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lunedì 16 luglio 2012

Il bloggo del blogger

Ho il bloggo dello scrittore. È un mese che non posto neanche un "ciao gente, come va?!". La mancanza di ispirazione sarà dovuta forse a questo torpore politico, incerto e vacillante, ma che non crolla e resta su come una torre di Pisa, chissà? Oppure dal fatto che da quando il giornale per cui lavoravo è fallito passo meno tempo a smanettare sulla tastiera e a girovagare su internet. Ho smesso addirittura di cercare un altro giornale. Mi sono dato all'agricoltura. Dico davvero, un ritorno alla terra, alla natura, alle cose biologiche. Ho abbandonato tutti i problemi del precariato giornalistico e sono passato ai problemi dell'agricoltura. Evviva, ho nuovi problemi di cui lamentarmi, uso la merda per produrre cose. È vero, lo facevo anche quando ero giornalista. Touché.  

Oggi girava su facebook un roba con tutto quello che ha fatto Hollande in un solo mese di presidenza e contemporaneamente gira da giorni anche questa cosa che Silvio si ostina a non morire finché non ci avrà ucciso tutti. Parlare di Silvio mi dà meno soddisfazioni che parlare di quel tronista di Uomini e Donne, della nuova Lega di Maroni e Tosi o di quel bambino dall'ugola d'oro che fa fare sogni bagnati alla Clerici. 

Poveri bambini, svezzati dalla Clerici. Oddio, forse non è male per un dodicenne. Rubiconda, boccolosa, tutta pannosa e cremosa e soprattutto, golosa. Ritiro tutto. Bravi bambini, toccate le zinne ad Antonella Clerici voi che potete con l'innocenza che vi caratterizza quando ancora non siete famosi! Alla fine della stagione sarete dei mostri, i vostri genitori vi sfrutteranno a più non posso, girerete degli orrendi video musicali in napoletano come questo qui e andrete alle feste di compleanno dei vostri non amici, non vi divertirete, vi farete pagare con del denaro che non avrete mai e rimarrete delusi dalla vostra carriera che stenterà (giustamente) a decollare. Vi rimmarranno solo le basi delle vostre canzoncine neomelodiche (?!), tutte inesorabilmente identiche tra loro.  

Silvio cambia nome, involvendo in PierPierSilvio e ricominciando dal 1994. Mi viene lo sconforto.  

Vorrei dedicargli questa canzone scritta dalla piccola Melissa.



L'estate mi piace perché c'è l'anguria. La nuova Lega ce l'ha nguria.  

lunedì 17 ottobre 2011

Il blog funziona, perché...

perché il blogger non è bello e non è brutto, non è alto non è biondo, non ha gli occhi azzurri né il profilo greco; non è ricco, figlio di papà, né morto di fame, poveraccio e fa pena agli altri. Il blogger non ti compra né si vende, il blogger lo fa perché ha voglia di farlo. Punto. 

Il blog funziona perchè se la gente ti vuole seguire lo fa per quello che dici, per come lo dici, per quando lo dici e non perché li obblighi a sentirti in quanto appari sui giornali più importanti o sulle televisioni (che magari sono tue). Il blog funziona perché se dici una cazzata io te lo faccio notare e viceversa; perché se dici una cosa giusta è lo stesso, ti applaudo, faccio da cassa di risonanza, da eco. Il blog è democratico e vive nell'unico sistema democratico che c'è rimasto a diposizione: internet. 

Perché se alcuni presidenti dei senatori del pdl - o uno in particolare - dicono che «il web è micidiale», non sanno che hanno ragione, ma non nel senso che intendono loro. Il web è micidiale perché nonostante ti dicano che alla manifestazione c'erano quattro gatti, puoi vedere che erano 500 mila oppure, se ti dicono che la polizia ha reagito solo per difendersi, puoi vedere che non sempre è stato così e allo stesso modo puoi vedere - per fortuna - le facce di quei maledetti a volto scoperto che avevano una bottiglia piena di benzina e l'hanno lanciata nella camionetta. Puoi vedere come sono andate le cose - e su questo blog, per esempio puoi anche vedere che c'era un sacco di gente per bene - e non farti raccontare come si pensa siano andate le cose, che c'erano solo facinorosi e violenti. 

Puoi vedere che gli indignati non sono la stessa cosa dei Black Bloc, ma non sono nemmeno i cobas del latte, quelli del popolo viola, quelli contro la privatizzazione dell'acqua o la tav,  oppure gli anarchici, i comunisti, i fascisti, gli ultrà, gli antiberlusconiani, i radicali pentiti, i liberali intontiti, i rappresentanti dei sindacati contro la Fiat, contro la Confindustria, contro i sindacati stessi o tutte le altre sigle politiche e non che ieri erano state pregate di non palesarsi, di non portare bandiere visto che per una volta si parlava del futuro comune e non delle singole battaglie, ma non l'hanno fatto. Voi che non riuscite ad uscire dai vostri cazzo di personalismi e fate perdere la rotta e la retta via., distogliete lo sguardo ai più, sminuite il bene comune. Su internet e sui blog puoi vedere che si va al di là delle sigle, non si incolpa nessuno e tanto meno si loda qualcun altro per avere un ritorno.

Il blog, il web: ne fai parte anche tu, non sottovalutare l'enorme potere che hai per le mani, devi usarlo nel modo giusto, farlo vedere a chi non l'ha ancora scoperto; usalo per svegliare la gente che ti vive accanto.

sabato 17 settembre 2011

L'uomo che spiegava le vele

a gente che non le capiva e imperterrita si ostinava a strambare, insomma, a fare cose davvero strambe. Prima che i veri lupi di mare si estinguessero - perché nella lingua italiana si è iniziato ad utilizzare il termine banco di pesci e non più branco* per far contenti i pescivendoli - lui era uno di quelli. Un capo banco, un secchione da prima fila, signora maestra. Ora aveva perso il pelo, ma non il vizio di volerle spiegare queste vele, ma le sue, come detto, erano parole al vento. E il Vento di certo non aveva bisogno di farsele spiegare da qualcun altro, figuriamoci.

- «Senti Brezza, pensaci tu, qui siamo in vénti e non ci sappiamo decidere». 

- «Va bene», rispondeva la brezza, «ma solo perché in Libia tira una brutta aria e il Libeccio è mal visto mentre l'Ostro, di cui tutti ignorano l'etimologia, fa la figura dello stro** con tutti».

Ma non perdiamo la rotta e torniamo a seguire la scia del post che chiaramente è uno strascico estivo e ha ancora addosso l'afa che continua a farci sentire appiccicaticci; insomma, un post da paranza a maglie larghe che raschia su anche il fondale della botte che ho bevuto prima di mettermi a scrivere. Spegniamo la lampara e torniamo alle clac-sonate in re minore per le strade della città eterna che, lo sanno tutti, se avesse il mare...Niente, avrebbe il mare e comunque sarebbe sporco.


*supposizione dell'autore che seppur carente di effettiva prova empirica, dà chiaramente un senso all'espressione "lupo di mare". Sennò spiegatemela voi, su!

** completa la parola stronzo - e lo sapevate - ma questa cosa qui è scritta con un carattere davvero tanto più piccolo che quasi lo definirei timido e ciò mi fa abbastanza ridere

mercoledì 27 aprile 2011

Volete fare del facile umorismo?

Bene, ripetete quella stupida battuta su quanti intellettuali ci vogliono per cambiare una lampadina. «Uh, uh, uh, ma ce ne vogliono 7, darlin': 6 bevono Vodka Martini e uno chiama l'elettricista». Cretini, voi che ve la ghignate a denti stretti. Il settimo deve anche chiedere all'elettricista di portare le olive, secondo me.

Comunque, fanno bene quelli là. Mica è facile cambiare una lampadina, soprattutto se la vostra esigenza è quella di levare un intero lampadario. Pieno di viti, substrati acciaiosi che fanno design e cavi accartocciati tra di loro e infilati nell'apposito fatto apposta plasticoso per cui serve un piccolissimo cacciavite da oculista, quello per le viti delle stecche degli occhiali. E voi non ce l'avete. 

Per non parlare della chiave a brugola - quella con la punta esagonale, per intenderci. In tedesco si chiama Innensechskantschraube Bauer und Schaurte - e anche lei,  è ovvio che ne abbiate qualcuna a casa. Ma nemmeno uno della dimensione giusta. Mi ci gioco la mia da 2.0 mm comprata a Berlino Est nel 1989 per svitare una fastidiosissima rondella del letto che cigolava un po' troppo. Ricordo che fuori, non so perché, continuavano a usare martelli pneumatici e picconi sui muri della città e contribuivano ad aumentare le vibrazioni. Strana gente i tedeschi. Li stimo moltissimo per la loro capacità di unire le parole per crearne una lunghissima. "Ricevere del sesso orale da una minorenne conseziente che si fa dare ripetizioni di latino da vostra moglie": per descrivere questa cosa c'è sicuramente una e dico una parola lunghissima e tuttattaccata in tedesco. Io non la conosco però, mia moglie non insegna latino, perché dovrei conoscerla?

- «Ubi, se fossi stato accorto, nella scatola degli attrezzi avresti conservato le brugole e i cacciaviti utilizzati al momento del montaggio, ora non avresti dovuto vedere 14 puntate di fila di McGyver per cercare di capire come fare».

- Scatola degli attrezzi!? Di McGyver mi piaceva Pete, l'inutile vecchio Pete Thorntorn».

E poi la mia casa dalle pareti verdine, ora, senza i lampadari e solo con le lampadine, è verdissima. Verdissima! Sto impazzendo, giro per le stanze e mi sento pallido. Ho paura che da un momento all'altro bussino dicendomi che il pranzo di oggi e stato infilato sotto la porta d'acciaio della mia cella. Sono in manicomio e temo sia ancora quell'orrendo purè di piselli.  Verde anch'esso.  Per dessert, gelato al pistacchio. Anzi che me lo portano il dessert in manicomio. 

Se mi regalassero una camicia di forza lo vedrei come un gesto amorevole. Oppure come un peccaminoso giochetto erotico. Ieri ho provato a bussare alla grata della mia vicina con una tazza di latta, per chiamarla. Non so perché mi ritrovi una tazza di latta a casa. Chiedetelo al secondino che sta nella sua guardiola al piano terra. No, non è il portiere.

Ho sentito delle voci per le scale...non so chi fosse, ma parlavano di un nuovo paziente indiano, enorme e muto. Un dejà vù?

Boh.

In ogni caso, non so se l'avete capito, ma mi sto trasferendo in una nuova casa. È per questo che ultimamente sono un po' assente. Per questo e anche perché ho avuto un'allergia incredibile. C'è chi dice che io sia allergico tipo, al freddo. Mi hanno giurato che esiste, l'allergia al freddo. Ogni volta che c'è una folata d'aria inaspettata, inizio a starnutire e devo soffiarmi il naso.  Dopo due minuti passa tutto. Questa cosa dell'allergia al freddo fa fico. Certo, non è proprio un super potere, anzi, direi che è un punto debole. Forse col calore e il vento caldo mi ricarico e sono in formissima. 

- «Presto, rinchiudetelo in quella cella frigorifera dalle pareti verdine!»

In ogni caso io è da una vita che dico che dovrei trasferirmi in un posto tropicale. Ora è per il mio bene, aspetto solo che un medico me lo confermi e faccio le valigie.

Ci sono allergologi corruttibili che possano vantare un certo rispetto, da queste parti? Se sì, fissatemi pure un appuntamento, finisco di smontare questa roba e arrivo.

venerdì 25 febbraio 2011

I ministeri dalla Memoria corta

La Gelmini e la Brambilla hanno firmato un protocollo d'intesa per stanziare 6milioni di euro alle scuole ch vogliono fare una gita nei luoghi della memoria durante le celebrazioni dell'Unità d'Italia. E fin qui tutto bene, anzi benissimo.

C'è solo un problemino, ma ino ino.

(Dimenticavo, le mete devono essere scelte tra quelle proposte dall'Unità Tecnica di Missione per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia nella sezione: I luoghi della memoria, che trovate qui)

E indovinate, potete andare a visitare la lapide commemorativa a sosta di Garibaldi nel comune di Castrocaro, il pannello in ceramica raffigurante i moti cilentani vicino Salerno, il Caffè Pedrocchi di Padova, in cui si possono vedere, pensate, i fori dei proiettili austriaci; una qualunque delle decide e decine di statue raffiguranti l'eroe dei due mondi. Ma nella lunga lista non compare nemmeno uno di quei paesi del centro Italia e del meridione che sono stati saccheggiati, rasi al suolo, bruciati dall'esercito piemontese. Non c'è nemmeno un percorsino nei luoghi dei genocidi di massa, dei massacri, delle violenze a donne e bambini. Dell'uccisione indiscriminata di migliaia di briganti resi tali dalla corruzione dei colonnelli borbonici da parte di Garibaldi, di Vittorio Emanuele e di Cavour con i soldi dell'Inghilterra.

Non c'è nemmeno una riga su Gaeta, l'ultimo assedio a Franceschiello con i cannoni puntati sui civili, uccisi senza ritegno da uno dei tanti grandissimi condottieri piemontesi insignito dalla medaglia al valore. Che valore!

Non sono borbonico, monarchico nè antitaliano, figuriamoci, ma visto che ormai si sta facendo luce su tantissimi fatti nascosti dalla storia in questi 150 anni che danno spiegazioni più che esaurienti sull'attuale questione meridionale e sul moderno federalismo, credo che i ministeri e i comitati tecnici dovrebbero avere il buon gusto di indicare anche i luoghi della tragedia ai danni di civili indifesi.

Non stiamo qui a fare analisi macroeconomiche sull'impoverimento delle casse del sud per favorire quelle del Piemonte, del Veneto e della Liguria, nemmeno sulla grande massa di deportati - sì, deportati - o sugli emigrati forzati oppure sulle fabbriche chiuse e trasportate al nord o sui tributi a carico dei meridionali per finanziare la battaglia in meridione. Sì, avete capito, Vittorio Emanuele impose una tassa ai meridionali conquistati per ripagarsi alcune spese della conquista stessa! 

Però, per la miseria, se si parla di memoria, almeno cerchiamo di ricordare tutto.

sabato 22 gennaio 2011

Sopportiamo tutto senza senso,

ma tutto! Non c'è più limite alla decenza, al decoro e alla morale. Sopportiamo se fanno una sparatoria e ammazzano tre fratelli in un colpo solo, cioè, non con un solo colpo, ma in una botta sola; no, nemmeno con uno sparo solamente...Va bè, ci siamo capiti.

Sopportiamo questo e altro, gente che salta la fila, che rubacchia, che ruba alla stragrande,  che vuole censurare gli scrittori e bruciare i libri, che mente, che mente! - dovevo scriverla sta cazzata - che cazzata! Che cazzata...come disse quell'attricetta alle prime armi e comunque disarmata davanti a quel fisico e al suo affare lungo e nero. Non aveva mai visto un telescopio, ne rimase sconvolta. Soprattutto quando il fisico in questione provò a infilarlo là dove non batte il sole asserendo: "su, addentriamoci fino in fondo nel tuo lato scuro, giovane Padawan". Si chiamava così, Padawan. Il padre aveva fatto la comparsa in uno degli episodi di Guerre Stellari. «Ecco, lo vedi quel clone, sono io!»

-quale, papà?

-dai, quello! Quello vestito di bianco, col casco e la visiera nera! 

-Ma ce ne sono migliaia!

- Sei proprio un clone! Interveniva allora la madre dislessica.

Sapete per cosa ci incazziamo davvero? Per gli abbaglianti. Questo ci manda fuori di testa e allora siamo rispettosi nei confronti degli altri. Con gli abbaglianti non si scherza. Prendete il mondo con lo stesso spirito con cui usate i vostri abbaglianti. Chi ha i fari allo xeno è fuori dai giochi, quelli danno fastidio sempre. Avete mai superato i limiti di velocità, guidato in stato d'ebbrezza, parlato al cellulare, "dimenticato" di mettere la cintura, ritardato il pagamento dell'assicurazione? Si, sì e ancora sì. Ma gli abbaglianti no. Ora prendete la vita reale. Cosa potrebbero essere gli abbaglianti? Ve lo direi io, se questo post avesse veramente un senso. E in realtà ce l'ha, eccome. Ha un senso e una direzione, ma non sono logici. Se cercavate delle risposte dovevate recuperare la vostra copia del Manuale delle giovani marmotte, di Class degli anni '90 o di qualche giornaletto porno nascosto chissà dove. 

Guardate sotto al letto a casa dei vostri genitori o dentro qualche vocabolario di latino...E se lo trovate, buon week end!

domenica 25 aprile 2010

25 aprile, che liberazione!

È strano ammettere quanto l'aver finalmente chiacchierato con una persona che consideravi schiva, troppo timida e quindi, di conseguenza poco interessante, così, per partito preso, per uno stupido pregiudizio, abbia smantellato quell'effimero castello di carta con un solo soffio di una di quelle sigarette fumate mentre si parlava a ruota libera. E senza troppo alcol. E anche senza sigarette proprie, ahimè, ma solo scroccate in giro. È piacevole, dicevo, oltremodo piacevole, riscoprire tutto ciò, ma anche triste in modo retroattivo, per un certo senso. 

Mi è capitato ieri sera, ma questo l'avevate già capito perché voi sapete sempre tutto, no? Come siete spocchiosi alle volte, vi viene naturale o vi sforzate?

Vabbè, dicevo. Mi è capitato ieri sera mi ci sono svegliato col pensiero, con questa idea e con la paura di aver lasciato per l'ennesima volta la radio accesa in macchina ...e anche le luci...e che cazzo! E senza troppo alcol.

E ora scrivo questo perché so che leggerà Asserzione Empatica e ieri non ho avuto tempo di dirle che mi aveva fatto piacere parlare finalmente in modo schietto, trascinante, al di là di ogni aspettativa...e senza alcol.

Bè alla fine un po' d'alcol c'era, ma questo ve lo immaginavate già, signorini so tutto io!

Sarà che oggi è la festa della Liberazione, ed è stato proprio liberatorio...

lunedì 12 aprile 2010

La parola espletare

Mi senti inspirato...sì, inspirato. Da un gigantesco turbine che mi cattura e soprattutto, mi scompiglia i capelli e mi alza la maglietta facendo strabordare la pancetta

Il problema è capire da dove arriva questo turbine, voi faciloni potreste pensare che si tratta dell'uraganico susseguirsi di responsabilità, oppure quelli che imputano la colpa al traffico, possono pensare che non solo ci sono le responsabilità, ma devi addirittura espletarle con questo bordello in questa cazzo di città

E poi ci sono quell che avrebbero mezza ragione; quelli che dicono:"Ok, c'hai da fare, un casino da fare, e t'hanno rubato il motorino, (quel motorino che faceva schifo, ma era l'unica ancora di salvezza), i mezzi...ahah, i mezzi!...e c'è un traffico mostruoso, ma la cosa peggiore è che proprio non ti va di fare un cazzo, nemmeno di scrivere un post".

Infatti non ho mica detto di essere ispirato oggi...bene, ora, con me...inspiiiira, espira...inspira, trattieni un po', butta via il fumo e accasciati...ecco, accasciati. Da quanto non vi accasciate? 
Si tratta di uno sfogo, uno sfogo cutaneo,  conseguenza dell'irritazione dell'essere inspirato e non potersi accasciare e nemmeno riuscire a farsi accosciare, se proprio dobbiamo dirla tutta. 

Buon inizio settimana.

martedì 30 marzo 2010

Polverizzatemi il cuore

Non ci credo, l'ha fatto di nuovo. Pensavo non si sarebbe mai più ripetuta una scena così agghiacciante, da fare accapponare la pelle. La Polverini ha cantato di nuovo "Io vorrei...non vorrei...ma se vuoi". L'ha fatto di nuovo, sul tavolino dello squallido gazebo di piazza del Popolo, prima ancora che fosse confermata la sua"schiacciante" vittoria. "Li abbiamo polverizzati" ha detto la neo governatrice. Pol ve riz za ti. 

Ed è vero in effetti, infatti ha vinto con l'1,5% in più, una misura schiacciante direi. Sì, schiacciante per i lillipuziani affetti da nanismo con manie di grandezza. Di questo si tratta. Hanno avuto un culo pazzesco e si permettono pure di fare festa, di fare casino. Che poi il casino c'era, nel senso che i celerini non facevano avvicinare nessuno. Un collega fotografo del Corriere è stato spinto via con cattiveria da un poliziotto davanti a me e nessuno ha detto niente. Un secondo dopo un'altra collega di una tv regionale, stessa storia. Spinta via dalle guardie del corpo. Perché le guardie del corpo, la polizia e i supporters di partito (quelli stipendiati per intenderci) erano, insieme a noi giornalisti, molti di più dei veri militanti. Ah, no, qualche militante c'era. Quelli di Forza nuova, del Popolo di Roma. I fasci insomma. Dei cori di altissimo livello intellettuale, di grandissimo valore sportivo: "Bonino vaffanculo e volevano vince ma, volevano vince ma, se sò attaccati ar cazzooo". In realtà il cazzo ce l'avete rotto voi e vi dobbiamo tenere per 5 stronzissimi anni. Ah, "Polverini alla regione, la Bonino va in pensione"...una pensioncina sul mare, lontano da questa città squallida e ignorante, ecco cosa mi ci vorrebbe.


Una cabarettista alla Regione

lunedì 29 marzo 2010

L'Italia è un paese veramente democratico,

infatti queste elezioni le hanno vinte tutti. TUTTI. Qualsiasi politico venga intervistato ammette: "siamo andati benissimo. Abbiamo vinto. E anche se non abbiamo proprio vinto, bè, chi  l'ha spuntata l'ha fatto grazie ai nostri voti!". Democratici, sportivi e soprattutto onesti...con se stessi.

Urne e ceneri

Le urne sono chiuse da pochi minuti, l'affluenza è stata poca, le parole inutili che sentiremo nelle prossime ore invece saranno tantissime. Tantissime.

"Eccoci nella sede di Emma Bonino, si respira tensione"

Che giornalista attento e sensibile!

"Siamo dalla Polverini, qui c'è molta gente che aspetta".

Cazzo, una notizia bomba.

"Buon pomeriggio, siamo in Puglia e l'Udc potrebbe essere decisivo, ma dipenderà da quanti voti prenderà".

Questa è un'analisi molto accurata, strano che questo signore non conduca il Tg4.

Buttiglione invece fa ancora campagna elettorale, forse non ha sistemato l'ora legale. Io invece mi sono rotto le palle. Ma davvero tanto.

Oh oh, sentite questo da Napoli: "anche qui si vota per il posto di governatore al posto di Bassolino, se la giocano soprattutto il centrodestra e il centrosinistra".

Ma dov'era fino a stamattina? Forse l'avevano nascosto sotto al tappetino d'ingresso insieme ai rifiuti della Campania, la "campania elettorale" più sporca degli ultimi anni.

parole, parole, parole

mercoledì 24 febbraio 2010

Lo sapete che quel "verzo" dell'altro post

è un errore di diztrazione no? Lo sapete che la ezze è proprio sotto la seta. No perchè io la scuola l'ho fatta. L'ho costruita con mio padre nel 1998, si trattava dell'elementare Arnaldo da Brescia, giù in Molise. L'abbiamo costruita insieme io e papà, poi lui finalmente s'è preso la licenza ed è potuto diventare maturo, dopo è caduto da un albero, ma questa è un'altra ztoria. Io poi, che andavo con i preti. Non volevo farlo ma loro insistevano e insistevano: dai su, non fa male se non ci pensi. E allora mi hanno mandato al seminario, ma io di semi e culture (prima che capite questo giochino di parole ci vuole la maturità al linguistico. Sì, è facilissimo) non volevo certo saperne niente allora tiravo dritto fino al bordello giù in paese, in Molise. Lì al bordello c'era una puttana che voleva insegnarmi a disegnare o almeno diceva così perché nei miei schizzi vedeva un certo talento. 
 Tiravamo dritto io e l'autista del pullmino. Certe tirate di prima mattina, ancora non me le zcordo. L'autista era un bravo ragazzo. Di quelli che proprio sembrano nati per fare un altro mestiere, di quelli che non devi stare sempre seduto e nessuno ti può parlare perché è vietato, manco fossi Morgan. Voleva fare l'autista di camion lui, era ambizioso, voleva girare il mondo. Sì, voleva correre talmente tanto veloce col suo camion che voleva fare come Superman quando voleva far tornare in vita quella troietta di Lois Lane, così stupida che non riconoscerebbe il pene di un nero da un bambino di 4 anni. E in effetti è difficile, più o meno hanno la stessa stazza e spesso non li riconosci soprattutto se anche il bambino ha la riga in mezzo, proprio come il povero Clark, che d'altronde è un cazzone.
Quanta roba ci siamo sparati io e il mio amico L'Autista. Ora che siamo cresciuti mi rendo conto che forse c'era rimasto un po' troppo sotto a quella colla vinilica corretta con miscela e un altro paio di idrocarburi: dai come fai con un camion a far girare la terra nel verso opposto? Ci vuole minimo minimo una macchina da corsa. Ah, ve l'ho detto che si chiamava L'Autista Giovanni e tutti lo prendevano per il culo? Soprattutto i preti.

Nota per i fissati dei cavilli legali e dei perfezionisti onanisti:

Mi scuso per aver citato Arnaldo da Brescia, nessuno lo conosce, ma forse vive sul Lungotevere e si fa i cazzi suoi. Mi scuso anche per aver detto che Lois Lane è una troietta. In realtà è un troione: vedi tu se per scoparti una devi avercelo d'acciaio. Per quanto riguarda il Molise invece, è inutile che googlate, non esiste, come non esiste questa battuta. No, non esiste in milioni di altri posti, non l'avevate mai sentita: l'ho inventata io.

Nota per i fissati delle battute su Molise, per i molisani permalosi e per gli abbruzzesi che ne rivendicano la proprietà, soprattutto ora che non sanno dove andare:

Questa nota non esiste.

sabato 9 gennaio 2010

Pio(b)ove

C'era un tempo in qui il maltempo era cosa naturale. Per quanto possa sembrarvi assurdo, soprattutto se siete romani, le piogge erano cosa normale, addirittura c'erano le stagioni e anche le mezze stagioni delle piogge, che ora non esistono più anche se Venezia continua ad avere l'acqua alta ed è per questo che sì è bella, ma non so se ci vivrei...sì lo so, si stava meglio quando si stava peggio.

Romani, voi non potete impazzire se vedete che fa due gocce, davvero, non è la fine del mondo, ve lo giuro. Non si può avvertire la protezione civile ogni volta, non ci si può barricare in casa e aspettare la fine dell'inverno come le formiche. Voi siete cicale e ve la pigliate in saccoccia perché l'estate fa caldo e nun se po' lavarà, l'inverno fa freddo, piove, ce sta er traffico e nun se po' lavorà, poi er Tevere esonda, che cazzo vorrà mai dire che esonda, una volta si diceva straripa e tutti capivano, mo si allarmano, si Alemannano e vanno a Ponte Milvio a vedere se esonda, straripa e dicono, aò è strapirato, meno male che nun è esondato!

Ieri l'hotdoggaro aveva così poca voglia di lavorare per la situazione metereologica che nell'oretta che sono stato da lui per aspettare un cazzo di taxi non mi ha voluto fare un panino. Alla fine mi ha dato una confezione di wurstel, due panini (per essere coerenti con i supermercati che hanno sempre confezioni mai dello stesso numero di quelle dei companatici: 4 hamburger, 6 panini, 3 wurstel, 4 panini, bisognerebbe mangiare gli hamburger col pane dei wurstel e viceversa, ma no, non si può proprio fare!) e mi ha detto, "a maionese ce l'hai a casa?"

Eccomi signori sul balcone, mentre fuori la protezione civile e i vigili tirano via dalla strada un ramo gigante finito nella corsia degli autobus, dei taxi e delle autoblu che mortacci loro era una buona occasione per beccarne una...Dicevo eccomi a spizzare la scena mentre mangio due hot dog giganti cucinati da me alle 5 del mattino con minuzia e meticolosità da mammina previdente.
Buonissimi, ho messo il brie al posto del cheddar e ci sta da paura. Detto questo, detto niente. Stasera state a casa che piove sicuro, ci vediamo a maggio, sempre a Ponte Milvio: "aò, arrivava lassù er Tevere, incredibbbile!"


mercoledì 9 dicembre 2009

piccolo sfogo

E che ci vuoi fare? A noi non interessa sapere qual'è la notizia, non facciamo approfondimento, noi vogliamo parlare di aria fritta, è questo quello che interessa ai lettori. Perché i lettori non vogliono certo stare là a sapere le cose, a fare analisi, a leggere centinaia di dati e statistiche noiose no, vogliono soltanto che vengano confermate le loro opinioni; "opinioni" che noi stessi abbiamo infilato a cazzotti nelle loro teste vuote. Non è importante comunicare la verità, almeno non quella che discute il nocciolo della questione, ma bisogna parlare del punto di vista con cui loro vedrebbero la cosa.

Ma se è davvero così, perché esistono i giornali? No, dico. Se uno è di sinistra e ha certe idee, se continua a leggere giornali di sinistra avrà sempre quell'opinione e così vale anche per i lettori di destra. Chi ama Berlusconi, se legge il Giornale lo continuerà ad amare mentre chi legge Repubblica o il Fatto Quotidiano continuerà ad odiarlo ma nessuno di loro analizzerà le cose nella loro interezza. Perché non c'è autocritica? Come mai non si riesce a fare buona informazione? Perché a me fanno ridere i paladini dell'informazione libera che si autoincatenano con i loro pregiudizi. Mi fanno ridere allo stesso modo gli adulatori con i para occhi. Mi fanno ridere...mica tanto.

domenica 25 ottobre 2009

Vuoti a rendere

Ieri sera sono tornato a casa e ho pensato: "avrei qualcosa da dire, devo ricordarmelo". Mi sembrava ci fosse anche un certo spessore nel concetto che avevo elaborato, una certa importanza che esigeva celerità, ma niente, non ricordo. Forse non era così importante, come così importante in realtà non è nessun concetto in particolare, almeno alla luce di un'analisi non superficiale...e questo è un concetto importante, mi sembra ovvio, no?!

La gente, le cose, le idee, gli ingranaggi e i meccanismi, la ruota gira, gira gira, i binari sono saldi...ah, le opinioni! Le opinioni di chi non ha opinioni proprie o di chi assume per proprie quelle altrui che a loro volta sono state rubate, carpite da singole righe o versetti estrapolati da ben più ampi mallopponi che...

che...

eh, che cosa, chi lo sa? 
 
Detto questo e quindi detto niente, posso tornare comodamente sul mio divano e da lui farmi assorbire fino a provare a scomparire, come il mio pensiero di ieri. Ecco, magari lo trovo sotto al divano, con quella pantofola che cerco da secoli, qualche sigaretta, una colonia di animaletti, briciole, molliche, ciuffetti grigi di polvere autoriproducente a velocità smodata e chissà che altro.

...annichilirsi, questa una liberazione.

venerdì 16 ottobre 2009

Correnti contro

...e come salmoni impazziti risalgono la corrente attraverso le arterie principali... Giovani banchi di centauri guizzano con spallate, rincorse, strattoni tra macchine immobili, ferme, in attesa di una spinta che sembra non arrivare mai. La Nomentana, la Salaria, la Cassia accompagnano l'ascesa, ne tracciano il tragitto. E alla fine nella grande gabbia della mattanza, come tonni spauriti vengono bastonati da capi troppo lontani dalla specie, brutalmente colpiti fino a perdere i sensi da burocrati autoritari, da dirigenti sanguinari. Fino a che, con le poche forze rimaste e una volta adempiuto il proprio dovere tornano mesti, riscendendo fino a valle, fino a fuori città dove esalando l'ultimo respiro inneggiano al venerdì.  

lunedì 12 ottobre 2009

Ora si fa sul serio

Scrivendo questo titolo con lo scopo di iniziare a mettere qualche mattoncino nel blog ho pensato, "si fa sul serio, ma chi, un eroinomane?". Che poi un eroinomane è uno che è fissato con le eroine, un maniaco della mitologia saffica? Divago e mi perdo. Comunque a pensarci bene è così, si tratta di assumere piccole dosi di spazio in più, si tratta di farsi per farcela e farcela è un po' l'obiettivo di sempre, sin dalle prime pulsioni della pubertà, no?! Anche se non voluto dall'inizio il doppio senso ora è calzante, anche se così sto con due piedi in una scarpa. Ed è scomodo, a meno che le scarpe non siano quelle di papà e tu hai 4 anni. Allora avresti avuto l'estro di dire: "ah ah, sto con due piedi in una scarpa e guarda, per fare il simpatico me le metto anche al contrario". Poi inciampavo. Come sto inciampando adesso; ma che mi frega? Questa è roba mia (giuro non l'ho fatto apposta) e me la gestisco io...Tanto è così no, smetto quando voglio!