So solo che la rovina della nostra generazione, di chi ha 30 anni, è la partita iva, la collaborazione, l'incertezza nata dall'eccesso di faciloneria nella certezza dei nostri padri. Non siamo pronti per tutto questo. I nostri fratelli minori forse lo saranno, sono più svegli. Noi siamo le cavie di un mondo la cui precarietà è consuetudine; perché di consuetudine si tratta, non di legge. È reversibile, ma pensiamo di no. Me l'hanno fatto notare, hanno ragione, hanno sempre ragione quelli che ci sguazzano da più tempo e non se lo meritano.

Non c'è nessuna legge scritta, nessun contratto in cui si dice: tu hai un costo per il cliente, del prezzo che il cliente paga, però riceverai meno del 10%, il resto lo prendo io (risata maligna). In cambio di questo, inoltre, io ti do la possibilità di essere un "libero professionista", non ti serve l'articolo 18, figuriamoci se serve a me, ma non sarai mai veramente libero, perché gli altri tuoi colleghi, altrettanto "liberi", faranno inconsciamente quello che io non ti faccio per contratto, ti incastreranno e ti legheranno a me con delle catene fatte di timori, sciocchi arrivismi, tristi mancanze di alternative, ti scheduleranno le vacanze, anche se sulla carta non hai né ferie, né malattie, né diritti di genere e ti obbligheranno a lavorare ore e ore perché loro non hanno bisogno di correre a casa quando fuori è iniziata la primavera.

Allora dici: «Ma perché non posso andare a lavorare direttamente dal cliente, avere orari normali e farlo pagare di meno, incassando tutto io?» Perché il cliente non è scemo. Sì, risparmierebbe, ma la responsabilità di quello che ti farà fare, se lavori da lui, sarà sua, mentre ora è tua e della società a cui si è affidato e che ti ha dato questa bellissima chance. Sanno che ti faranno fare cose che - almeno eticamente - potrebbero essere poco chiare e soggette a controlli, indagini, giudizi. Quindi tu devi stare lì e sobbarcarti il peso, sono loro che pagano. Hai visto che culo che hai?

Non lo sai che oggi è iniziata la primavera? No che non lo sai. Se lo sapessi, se riuscissi a guardare oltre il monitor che hai davanti in quella stanza con decine di persone, sapresti che in primavera ci si ribella, si rinasce. Vorresti, eh? 

Non puoi, ora hai la pausa sigaretta, goditela.

domenica 18 marzo 2012

Assenza Empatica by Bollywood

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martedì 6 marzo 2012

E muoviti!

La Tav è espressione di mobilità, la montagna di immobilismo. I contratti a tempo indeterminato sono noiosi, bisogna stare sempre col pepe al culo. Muoversi, muoversi, fast food, fast web, fast and furious, fastidio. Io provo molto fastidio ultimamente, eppure ho sempre pensato che la velocità fosse una condizione necessaria e sufficiente per giudicare positivamente la maggior parte delle cose. Eccetto il sesso, là chi veloce viene, veloce se ne va, si sa. Per il resto è bello, pensateci. Uno che capisce le cose velocemente è intelligente, muoversi rapidamente è positivo, finire prima qualcosa che si deve fare, di solito è il risultato migliore ottenibile, in una gara non vince mai il più lento (il Trota non fa testo). 

Serve davvero avere questa velocità?

Possiamo comunicare con tutto il mondo alla velocità del pensiero, sapere quello che succede in tempo reale, ma la maggior parte delle persone guarda le foto e commenta gli status della vicina di casa oppure conosce a menadito la situazione in Medio Oriente, ma si fa fregare un sacco di soldi pubblici dall'amministrazione comunale. 

Prendete Twitter, è geniale per un sacco di cose. Accorciando le frasi e usando solo 140 caratteri possiamo dire tutto talmente velocemente che alla fine lo facciamo nel minor tempo possibile, però poi lo dimentichiamo per passare a qualcosa di nuovo oppure lo diciamo a metà. Ricominciare, sbrigarsi, cambiare, seguire l'hashtag del momento. Ci fa bene evirare i concetti? 

Cambiare telefono, cambiare pc o mac; ah, ora vi tocca cambiare l'Ipad che anche se il vostro l'avete comprato due giorni fa, lo sapete, il 3 esce domani. Evvai. La sensazione che tutto sia vecchio e da cambiare. Produce consumo e spazzatura che non siamo in grado di smaltire.

Poi ci sono cose che dovrebbero essere veloci e invece durano una vita. Le burocrazie, le file per sbrigarle, i tempi per realizzarle. 

- «Ciao, sono Fabio»
- «Ciao, io sono Marina»
- «...»
- «...»
- «Mi piaci»
- «Anche tu, ci appartiamo?»
- «Ok»
- «M'è piaciuto, bravo»
- «Grazie, scusa, ma il prossimo allo sportello per le raccomandate sono io»

Effimero come i capelli di Berlusconi. Contraddittorio come la laurea di Di Pietro.

Vogliono spendere un sacco di soldi e distruggere la Val Susa per far viaggiare le merci con mezz'ora in meno e continuano ad ammassare senza problemi migliaia di persone che ogni mattina, per non arrivare tardi e poter viaggiare seduti, dormono sulle panchine della stazione. Vogliono fare presto a recuperare gli anni di sviluppo mancato e rallentano le imprese e i salari di chi consuma. 

Tutto ciò è fuorviante come un neo di Bruno Vespa. L'uomo che ogni sera ospita i maggiori responsabili di questo smarrimento e li fa ergere a critici distaccati come se nulla fosse.

Tutto è talmente veloce che dimentichiamo presto, prestissimo, chi ci ha governato e siamo già al prossimo tweet. È ora di fermarsi e rileggere tutto quello che avete scritto finora.

martedì 21 febbraio 2012

Esercito il desiderio di sparare

Che succede se una società navale, quella dei Fratelli d'Amato indossa vestiti di sartoria napoletana, ma nell'animo è mezza svizzera e mezza inglese? E ancora, che succede se questa società possiede delle petroliere che non sempre attraversano acque tranquille, ma anzi, spesso sono esposte ad attacchi da parte di pirati che invece delle sciabole sono dotati di kalashnikov o peggio, di Beretta ar 70/90 100% italiano? 

Ve lo dico io che si fa, si sfrutta l'esercito italiano per la difesa e la tutela degli affari personali. Poi capita che questi militari, che altro non sono che mercenari - perché che lo vogliate o no, da quando non c'è più la leva obbligatoria, i nostri soldati sono solo dei mercenari anche se hanno apparentemente un unico cliente - si mettano a sparare contro quella che sembra una nave ostile invece è solo un peschereccio. Beccano pure un paio di pescatori ed ecco che scatta la questione diplomatica. 

Dico io, è giusto che l'Italia sia costretta ad affrontare bagarre diplomatiche quando lassù ci sarebbero dovuti stare due agenti privati, pagati dalla Fratelli d'Amato spa e non dallo Stato Italiano? Perché di questi traffici, allo Stato italiano non entra un cazzo ma - correggetemi se sbaglio, perché magari è così - ci rimettiamo pure la faccia.

A me non sembra proprio una cosa giusta questa qui.

Mi dispiace per i due militari coinvolti e mi dispiace anche per tutti quelli che sono morti in Afghanistan, ma secondo me bisogna capire il perché delle cose prima di inneggiare al nazionalismo e alla difesa a spada tratta dei diritti dei connazionali. Perché siamo ancora là e spendiamo tutti quei soldi quando qui non ne abbiamo e dobbiamo prenderli a giovani e pensionati? Forse fa comodo a Finmeccanica che costruisce i mezzi da guerra o a qualche petroliere che fa cartello per poi poterci vendere la benzina ai prezzi più alti d'Europa. E noi stiamo zitti. Foraggiamo una guerra privata, ecco che facciamo o almeno così sembra.

Quella benzina poi, la paghiamo un sacco di volte: la paghiamo quando mandiamo i militari, la paghiamo quando difendiamo le petroliere e la paghiamo quando quegli stessi militari devono essere difesi. Certo la diplomazia e l'economia non si risolvono in due parole, ma se tutti iniziassero a pensare a quanti soldi, a quanto malaffare e a quanto sangue c'è dietro un pieno di benzina, forse prenderebbero la bici. 


martedì 14 febbraio 2012

Le Olimpiadi a Roma si fanno lo stesso

Non importa se il presidente del consiglio delle banche ha detto che non si fanno perché non ci sono i soldi. E nemmeno se tutti ci fanno notare che il declino finanziario ed economico della Grecia è iniziato così. A me risulta invece che con le Olimpiadi la Grecia è diventata famosa, boh. Non credo si riferiscano a quelle del 2006, che c'entrano, là i soldi ce l'hanno messi la Germania e la Francia e ci stanno pure guadagnando.

A noi non frega nemmeno se non ci fanno fare il Gran Premio. Eh sì, dovevamo fare pure quello, poi ciccia. La neve ci darà man forte e possiamo chiedere di fare quelle invernali, oppure no, rifacciamo quelle fasciste, che ci vengono bene.

Cambiamo i giochi ed è fatta. 

Invece della fiaccola, accendiamo e lanciamo una molotov, però lo facciamo fare a un ospite esterno, chessò, un poliziotto travestito, che non si sa mai. Ammazza come siamo furbi. 
Dopo, subito il via alle celebrazioni, che saranno sobrie e con la partecipazione delle sole autorità, degli amici e dei parenti, più qualche camerata e qualche amichetta messa lì. La sera grande festa all'Art Cafè. 

Tra gli sport in programma ci sarà il tiro al bersaglio, mobile e non, dipende se si cerca di prendere un Rom o uno stanziale. Poi propongo la staffetta, una gara podistica in cui le squadre si passano dei documenti incriminanti riguardanti le truffe dei partiti, il primo che arriva può bruciare tutto, l'ultimo deve costituirsi, ma tanto non gli facciamo niente. È solo uno sport!

Un'altra gara sarà l'immancabile maratona. Un gruppo composto da un rappresentante per ogni nazione in gara dovrà correre dietro e far sfiancare, ma non arrestare, un pederasta - ossia un frocio che corre a piedi (pede), meglio se seguace di Ras Tafari  (rasta) - re dell'Etiopia che conquistammo. (l'idea è venuta alla giunta tutta, urrà).

Ho dimenticato di dire che per fare questa cosa abbiamo dovuto associarci ai Padani e fare con loro e gli altri le olimpiadi degli stati non riconosciuti. Ce l'avevano con Roma ladrona e mo' gli tocca pure ringraziarci. Siamo dei geni.

Naturalmente si sfrutterà il Tevere. Più di quanto non sia stato fatto finora. Solo che non intendiamo di certo bonificarlo, ci costerebbe troppo tempo e poi su, perderebbe quel tipico colore marroncino che ormai piace a tutti. Senza parlare del profumino. Dalle sponde del sacro fiume, organizzeremo battute di pesca ai mostri marini che sono cresciuti sul fondale. Poi faremo delle gare di resistenza. Useremo i negri in dotazione per ogni squadra e - visto che notoriamente non sono dei buoni nuotatori - li lanceremo in acqua e vedremo chi sarà l'ultimo ad affogare. Chi li aiuta è squalificato. Alla fine diremo che è colpa dell'amministrazione precedente se il fiume è impraticabile.
    
Il lancio del giavellotto siamo indecisi se farlo o no, alla fine rischia di essere uguale al tiro al bersaglio, però qui pensavamo di utilizzare dei cinesi che, sotto il loro tipico drago rosso, fuggiranno in cerchio mentre l'atleta, vestito da cavaliere, proverà ad abbatterli per salvare una escort rinchiusa sulla torre di Castel Sant'Angelo.  E qui c'è anche la rivisitazione medioevale, che male non fa.

Poi gli sport di squadra, come la lotta libera a cazzo di cane o rissa, come la chiamavano gli antichi greci. per cui i nostri atleti si allenano instancabilmente da anni. Oppure il lancio del sale vestiti da lavoratori dell'Ama e dell'Atac, vince la squadra che colpisce col sale marino iodato (siamo ecofriendly) più ferite inferte precedentemente ad ex atleti musulmani.

Fiore all'occhiello delle discipline dell'ultim'ora è lo sci di fondo a destra, da praticare sull'Antica Cloaca Maxima. Roma ormai è città in cui nevica di brutto, approfittamone, no!?  

Insomma, le idee sono tante. Siete tutti invitati a prendere parte al "Roma 2020"(perché saranno alle ore 20:20 su Canale 5) mica per altro.



  firmato

Il sindaco, Gianni "The Snow-seeker" Alemanno



Alcuni atleti fanno le prove per il corteo di apertura dei giochi

venerdì 3 febbraio 2012

"Facebook ha stretto amicizia con Wall Street: a Mark Zuckerberg piace questo elemento (cit)"


Non ricordo chi delle persone che seguo su Twitter ha scritto questa cosa che ha originato il titolo del post, ma se si paleserà lo citerò molto volentieri, perché è geniale. Mi ha fatto molto pensare, non subito, prima ho ghignato, e neanche dopo un po', perché mi sono messo a guardare esterrefatto alcuni siti consigliati da un certo Conte, ma dopo, dopo un po'... 

Nello specifico, quando ho letto in giro che l'Ipo (dall'inglese Initial Public Offering) - ossia l'Offerta pubblica iniziale, per quei due, tre lettori di questo blog (tra cui mia madre) che non vanno oltre la penna sul tavolo e il gatto sotto allo stesso mobile - sarà di 5 miliardi di dollari. Cinque miliardi di dollari, per chi ancora non l'avesse capito, sono uno strafottìo di denari (moltissimi soldi, ndr sempre per mia madre) e pensate, gli analisti dicono che in primavera - quando cioè Facebook si quoterà - potrebbero arrivare a 10. Un ipo che cresce, un ossimoro (questa mamma la capisce e mi fa anche i complimenti, la grecista).

Comunque, dieci miliardi per chi non l'avesse capito...l'avrà capito, va. E tutto questo perché la società fondata dal nostro simpatico Zuckerberg nel 2004, ossia quando aveva 20 anni, ora vale 100 miliardi. La mia domanda è: perchè, cazzo?!

Io detesto Facebook. E non solo perché sono invidioso, ma anche perché mi sento controllato, sfruttato, spremuto e pilotato. Tant'è vero che me n'ero andato, c'ero riuscito per un po', più di un anno, ma poi sono tornato e non so perché, o meglio, lo so, per ridondare questo blog che senza facebook, pare abbia meno lettori, come Rai Uno senza la Clerici e la Carlucci. Questa la verità - e molti di voi lo sanno, visto che fanno come me, non fate i fighetti - ma a che prezzo? 

La maggior parte degli introiti e (quindi della solidità finanziaria in caso di quotazione) di questa piattaforma basata solo sulle ciarle e sui personalissimi oltre che privati componenti di una vita quotidiana strozzata dalla routine, sono la pubblicità, la pubblicità e sì, forse un po' anche la pubblicità. L'11% è dato dalle applicazioni spappola cervello tipo Farmville e il resto è fuffa. Ci sono 800 milioni di iscritti che producono numeri che dei geek come quelli di geekissimo.com hanno raccolto prima di me, per poi potersi masturbare su qualcosa di diverso dal solito.

Ognuno di noi per Facebook vale 4 dollari l'anno. Per Google ne valiamo 30 e che cazzo!

Noi per loro valiamo 200 miliardi di dollari. Non lo trovo molto giusto.


In più, loro dispongono di praticamente tutta la nostra vita e Google ultimamente ci bombarda di mail per sottolinearlo e pararsi il culo (mamma, non so come spiegartela questa).

Vendono le nostre informazioni - qui scatta il momento complottistico - alle stesse multinazionali che hanno ucciso l'uomo ragno o agli stessi governi che dicono di detestare il social network. Costruiscono campagne elettorali, quotazioni borsistiche, lanciano marchi e aziende, aumentano i clienti. Ne pilotano i gusti e le scelte senza ritegno, anzi, facendoli sentire originali. Questo è il vero potere e fine ultimo di Facebook, e non, come ha scritto Zuckerberg nella lettera di accompagnamento alla documentazione per la quotazione che «facebook nasce per uno scopo sociale, che è quello di rendere il mondo più aperto e connesso».


Aperto e connesso. Per me si traduce in vulnerabile e fragile.


E poi se era davvero così, potevi farlo a gratis, vecchio mio e non quotarti.



Sono parole al vento perché tutto questo non finirà mai: internet crea dipendenza




(Naturalmente troverete il link a questo post dove sapete)