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giovedì 10 maggio 2012

Terrorismo divergente

Terrorismo è una parola che non significa niente. Perché se dobbiamo considerare l'etimologia del termine, che deriva evidentemente da terrore, allora i ruoli e i protagonisti si confondono tra loro. Perché il terrore, per esempio, è anche alla base di molte religioni, non solo monoteistiche-musulmane-donnamettiilburka, anzi. 

- «ATTENZIONE. La Farnesina sconsiglia vivamente di passare delle vacanze nella Città del Vaticano o nei dintorni, state alla larga dalle chiese e dai predicatori. Non parlate con nessuno, tenete a distanza gli uomini vestiti di nero o la paura dell'inferno vi travolgerà, sarete sopraffatti e vi sentirete piccoli piccoli, la vostra dignità umana vacillerà, la vostra sessualità - che vi riempie di piacere e in alcuni casi d'orgoglio - sarà per voi motivo di vergogna, il diverso va giudicato e colpevolizzato, la xenofobia è un'armatura. Il sesso protetto è peccato, trasmettere l'Aids, no, perché l'Aids, se ci pensate, non esiste».

Allo stesso tempo, i fautori della crisi sono terroristi così come lo sono quelli che sparano alle gambe dei giornalisti o agli amministratori delegati delle società nucleari di Finmeccanica, società statale di un'Italia che, in teoria, ha rinunciato al nucleare con un referendum popolare. 
Il risultato finale è lo stesso, la paura è in agguato e la morte, in alcuni casi (32 fino a oggi), sopraggiunge. Tra i fautori della crisi, poi, non ci sono solo i personaggi direttamente colpevoli - che non sono propriamente terroristi, ma veri e propri criminali a piede libero e a posto fisso - ma anche tutti quelli che la crisi la sfruttano per celare i fallimenti personali, per sveicolarsi dagli impegni assunti o per giustificare lo scarico di responsabilità. 

- «Ti posso pagare solo fra otto mesi»
- «Otto mesi?!»
- «Sai, la crisi...»
- «Ma lei il mio stipendio lo guadagna in tre ore!»
- «Sai, la crisi...»
- «E se ti mando a 'fanculo mi licenzi, vero?»
- «Certo, poi trovo subito uno stagista appena laureato che fa il tuo stesso lavoro a gratis e tu, invece,      t'attacchi»
- «Già, la crisi...»

C'è chi poi usa il male altrui per controllare le persone. Per esempio, addossare ad un intero popolo la responsabilità di non fare la fine di un altro popolo, quando anche quell'altro popolo di colpe non ne ha, se si esclude il fatto di aver fatto governare dei terroristi. Anch'esso è terrorismo. La fine della Grecia, puah. «Le scelte che facciamo servono a non farvi fare la fine della Grecia. Abbiate paura di mandarci via e fateci sistemare le cose che abbiamo rotto senza che voi possiate dire niente, fateci trovare il modo per restare attaccati alle poltrone che indegnamente riscaldiamo. È anche l'Europa che ce lo chiede!». 

Questo è il vero terrorismo, secondo me. E se chi ci governa non lo capisce, arriveranno quelli che canonicamente sono chiamati terroristi. In tal caso, mi auguro solo che abbiano il buon senso di fare azioni mirate, senza coinvolgere civili innocenti, così da non essere considerati terroristi, ma solo assassini mossi dalla miseria, in alcuni casi, partigiani.

  

mercoledì 21 marzo 2012

Consulenze che ti prendono all'amo

E voi abboccate. Tutti noi abbocchiamo. Il dramma di un sistema la cui irreversibilità è ormai conclamata, però sta nel farsi piacere l'esca; perché è meglio mangiare un boccone se te lo trovi davanti. Altro che vagare per l'azzurro mare che è la vita, sul foglio excel posso calcolarne l'incertezza e le aspettative in un batter d'occhio (o di pinna se sono un sub). Bugia. In questo momento pecco di parossismo immaginifico. 

L'esca è il denaro, il pesce non è il Trota per una volta, ma tutti quei consulenti pagati a partita iva che sono senza diritti, ma con un sacco di doveri, soprattutto morali e autoimposti e che nuotano nell'occhio del ciclone, là dove c'è calma apparente, pensando che sarà bellissimo poter surfare quelle onde immense che arrivano da est. Illusi, vi farete male.

La domanda e l'offerta sono la base, la concezione postmoderna di soddisfazione personale è il motore, la rotta intrapresa anni fa - quando non si sapeva bene dove andare a parare, non si poteva fare quello che si sarebbe voluto e si è scelto cosa studiare a casaccio, pensando che quelle fossero facoltà più "sicure" - sono il mezzo. Poi ci si è trovati immersi in una melma in cui difficilmente si riesce a uscire. Erano sicure solo perché sapevamo come sarebbe andata a finire già da prima.

Di chi è la colpa? Bella domanda. Io non lo so. 

So solo che la rovina della nostra generazione, di chi ha 30 anni, è la partita iva, la collaborazione, l'incertezza nata dall'eccesso di faciloneria nella certezza dei nostri padri. Non siamo pronti per tutto questo. I nostri fratelli minori forse lo saranno, sono più svegli. Noi siamo le cavie di un mondo la cui precarietà è consuetudine; perché di consuetudine si tratta, non di legge. È reversibile, ma pensiamo di no. Me l'hanno fatto notare, hanno ragione, hanno sempre ragione quelli che ci sguazzano da più tempo e non se lo meritano.

Non c'è nessuna legge scritta, nessun contratto in cui si dice: tu hai un costo per il cliente, del prezzo che il cliente paga, però riceverai meno del 10%, il resto lo prendo io (risata maligna). In cambio di questo, inoltre, io ti do la possibilità di essere un "libero professionista", non ti serve l'articolo 18, figuriamoci se serve a me, ma non sarai mai veramente libero, perché gli altri tuoi colleghi, altrettanto "liberi", faranno inconsciamente quello che io non ti faccio per contratto, ti incastreranno e ti legheranno a me con delle catene fatte di timori, sciocchi arrivismi, tristi mancanze di alternative, ti scheduleranno le vacanze, anche se sulla carta non hai né ferie, né malattie, né diritti di genere e ti obbligheranno a lavorare ore e ore perché loro non hanno bisogno di correre a casa quando fuori è iniziata la primavera.

Allora dici: «Ma perché non posso andare a lavorare direttamente dal cliente, avere orari normali e farlo pagare di meno, incassando tutto io?» Perché il cliente non è scemo. Sì, risparmierebbe, ma la responsabilità di quello che ti farà fare, se lavori da lui, sarà sua, mentre ora è tua e della società a cui si è affidato e che ti ha dato questa bellissima chance. Sanno che ti faranno fare cose che - almeno eticamente - potrebbero essere poco chiare e soggette a controlli, indagini, giudizi. Quindi tu devi stare lì e sobbarcarti il peso, sono loro che pagano. Hai visto che culo che hai?

Non lo sai che oggi è iniziata la primavera? No che non lo sai. Se lo sapessi, se riuscissi a guardare oltre il monitor che hai davanti in quella stanza con decine di persone, sapresti che in primavera ci si ribella, si rinasce. Vorresti, eh? 

Non puoi, ora hai la pausa sigaretta, goditela.

martedì 21 febbraio 2012

Esercito il desiderio di sparare

Che succede se una società navale, quella dei Fratelli d'Amato indossa vestiti di sartoria napoletana, ma nell'animo è mezza svizzera e mezza inglese? E ancora, che succede se questa società possiede delle petroliere che non sempre attraversano acque tranquille, ma anzi, spesso sono esposte ad attacchi da parte di pirati che invece delle sciabole sono dotati di kalashnikov o peggio, di Beretta ar 70/90 100% italiano? 

Ve lo dico io che si fa, si sfrutta l'esercito italiano per la difesa e la tutela degli affari personali. Poi capita che questi militari, che altro non sono che mercenari - perché che lo vogliate o no, da quando non c'è più la leva obbligatoria, i nostri soldati sono solo dei mercenari anche se hanno apparentemente un unico cliente - si mettano a sparare contro quella che sembra una nave ostile invece è solo un peschereccio. Beccano pure un paio di pescatori ed ecco che scatta la questione diplomatica. 

Dico io, è giusto che l'Italia sia costretta ad affrontare bagarre diplomatiche quando lassù ci sarebbero dovuti stare due agenti privati, pagati dalla Fratelli d'Amato spa e non dallo Stato Italiano? Perché di questi traffici, allo Stato italiano non entra un cazzo ma - correggetemi se sbaglio, perché magari è così - ci rimettiamo pure la faccia.

A me non sembra proprio una cosa giusta questa qui.

Mi dispiace per i due militari coinvolti e mi dispiace anche per tutti quelli che sono morti in Afghanistan, ma secondo me bisogna capire il perché delle cose prima di inneggiare al nazionalismo e alla difesa a spada tratta dei diritti dei connazionali. Perché siamo ancora là e spendiamo tutti quei soldi quando qui non ne abbiamo e dobbiamo prenderli a giovani e pensionati? Forse fa comodo a Finmeccanica che costruisce i mezzi da guerra o a qualche petroliere che fa cartello per poi poterci vendere la benzina ai prezzi più alti d'Europa. E noi stiamo zitti. Foraggiamo una guerra privata, ecco che facciamo o almeno così sembra.

Quella benzina poi, la paghiamo un sacco di volte: la paghiamo quando mandiamo i militari, la paghiamo quando difendiamo le petroliere e la paghiamo quando quegli stessi militari devono essere difesi. Certo la diplomazia e l'economia non si risolvono in due parole, ma se tutti iniziassero a pensare a quanti soldi, a quanto malaffare e a quanto sangue c'è dietro un pieno di benzina, forse prenderebbero la bici. 


giovedì 12 gennaio 2012

Parlamento di plastica

Ma anche plastico del parlamento, visto che il carissimo Vespa questa sera ci ha regalato due plastici dei suoi che raffiguravano Camera e Senato stilizzati, colorati e fluorescenti. Considerando poi che in questa fase politica sono tutti amici, per la sua puntata sui redditi dei deputati, ha inoltre pensato di organizzare i suoi ospiti non per credo o posizione politica, ma per look e fisionomia. La conformazione della bocca da una parte e l'abbigliamento dall'altro. È simpatico Vespa.

Infatti, ha disposto nell'ordine: a destra le labbra stragonfie di Alessandra Mussolini che blateravano e sparavano cazzate senza posa, la boccuccia storta di Gasparri che era scollegata dal cervello e diceva cose che poi smentiva e, infine, un piccolo e anonimo deputato del Pd completamente sprovvisto di labbro superiore, ma con il ciuffo di Clark Kent. Dall'altro lato invece c'erano Barbato di "noi dell'Italia dei valori" vestito da Wolverine, Feltri vestito da Feltri e Polito vestito da Barbato che imita Feltri, ma non gli viene bene. Povero Polito, non ha un dente e lo inquadravano solo dal lato che avrebbe preferito nascondere (vorrei che qui si evidenziasse la cattiveria del dottor Vespa).

Vespa lo sanno tutti che è cattivo, lo si capisce anche dal fatto che i sondaggi sono presentati da uno che oltre ad essere un po' deforme, sputacchia in giro per lo studio e non ha un dente dritto. Barbara Romano invece è carina, ma presta solo la voce, figuriamoci. E il fumettista "vorrei essere Vauro, ma come si fa" porello, sta lì solo per far sembrare Vespa un vero simpaticone e Manheimer un dotto analista. Non ho mai neanche sorriso con un suo disegno, mai. Ogni volta mi fa una pena incredibile; a voi no?

Finita questa premessa da blogger un po' fru fru, passarei però ai contenuti dell'assurda puntata in cui non s'è capito bene dove si volesse andare a parare.

Possibile che da due mesi a questa parte non si faccia altro che discutere se sia giusto o meno tagliare i loro stramaledetti stipendi? Che insomma, ancora si sta a pensare se 20mila euro al mese siano tanti o pochi, anziché dire "oh, sono un botto, ma vi rendete conto quanto guadagna un neurochirurgo o un fisico?"

Vi siete accorti che un giovane su tre è precario, stagista schiavo, sottoretribuito o pagato a nero (magari da voi)? Che ci sono i pensionati che non sanno dove sbattere la testa e che gli imprenditori scrupolosi che hanno problemi debitori o sono costretti a licenziare, si sparano un colpo in testa mentre voi state qua a dire che vi pagano poco, senza almeno avere la decenza di stare zitti?

Che Vespa guadagna chissà quanto a spese nostre e fa un'inutile puntata sugli stipendi di coloro che lo mantengono?

Vi rendete conto che Unicredit è costretta a ridicolizzarsi con una pubblicità in cui chiede agli stessi italiani che ha contribuito ad impoverire un aiuto per comprare delle azioni che valgono due dracme? E lo fa tra l'anteprima di Porta a Porta e la puntata, questo l'avete notato? A me è sembrato patetico.

Tutto ciò mi fa riflettere e porre una domanda fondamentale: secondo voi, quante mutande e calzini dovrei infilare in valigia prima di espatriare per sempre?

mercoledì 4 gennaio 2012

«Operazione mediatica di carattere straordinario e propagandistico»

Forse. Ma intanto vaffanculo. L'onorevolissimo Cicchitto ha descritto con la frase che è anche titolo di questo primo post del 2012 il blitz fatto dalla guardia di finanza a Cortina. E visto che i Maya, almeno per il momento, sembra abbiano avuto torto, questo blog riporta la notizia e, se glielo permettete, si gongola anche un po'. 

Perché onestamente, quando ieri ho visto il Tg1 (che stavo guardando per caso, ci tengo a sottolinearlo) e hanno passato il servizio delle multe nella località sciistica, ho pensato: «ma pensa che buffoni, questa è proprio un'operazione mediatica di carattere straordinario e propagandistico». E poi devono fare sempre le solite marchette a Cortina e questo mi ha davvero stufato; non bastano tutti quegli orrendi film di cui non parleremo e tutte quelle menate che siamo costretti a sentire di gente che ci va, non scia, spende una marea di soldi con gli amici che frequenta tutto l'anno e poi torna a raccontartelo sperando che tu gli dica «bravo, non sei coglione come credi» - Ma sappiamo tutti che lo sei molto di più e visto che lo sei davvero oltre ogni immaginazione, non sto qui a spiegarti.

Il Tg1 diceva che avevano beccato ben e dico ben quattro persone, il che m'è sembrato ridicolo. Ma invece hanno preso con le mani nel caviale un sacco di gente che se la spassava con auto di lusso in giro su corso Italia e poi dichiarava 30mila euro l'anno al fisco.  

Insomma, sono andati a stanare l'evasore laddove si annida. L'evasore è come l'acaro, sai che lo troverai nel materasso. 
È una politica arguta e anche se può sembrare così ovvia, nessuno l'aveva fatto mai. 

Se posso permettermi, credo che i signori anti evasione dovrebbero fare una passeggiata anche nei seguenti posti:

I bar del centro, i ristoranti dei turisti e le trattorie romane che ti scrivono il prezzo sulla tovaglia, i locali di Milano, di Forte dei Marmi, di Panarea, Capri, Madonna di Campiglio, Porto Cervo, Porto Ercole, Punta Ala, insomma, i posti da vippetti.

Poi tutti e dico tutti i negozi che forniscono servizi di tipo idraulico, meccanico, impiantistico di ogni genere, edile in ogni forma. Insomma tutti quelli che secondo lo stereotipo dei pornazzi trombano le vostre mogli quando voi siete in ufficio a fare il sudoku o a scaricare applicazioni inutili dal vostro Ipad. Tranne il postino, quello porello le paga a monte le tasse, è giusto che almeno si trombi vostra moglie se voi state là a girarvi i pollici.

Gli artisti, per esempio, non pagano le tasse, i medici fanno prestazioni chirurgico-estetiche e poi le fanno risultare ricostruttive di tipo emergenziale. 

Questi signori medici che operano in tutti e dico tutti gli ospedali d'Italia fanno una marea di operazioni per conto proprio ad amichette che magari gliel'hanno data o gliela daranno e poi fanno risultare la cosa come una prestazione ospedaliera. Si servono di impotenti specializzandi che li assistono e che non possono certo permettersi di rischiare la specializzazione per mettersi contro un barone, denunciandolo inutilmente. Il che è frustrante per loro e per chi sta in lista d'attesa da anni per un'operazione che il medico imbroglione ha dichiarato, ma non ha effettuato.

Ecco, andate a beccare questa gente, ma non beccatela a Cortina; sì, troverete tutti anche là, sono i medesimi acari, ma non è la stessa cosa; poi sembra che state facendo soltanto un'operazione mediatica di carattere straordinario e propagandistico. E invece mi sa che vi tocca lavorare tutto l'anno.

lunedì 26 dicembre 2011

A Natale si mangia

e ci si lamenta perché si mangia. Si fanno i regali costosi e ci si lamenta perché si spendono soldi per i regali quando questa non dovrebbe essere una festa consumistica. Si gioca d'azzardo e ci si pente di aver perso dei soldi quando c'è la crisi e si devono fare i regali di Natale e bisogna spendere dei soldi per comprare del cibo, fare una cena o un pranzo, invitare la gente a casa, giocare d'azzardo e perdere altri soldi. A Natale si perde un po' la rotta anche se si gira sempre in tondo. 

Si va in chiesa perché a Natale si deve andare in chiesa, metti un'offerta perché insomma, rendiamoci conto che un'offerta non si nega a nessuno, soprattutto a Natale; esci dalla chiesa e pensi che se pagassero l'Ici lo farebbero con le tue offerte. 

Se fossero costretti a pagare l'Ici probabilmente rimetterebbero anche le indulgenze plenarie, come quando hanno costruito San Pietro e altre chiese e poi avrebbero altre idee per fare cassa, come fecero allora, tipo obbligarci a fare dei pellegrinaggi (anche se già lo fanno) oppure dormire su dei letti d'ortica. Quest'ultima richiesta ha anche il vantaggio di dare una svolta all'annosa questione del sesso libero. Pensateci seriamente.

Il protestantesimo è nato per colpa delle indulgenze plenarie e loro lo sanno bene che è stato un bel casino a livello di proselitismo. Possono permettersi una cosa del genere? Riassumendo il ragionamento che non ho ancora riletto - e che a questo punto do per buono perché sono pigro e spanzato dal pranzo di Natale - potrei dire che se pagassero l'ici, sarebbero costretti a farci fare delle offerte maggiori, per esempio con delle indulgenze, motivo per cui in passato hanno perso praticamente tutti i credenti del centro-nord Europa (che non sono pochi). Visto però che con la Germania già non corre buon sangue, si può dire che non pagano l'Ici per non fare aumentare lo spread ancora di più. Sono caritatevoli.

Cazzo, se è veramente così, grazie davvero. Questo è quello che si intende per intercessione positiva della chiesa nella politica nazionale, non si deve pensare male. A Natale sono tutti più buoni, si sa. 




martedì 20 dicembre 2011

Scusate la latitanza, ma questo blog è soggetto a un governo tecnico

ed è occupato a non farsi fottere da un gruppetto di professori. 

Sono allibito da cosa leggo sui giornali, allibito. Nonostante tutto, «meno male che c'è Monti». Ma meno male de che? Bisogna andare alla Bocconi e poi restarci ad insegnare per tassare agricoltori, pensionati e giovani precari? Al contrario ci vuole un dottorato alla scuola del dottor Male o di Goldfinger che punta il laserone sugli attributi del signor Bond per agevolare l'oro, le caste, i ricconi e i burattinai senza farsi malmenare, ma anzi, facendosi lodare e osannare bipartisan. Ecco, allora sì che si magna cum laude. 

Fino a qualche tempo fa si diceva: "chi sa, fa, chi non sa fare, insegna"(era così, no?). Ora invece chi insegna, pensa di saper fare meglio di te che fai da una vita e tutto in barba alla proprietà transitiva...ma dico io. Certo - lo sapete bene - questo non è un blog leghista anche perché sono criticabili pure se hanno ragione. Strillate, gridate, fate casino e ve la prendete, ma per i motivi sbagliati. L'Imu è l'unica tassa che in parte resta ai comuni, l'unico barlume dell'agognato federalismo e voi lottate solo contro quella. Proprio non ce la fate, eh? Però almeno avete un po' di spina dorsale. Qui lo dico e qui lo nego: avete un po' di palle. Certo, la maggior parte del tempo usate le palle per pensare e qualcuno anche per esprimersi, però in questo caso, avete capito a che servono e mi piaciucchiate.  

Perché però nessuno difende gli agricoltori? Secondo me per loro è peggio che per i pensionati, ecco, l'ho detto. A conti fatti sembra che gli imprenditori agricoli e i contadini pagheranno il 10% di tutta la manovra grazie agli aumenti delle rendite catastali, all'iscrizione dei terreni e dei fabbricati al registro urbano. Lo volete gridare che per voi un terreno e un fienile non creano rendita, ma sono strumentali alla stregua di un trattore o di una zappa? Solo la Confagricoltura accenna un "eh, però!", mentre la Cia e la Coldiretti, che stanno sempre a parlare di stronzate, ora che dovrebbero alzare un po' la voce, niente, muti. Saranno contenti anche loro? Chi lo sa, valli a capire quelli che basta che fanno il mercatino sotto casa e sono soddisfatti.

L'agricoltura è ben altra cosa. 

Siamo sette stronzissimi miliardi di persone, in dieci anni arriveremo a nove miliardi. Che mangiamo, Iphone e tablet Samsung? 

- «Mmmmm, buonissimo il tuo BlackBerry, hai provato a mangiarlo con un eurobond o ad inzupparlo con un future su una commodities?»

- «Macchè, la morte sua è con un titolo Merril Lynch, oppure con un'obbligazione al rendimento del 3%. da leccarsi i baffi, mio figlio ne va letteralmente matto».

Aula Magna, nun se magna. 

Prevedo un Natale più o meno così:

- «Mamma, mamma, è arrivato Natale Babbo, dipendente dell'Equitalia di Campobasso»

- «No, dì che sei stato un bambino cattivo, per favore!!»

- «Ma mamma...»

E sì, ci vanno di mezzo soprattutto loro.  

lunedì 5 dicembre 2011

Non facciamoci gabbare dalle lacrime

perché a ben vedere questa manovrina da 30 miliardi come al solito mette le mani in tasca sempre alla stessa gente che paga regolarmente le imposte dirette e indirette. 

E non abboccate all'amo della rinuncia dello stipendio di Monti, perché prima s'è fatto nominare senatore e lui non vuole solo quello da presidente del Consiglio e da ministro dell'Economia, facciamo attenzione. 

A ben vedere infatti, che succede? Rimettono l'Ici, ma lo chiamano Imu e aumentano i valori catastali, quindi molta gente sarà costretta a vendersela sta benedetta casa, perché non potrà pagarci le tasse, soprattutto la seconda - magari la casetta al mare per il cui acquisto ha sudato una vita. Aumentano l'Iva al 23%, la più alta del mondo, indistintamente e senza darti la possibilità di scaricartela - come fanno nei posti dove l'imposta è alta - ma alimentando solamente il giochino del « dai, te famo lo sconto perché te levo l'Iva, signo'» che fanno muratori, idraulici, elettricisti, tappezzieri e tutti quelli che non dichiarano una mazza. Fammi scaricare l'iva che mi metti su un pacchetto di gomme e vedi che te lo chiedo lo scontrino, eccome.

Colpiscono le auto di grossa cilindrata, sì, ma superiore a 170 hp, che non sono mica tante eh, come le barche sopra i 24 metri che sono pochissime e gli elicotteri che insomma, quanti sono gli elicotteri?!

Non ho visto niente riguardo ai tagli alla Difesa e leggo invece che stiamo per comprare dei nuovi caccia Eurofighter Typhoon, al costo di oltre 10 miliardi di euro, 1/3 della manovra. Sono così utili se non siamo in guerra, ma facciamo solo missioni di pace?

Leggo in giro, ma non trovo neanche una riga riguardo alle auto blu, agli stipendi di quei fannulloni che ora, più che mai, passano la giornata a twittare cazzate e a giocare al solitario con il loro iPad2 in Parlamento. Ieri ho visto una jeep dei carabinieri parcheggiata davanti a Palazzo Grazioli: sbaglio o il signor «raddoppierò il mio impegno in politica» non ne ha più diritto?

Ah, certo, ritoccano le pensioni e non c'è più un adeguamento al caro vita, mi sembra giusto. 

Tutte cose che, se sommate, ridurranno i risparmi e naturalmente i consumi. 

L'unica cosa buona, a mio avviso, è la defiscalizzazione dell'Irap sui risultati d'impresa. Ecco, almeno così si potrà assumere un po' di più. 

Ma per il resto, no, non ci siamo. Poi perché s'è messa a piangere quella? Non s'è capito.

Infine mi chiedo, stasera Vespa farà un'altra patetica puntata sul Fiorello appena terminato o parlerà un po' di cose serie? Speriamo faccia la puntata su Fiorello così non me lo devo vedere.

martedì 25 ottobre 2011

È già fuori moda parlare di Steve Jobs?

No, perché io vorrei parlarne così così, non troppo bene, diciamo, e visto che lui alla fine è uno famoso per via delle mode, magari è già out nominarlo, chi lo sa. Per carità, ho un Mac e non tornerei mai a Windows, uso uno smartphone Android e non mi dispiacerebbe avere un Iphone se non costasse 399 $ + spese di spedizione; possiedo un Ipod e sono contento anche perché me l'hanno regalato. Non uso iCloud perché è stupidamente caro e fa la stessa cosa di DropBox che invece è meravigliosamente gratis. 

Ma detto questo, uso anche i cerotti, i freni della macchina, il forno, le scarpe con le suole antiscivolo e impermeabili. Lavo i denti con un dentifricio e uno spazzolino, faccio lo shampo: tutto ciò con l'acqua calda perché va bene dire «ha inventato l'acqua calda», ma te eri capace di farlo!? 

Io personalmente non so nemmeno come funziona la caldaia, piuttosto che il boiler, senza parlare dello scarico e dei depuratori. Fosse per le mie basi di scienza mi farei il bagno con l'acqua riscaldata nel pentolino e poi aggiunta nella vasca, ma non ho la vasca (chi ce l'ha ormai con questi spazi) né saprei il perché e il percome del gas, soprattutto quello ad allaccio pubblico (o privato), e poi l'acciaio inox di cui è fatta la pentola, lo sapreste creare con il vostro fantastico Mac? E se ammettiamo che nella più assurda delle ipotesi foste in grado di forgiare il pentolino con un Mac, avreste l'energia per far funzionare il suddetto computer?

Un po' di tempo fa ho scritto una cosa sulla possibilità di andare indietro nel tempo e dare un contributo alla società; ebbene, allora pensavo che non sarei stato utile a niente, perché ammettiamolo, non so fare niente di concretamente utile per la società. So solo usare le cose che qualcuno ha progettato, disegnato, costruito per me. Sì, potrei essere bravino nel farvelo notare, magari, ma non basta.

E se considero tutte queste cose, l'appellativo di genio del XXI secolo, di Leonardo da Vinci del III millennio (mi piacciono i numeri romani stasera, eh, pensate a chi ha inventato i numeri!!) bè, non me la sento di assegnarlo a chi ha contribuito a farci credere che alcuni status symbol siano alla base della nostra vita perfetta. Eppure, come detto, cederei e ho ceduto in molti casi ai suoi prodotti, ma ribadisco, ho speso il mio denaro per comprare tantissime altre cose che di certo non fanno di chi le ha inventate un genio agli occhi dell'opinione pubblica e nemmeno danno a questa persona o entourage di scienziati il giusto valore e riconoscimento che invece meriterebbero. 

Oh, avete mai pensato a come funziona una catena di montaggio? Avete mai visto "Com'è fatto" su Discovery Channel!? Quelle cose mi mandano fuori di testa.


«Da che mondo è mondo gli scienziati e i matematici sono considerati degli sfigati»: ho letto quest'affermazione su un tweet postato con un'app dell'iphone da un tipo che ha fatto sega a scuola e ho pensato bene di condividerla con voi - come del resto facevo al liceo, ma senza cellulare, nè computer, iphone, ipad... - Fin quando ci saranno dei falsi miti, che altro non fanno che creare insoddisfazione e dipendenza, la ricerca - quella che migliora davvero la nostra vita - non avrà mai il giusto riconoscimento. E questo blog è a favore della ricerca, sì, anche di quella su Google (di cui abusa)


(Se avete intenzione di usare Dropbox, fatemelo sapere prima di registrarvi che possiamo avere 250 mb di spazio in più a testa! È l'unico motivo per cui ho scritto questo post, se devo essere sincero.)

giovedì 20 ottobre 2011

Che strano, piove e a Roma c'è il panico

eppure sono sempre così pronti e preparati ai nubifragi. Davvero non mi spiego come possa essere possibile che questa volta il traffico sia andato in tilt, la metropolitana è bloccata (perché si blocca sempre la metro con la pioggia, dov'è il nesso? Non viaggia sottoterra?), la gente arriva tardissimo in ufficio, i bambini non vanno a scuola, le lontre e i topi geneticamente modificati giocano indisturbati per strada e vedrete, fra poco il Tevere sarà a rischio esondazione. Anche quest'anno non mi va di fare un post sull'esondazione del Tevere, mi sembra la storia di a lupo a lupo. Ma dico io, che cazzo. Volete capire una buona volta che d'estate, quando non piove, si devono pulire le condotte?

Ripetete con me: «bisogna manutenere i canali di scolo», su, è facile, «ma nu ten zio ne». Ahhh, ce la fate a ripeterlo 100 volte senza farvi aggrovigliare lingua e budella? Politici del cavolo, avventori, maniaci esasperati dell'ultim'ora, dipendenti assuefatti dal desiderio di vivere in stato d'emergenza, adrenalici del cazzo, se avete voglia di emozioni forti, provate per una volta a lavorare e rischiare di non arrivare a fine mese con lo stipendio. Vi odio. Odio voi e le vostre comodità tipo autoblu che non risentono del traffico, o tipo guardaspalle da discoteca punkrock che vi sorreggono l'ombrello come a una signorinella. Aargh.

Come fanno nelle altre città? Dico, piove ovunque, tantissimo, in tutto il mondo e solo in questa stronzissima città, ogni volta che fa due gocce, il panico, la fine sociale. Un casino totale. Ed è la prima pioggia. Solo la prima fottutissima pioggia dell'autunno. Vi meritereste di andare a fare gli assessori in India o in Thailandia, affrontare le piogge monsoniche - quelle sì che sono cazzute - e dire «siamo in stato d'emergenza». Sai che erezione, là.


lunedì 26 settembre 2011

Standard & Poor's make us poors

Direte, che palle 'sta cosa del rating. C'è un downgrade? E a me che mi frega? E no! Ci frega eccome. 

Aspettate un secondo, indosso dei vestiti più consoni per l'occasione, metto una bella giacchetta con le toppe marroni, inforco i miei occhiali (quelli della foto quassù) e anche se fa caldo, m'infilo pure un bel pantalone di velluto. Signorine avvenenti e disponibili, statemi lontano per un paio di minuti per favore. Grazie!

Finita questa manfrina, finalmente mi accingo a fare informazione, recupero una cosa che ho scritto per un quotidiano giorni fa e vi spiego perché ci deve interessare se abbassano il rating dell'Italia. Non l'ho mai fatto, ma mi sembra importante. Cos'è successo?

C’è stata una riduzione del rating sui titoli italiani - e non perché un gruppo di signori, come vogliono farci credere i nostri politicanti, lavorano per degli speculatori e sparano giudizi a cazzo di cane così che possano fare i porci comodi. No, esistono delle leggi di mercato - Comunque, i nostri Btp sono diventati meno sicuri di prima e di conseguenza devono poter garantire un rendimento più alto.

Considerando che il valore totale del Btp è dato dal prezzo dell’obbligazione più il rendimento, il valore dell’obbligazione sottostante, inevitabilmente diminuisce.  Chi ha quindi in portafoglio i nostri Btp è diventato d'un tratto un po' più povero e considerando che sono le nostre banche a detenere la maggior parte dei titoli, diventano, agli occhi delle altre banche straniere a cui chiedono denaro, controparti più rischiose.

Per chi non lo sapesse, le banche raccolgono denaro anche - soprattutto - a prestito da altri istituti, tenetelo a mente. Succede che le banche, se perdono credibilità, pagano di più la liquidità che raccolgono in giro perché il cost of funding, ossia il costo dell’approvvigionamento, aumenta. Tutto questo perché il sistema italiano è debole. E considerando che sicuramente non sono felicissime di questa cosa, indovinate su chi si rifanno infine per aver pagato di più il denaro da altri istituti creditizi. 

La risposta esatta non è le imprese, poiché possono comunque garantire un livello di solidità maggiore. Da qui il poco scalpore e l'assoluta mancanza di informazione tra i media attenti al "mercato". Provate invece à répondre: «i piccoli cittadini lavoratori che chiedono un mutuo per comprare una casa - finalmente - e non si accorgono che stanno pagando il prestito di più di quanto avrebbero pagato qualche mese fa». Risposta esatta!

C'è un signore molto perbene e gentile che si chiama Stefano Rossini che è ad di un società che eroga mutui. Il signor Rossini ha fatto una simulazione su un mutuo per acquisto casa pari a 140.000 euro di durata 20 anni. Da giugno a settembre gli spread tra le migliori offerte sono aumentati mediamente di 10 centesimi per il tasso variabile e di 35-40 centesimi per il tasso fisso. Se poi si prende in analisi un mutuo trentennale a tasso fisso, i tassi a giugno erano dell'1,35% mentre a settembre hanno raggiunto l’1,70%; quelli a tasso variabile, invece, da giugno a settembre sono passati dall’1,35% all’1,45%. La differenza è invece minima nei prestiti decennali perché il rischio di insolvenza per le banche è sicuramente minore.  

Qual è il succo del discorso? Mi sembra ovvio. Se non state attenti le banche vi inchiappettano perché sono loro le prime ad essere inchiappettate a causa di una politica nazionale che causa il downgrade.

Qualcuno ne parla? Pochissima gente. Continuiamo a sorridere delle seratine a Palazzo Grazioli, mi raccomando. 

venerdì 23 settembre 2011

Wow, viaggio alla velocità di un neutrino!

Non si può sentire, dai. È come dire, chessò: «ahaha, sono forte come Pollicino e ti faccio un culo così!». Superman battuto da un neutrino per ben e ripeto, ben, 60 nanosecondi che in base alla relatività del tempo formulata dal vecchio Albert Einstein - concetto che sembra ormai superato, peraltro - potrebbe a questo punto fare la differenza tra un rapporto sessuale completo e un'eiaculazione precoce. No, invece no, poiché non c'entra un cappero. Perché a parte in quel caso lì che è meglio se te la prendi comoda, la velocità, di questo si tratta, la fa da padrona, non c'è niente da fare. Siamo sopraffatti dalla velocità ed è la velocità il metro di paragone della nostra società per giudicare l'intelligenza. Chi è intelligente? Chi capisce le cose prima. degli altri Cos'è efficiente? Chi risolve prima i problemi. Perché un'auto, una moto, un treno o qualsivoglia mezzo di locomozione è meglio di un altro? Perché ti porta più velocemente dove devi andare. Poi arrivi subito e non sai che cazzo fare, ma questo è un altro problema. Con la tecnologia, per esempio.

Direte mai: 

- «Oh, ho comprato un computer fichissimo, riesce ad accendersi in una mezz'oretta scarsa!»

- «Wow, che culo, chissà quanto costa!»

E così via...

Scemi!

Un neutrino è un nerd della fisica e la velocità riesce a renderlo fico. E sebbene io non abbia niente contro i nerd, devo dargli un'accezione negativa perché sennò non so come concludere il post. In realtà già mi sono perso, se devo dirla tutta. Sono troppo veloce per capirMi, evidentemente. Inoltre, pensavo che ormai dovranno rivedere il concetto di figosità nei fumetti, nelle espressioni comuni dei giovani negli anni '60 e soprattutto dovranno spiegarci per benino cos'è un neutrino perché al concetto di luce pure pure ci arriviamo, ma (da Wikipedia) per dire: «Il neutrino è una particella elementare. Ha spin 1/2 e quindi è un fermione», devo studiare almeno altri due, forse tre - quattro se voglio approfondire anche la grammatica e i predicati (e a qualcuno farebbe bene) - nuovi misteriosi termini. Un macello.

Detto questo, adesso devo scappare perché anche se la velocità e blablabla, sono in ritardo!

martedì 30 agosto 2011

In principio, nella mia totale oziosità estiva,

quando ho sentito la piccola formica camminare sul braccio, l'ho delicatamente indirizzata verso il libro che stavo leggendo e poi, usando il romanzo come ponte, l'ho fatta scendere sul tavolino di tufo.  Un paio di giorni seguenti ne ho risparmiata un'altra. Stavolta mi gustavo un ghiacciolo sul divano quando sento il suo leggerissimo calpestio sul collo del piede.

- «Eheh, piccolina, vieni che ti traghetto da qualche altra parte», dissi

Ingenuo. Qualche giorno dopo, in camera mia ce n'erano decine e decine intorno a una briciola di muffin sul comò. Erano centinaia; qualcuna si affolava su quell'unica briciola, qualcun'altra vagava impazzita e famelica, alla ricerca di altro cibo da trasportare. Più in là un pericolossissimo saliscendi di formiche incolonnate sul muro a cui era appoggiato il letto, proprio dal lato del cuscino. La colonna infame si infilava nel battiscopa per arrivare chissà dove. Amareggiato ho iniziato a combatterle. Prima con le mani, poi con un geniale dispenser elettrico di veleno trovato in camera di mio padre, indubbiamente uomo d'esperienza e ingegno. Un metodo crudele, sì, ma efficace. Se all'inizio mi sembrava eccessivo, dopo, quando hanno iniziato a cadere dal muro, stordite e agnognanti, devo ammettere di aver goduto.

Avevo risparmiato delle cercatrici. Mi avevano fregato a causa della mia buona fede, è questa la cosa che mi ha ferito di più. 

Tutto ciò è servito a risvegliare in me più di un senso sopito. Allora mi sono detto, queste formiche mi ricordano qualcosa, anzi, qualcuno.

Ho preso un giornale, ma era troppo tardi. Troppo tardi.

La manovra finanziaria ormai sarà approvata, hanno vinto di nuovo le formiche e non basta il Bayer elettrico, i pensionati, i sindacati, i giovani precari e gli onesti cittadini, non fanno la figura delle cicale, ma restano comunque a secco per l'inverno e inesorabilmente...moriranno ancora una volta.

martedì 26 luglio 2011

Solenne compostezza

Un'espressione che indica l'energia potenziale di un essere umano prima di compiere un movimento, un'azione. La "solenne compostezza" è quella delle statue greche, del Canova e del Bernini; la loro immobilità nell'attimo che si tramanda da millenni e protende al futuro che ci seppellirà tutti. Io adoro le statue del Canova e quelle greche, anche il Bernini non è mica male se devo essere sincero. Mi piace questa storia dell'energia che sta per esplodere in quel movimento che ancora non hanno compiuto o completato, ma che dà perfettamente l'idea di ciò che sarà. Sai come andrà a finire, è un po' come una fiction giallistica di Rai Uno: non succede niente, ma sai come finirà, solo che la qualità è infinitamente minore.

Questa cosa della solenne compostezza succede anche con certi animali a sangue freddo, capaci di restare fermi e immobili per ore e ore. Avevo un iguana (ho deciso che era maschio e quindi l'apostrofo non ce lo metto) e questo iguana - che si chiamava Gianfilippo, come il figlio scemo in quella sit com degli anni '80 - era scemo come il Gianfilippo che mi aveva ispirato. Aveva la sua bella scatola habitat con luce "crea le Galapagos a casa tua", un bellissimo ramo tropicale e piante succhia ossigeno, ma non troppo che ne adornavano gli spazi con gusto e sobrietà. Stava per ore sul suo ramo, si guardava intorno, era così fermo da sembrare finto e  di punto in bianco PAM! si lanciava sul vetro. Io sentivo PAM!, un fortissimo boato e andavo a vedere. Lui era ai piedi del ramo, aspettava un po', quindi risaliva, sostava un qualche tempo sul ramo e di nuovo via con un'altra roboante capocciata sul vetro (che era vetro plastica, eh). Era scemo Gianfilippo, ma non è di questo che voglio parlare, anche perché credo fosse diventato scemo per via del fumo passivo che gli sparavano nella scatola habitat (come cavolo si chiama? Box, terriera!?). Resta il fatto che quando l'ho fatto combattere con il criceto di Luchino è stato troppo magnanimo, ma questa è un'altra storia.

No, non voglio parlare di Gianfi, ma della solenne compostezza. 

Negli animali c'è una naturale fierezza che gli scorre nelle vene, nelle statue c'è armonia, perfezione quasi sovrumana, ma in alcuni meridionali che se ne stanno immobili per tutto il giorno al bar in piazza, no. Ecco, è qui che voglio arrivare. E mi fermo.

 
 

sabato 23 luglio 2011

Se il tempo è denaro

per la proprietà transitiva, il denaro dovrebbe essere tempo. È vero? Un'amica mi ha suggerito di parlare del tempo, giusto per scrivere qualcosa: ha ragione. Se chi ha tempo non aspetti tempo oppure - nella diversa accezione di tempo - vogliamo dire che non esistono più le mezze stagioni o che con la tramontana il pesce s'intana, non importa. 

Parlare del tempo è una meravigliosa scappatoia, ma non per forza una fuga dal tempo, un tempo in cui si stava meglio quando si stava peggio e io avevo molte moltissime cose da dire. Ma se il denaro è tempo, sembra giunto il tempo di farlo 'sto benedetto denaro perché qui il tempo stringe ed è tempo di pensare al tempo (futuro). Sbaglio, signò? Ci si rivolge sempre alle signore quando si parla di tempo perché le signore sono al contempo senza tempo e immagine del tempo (a meno che non abbiano ricorso alla chirurgia estetica: un finto antitempo, spesso fatta anzi tempo). 

Bei tempi quando c'era tempo per apprezzare il tempo. Quando la primavera te la godevi perché avevi tempo di passeggiare nei campi fioriti, mentre l'inverno avevi tempo per salire in cima (e ci voleva un sacco di tempo per salire in cima, allora) e poi scendere alla velocità della luce, che invece il tempo lo gabba per natura. L'estate era il tempo delle cicale e dei grilli, non dell'abbronzatura che «abbiamo poco tempo e poche ferie perché dobbiamo fare denaro, dammi l'olio superabbrustolente, amò» E l'autunno, che rappresenta il tempo che passa e muore o si riposa. Dipende.

È tempo di morire, come dice un famoso replicante su un terrazzo, sotto una pioggia che si confonde con le lacrime. Oppure è tempo di apprezzare il tempo, apprezzare tutto, mettendoci il giusto tempo necessario. L'esercizio della giornata è capire che il tempo non è denaro né il denaro è tempo, il tempo vale più del denaro. Capito? Buon week end a tutti.

giovedì 30 giugno 2011

Al cinema non si pro-fuma

Che odore c'è quando Clarice entra ignara a casa del pazzo maniaco che usa la pelle delle ragazze cicciottelle per farsi un vestito umano? Quant'è forte l'odore di sabbia, polvere e cavalli durante la corsa delle quadrighe di Ben Hur? Giusto per dirne una...Oppure la scena del frigo in 9 settimane e 1/2: immaginate di poter amplificare il tutto sentendo il profumo delle fragole, della panna, della canottierina di seta di Kim Basinger, di Kim Basinger stessa... L'alito fumosissimo di Bogart, quello da alcolizzato di James Bond. Ma quanti paesaggi invernali, estivi, primaverili...l'odore di piedi, di sangue e di sudore di un combattimento della notte precedente con Tyler Durden...I fumogeni, l'adrenalina della rivoluzione parigina quando i Dreamers scendono in strada, l'odore nei bagni, nella metropolitana o il fresco profumo del parco dei Guerrieri della Notte. La puzza dell'accampamento di William Wallace, quella stantia nell'astronave di Morpheus. Milioni e milioni di film che sono, per certi versi, monchi. Non manca un arto, ma un senso importantissimo. Vada per il tatto e si assimili all'olfatto anche il gusto, ma col naso siamo ovunque, davvero ovunque, anche se non ce ne accorgiamo. 

Per ora non mi vengono in mente altri momenti particolari, anzi, vorrei che proponeste voi scene in cui sentite la mancanza  dell'olfatto e intanto mi chiedo se sia meglio poter disporre a casa di uno strumento dispensatore di odori tali e quali  a quelli del film per farti "vivere ancora più a fondo  e in modo ancora più reale l'emozione del grande cinema a casa tua ®" oppure come mi ha fatto notare G. quasi quasi è meglio che questi odori non ci siano.

Per provare l'emozione di immedesimarsi in un film o semplicemente in una scena, fare proprio il carattere o l'ambientazione in cui si muove il protagonista forse si deve poter lasciare spazio ad esperienze soggettive assimilabili a quella che stiamo guardando. Quando Marzullo si chiede le cose che si chiede sui film e sulla vita, sulla loro interdipendenza, ha ragione. Non lo sa, ma ha ragione. (Lo sa, lo sa)

Se vedo un tipo che vive in un loft super fichissimo di New York, inconsciamente immagino che quando entri in casa sua, ci sia l'odore di casa mia. Se sempre lo stesso tipo bacia una ragazza o fa l'amore con lei, ecco, immagino che la pelle della signorina odori come quella della ragazza che amo o che ho amato - A meno che non stia facendo sesso con Megan Fox perché in quel caso vorrei proprio sapere di che si tratta, ma tralasciamo - Se il Drugo beve un White russian, credo di sapere che odore abbia.

Mi spiego? Un ricordo d'infanzia per essere reale deve essere immaginato con i miei odori, non quelli altrui. Il profumo del "mio" luogo d'estate, del "mio" posto d'inverno. Dei banchi della "mia" scuola - non so perché continui a mettere le virgolette prima di "mio", va be'...


Ha senso? Sì, nel momento in cui mi rendo conto che non c'avevo mai pensato prima e che ora, pensandoci, sarà probabilmente una forzatura e quindi l'immedesimazione naturale svanisce. Forse...o forse no...

L'ideale in realtà sarebbe poter scegliere di sentire l'odore originale oppure no, come per tutte le cose.

lunedì 27 giugno 2011

Un appuntamento? Ci vediamo a settembre

E benvenuta realtà terzomondista, afosa e scansafatiche, quella della gente che «c'ha caldo» e che a lavorare ci va solo perché ci deve andare, ma in realtà è altrove. Un'idea, un progetto, una richiesta  di finanziamenti? Se ne parla a settembre. Volete organizzare un convegno, un incontro, un corso? Sempre a settembre...c'è poco da fare, in Italia il calendario ha 10 mesi, 10 e mezzo, va...

- «Nooo, ma sei matto? Vuoi organizzare un convegnetto o un incontro informale su “topic a scelta del lettore” adesso?! Ma non ti rendi conto che è iniziata l'estate?! Non importa se siamo ancora a giugno, formalmente è estate. Ne parliamo a settembre, così per novembre-dicembre lo facciamo, anzi, facciamolo per gennaio su, perché non sia mai capita sotto Natale, ma dopo la befana e comunque prima di Pasqua perché sennò stiamo da capo a dodici e dobbiamo pensare di farlo per maggio-giugno, ma prima di Sant'Antonio, che poi inizia l'estate. Hai capito?!

- «Ma è fra un anno!!»

- «Ehhh, che ce voi fa» - tono e sospiro da ciccione sudato che si asciuga la fronte con un fazzoletto di lino e lavora o meglio, è "responsabile" alla provincia - «è l'Italia, siamo fatti così, è fisiologico, intrinseco nell'animo nostro, popolo di poeti, eroi e naviganti, mica di organizzatori di incontri formativi o - scusa se rido, ahaha - di costruttori d'orologi, altrimenti ci chiamavamo svizzeri, no! (sigh!) Ora scusa, ma devo uscire a prendere il caffè...»

...e il tempo passa, le occasioni vengono sprecate e gli animi si spengono, piano piano, fino a quando molti di noi, fra qualche anno, avranno dei bei fazzoletti di lino in tasca e dalle 11 alle 12 di ogni mattina, andranno a fare scialbe quanto inefficaci avances alla cameriera del bar davanti alla sede della Provincia, ridacchiando e sbeffeggiando il ragazzo che pochi minuti prima «pensa, s'era messo in testa di organizzare qualcosa a cavallo dell'estate!»




lunedì 6 giugno 2011

Con le buone o...



Mio cugino mi ha linkato questo blog...Non so se sia vero - nel senso, non so se veramente  Rocco Siffredi deflori brutalmente chiunque abbandoni un cane da caccia dallo sguardo ritoccato con photoshop - e immagino che questa pubblicità non sia realmente in giro per la città, almeno io non l'ho vista. In ogni caso batte la sua Amica Chips di una lunghezza (la sua). No!?!


mercoledì 25 maggio 2011

Ero in macchina, l'ho visto e mi sono fermato

sono sceso, così, senza accostare - non me n'è fregato niente se decine di automobilisti impazziti clacsonavano perché avevo bloccato tutto.

Una locandina enorme sopra l'ingresso del cinema Europa a Porta Pia. Ma enorme davvero. X-Men, L'inizio. Un tipo in smoking, sulla sinistra, dietro gli altri personaggi, si allaccia i gemelli...Cazzo non può essere, no, non è possibile. Sono incredulo, quasi inizio a urlare,  mi vien voglia di spaccare tutto. Davvero non mi capacito di ciò che vedo. Inizio ad imprecare contro il sistema corrotto e clientelare, i favoritismi, la meritocrazia da sabato sera su Rai Uno. No no e no.

Poi mi rassereno e torno a sorridere: è Kevin Bacon, non è quel coglione di Emanuele Filiberto.

giovedì 12 maggio 2011

Cerca de nos otros

C'è andato vicino. Un contentino non indifferente per voi altri che ci speravate, eh? Alla fine  però è sempre ciccia da mettere al fuoco, fatene una bella scorpacciata per quando dovrete iniziare a parlare del 2012, mi raccomando.