martedì 27 settembre 2011

Io faccio video

Ieri sera ho fatto un video, l'ho montato e messo su Vimeo proprio per farmi sbeffeggiare pubblicamente, pensate! Fa schifo, letteralmente schifo, ma mi sono divertito come un bambino a farlo e questo mi basta. 

L'estemporaneità della cosa mi fa mettere le mani avanti sulla qualità del filmato e del montaggio (fatto tutto in mezz'ora scarsa) sulla scelta delle pietanze filmate (tristi, ma sane), sulla pressoché inesistente organizzazione del set (c'è roba sporca ovunque e la pentola è decisamente brutta) e soprattutto sulla sceneggiatura: sì, non c'è sceneggiatura e questo traspare sin dal primo fotogramma è inutile che ve lo dica io. Detto ciò, cia' :)

commenti del genere «è una cagata pazzesca» a questo giro non lo so se sono ben accetti. Poi finisce che ci rimango male e mollo questa cosa dei video. Sono suscettibile, io.







lunedì 26 settembre 2011

Standard & Poor's make us poors

Direte, che palle 'sta cosa del rating. C'è un downgrade? E a me che mi frega? E no! Ci frega eccome. 

Aspettate un secondo, indosso dei vestiti più consoni per l'occasione, metto una bella giacchetta con le toppe marroni, inforco i miei occhiali (quelli della foto quassù) e anche se fa caldo, m'infilo pure un bel pantalone di velluto. Signorine avvenenti e disponibili, statemi lontano per un paio di minuti per favore. Grazie!

Finita questa manfrina, finalmente mi accingo a fare informazione, recupero una cosa che ho scritto per un quotidiano giorni fa e vi spiego perché ci deve interessare se abbassano il rating dell'Italia. Non l'ho mai fatto, ma mi sembra importante. Cos'è successo?

C’è stata una riduzione del rating sui titoli italiani - e non perché un gruppo di signori, come vogliono farci credere i nostri politicanti, lavorano per degli speculatori e sparano giudizi a cazzo di cane così che possano fare i porci comodi. No, esistono delle leggi di mercato - Comunque, i nostri Btp sono diventati meno sicuri di prima e di conseguenza devono poter garantire un rendimento più alto.

Considerando che il valore totale del Btp è dato dal prezzo dell’obbligazione più il rendimento, il valore dell’obbligazione sottostante, inevitabilmente diminuisce.  Chi ha quindi in portafoglio i nostri Btp è diventato d'un tratto un po' più povero e considerando che sono le nostre banche a detenere la maggior parte dei titoli, diventano, agli occhi delle altre banche straniere a cui chiedono denaro, controparti più rischiose.

Per chi non lo sapesse, le banche raccolgono denaro anche - soprattutto - a prestito da altri istituti, tenetelo a mente. Succede che le banche, se perdono credibilità, pagano di più la liquidità che raccolgono in giro perché il cost of funding, ossia il costo dell’approvvigionamento, aumenta. Tutto questo perché il sistema italiano è debole. E considerando che sicuramente non sono felicissime di questa cosa, indovinate su chi si rifanno infine per aver pagato di più il denaro da altri istituti creditizi. 

La risposta esatta non è le imprese, poiché possono comunque garantire un livello di solidità maggiore. Da qui il poco scalpore e l'assoluta mancanza di informazione tra i media attenti al "mercato". Provate invece à répondre: «i piccoli cittadini lavoratori che chiedono un mutuo per comprare una casa - finalmente - e non si accorgono che stanno pagando il prestito di più di quanto avrebbero pagato qualche mese fa». Risposta esatta!

C'è un signore molto perbene e gentile che si chiama Stefano Rossini che è ad di un società che eroga mutui. Il signor Rossini ha fatto una simulazione su un mutuo per acquisto casa pari a 140.000 euro di durata 20 anni. Da giugno a settembre gli spread tra le migliori offerte sono aumentati mediamente di 10 centesimi per il tasso variabile e di 35-40 centesimi per il tasso fisso. Se poi si prende in analisi un mutuo trentennale a tasso fisso, i tassi a giugno erano dell'1,35% mentre a settembre hanno raggiunto l’1,70%; quelli a tasso variabile, invece, da giugno a settembre sono passati dall’1,35% all’1,45%. La differenza è invece minima nei prestiti decennali perché il rischio di insolvenza per le banche è sicuramente minore.  

Qual è il succo del discorso? Mi sembra ovvio. Se non state attenti le banche vi inchiappettano perché sono loro le prime ad essere inchiappettate a causa di una politica nazionale che causa il downgrade.

Qualcuno ne parla? Pochissima gente. Continuiamo a sorridere delle seratine a Palazzo Grazioli, mi raccomando. 

venerdì 23 settembre 2011

Wow, viaggio alla velocità di un neutrino!

Non si può sentire, dai. È come dire, chessò: «ahaha, sono forte come Pollicino e ti faccio un culo così!». Superman battuto da un neutrino per ben e ripeto, ben, 60 nanosecondi che in base alla relatività del tempo formulata dal vecchio Albert Einstein - concetto che sembra ormai superato, peraltro - potrebbe a questo punto fare la differenza tra un rapporto sessuale completo e un'eiaculazione precoce. No, invece no, poiché non c'entra un cappero. Perché a parte in quel caso lì che è meglio se te la prendi comoda, la velocità, di questo si tratta, la fa da padrona, non c'è niente da fare. Siamo sopraffatti dalla velocità ed è la velocità il metro di paragone della nostra società per giudicare l'intelligenza. Chi è intelligente? Chi capisce le cose prima. degli altri Cos'è efficiente? Chi risolve prima i problemi. Perché un'auto, una moto, un treno o qualsivoglia mezzo di locomozione è meglio di un altro? Perché ti porta più velocemente dove devi andare. Poi arrivi subito e non sai che cazzo fare, ma questo è un altro problema. Con la tecnologia, per esempio.

Direte mai: 

- «Oh, ho comprato un computer fichissimo, riesce ad accendersi in una mezz'oretta scarsa!»

- «Wow, che culo, chissà quanto costa!»

E così via...

Scemi!

Un neutrino è un nerd della fisica e la velocità riesce a renderlo fico. E sebbene io non abbia niente contro i nerd, devo dargli un'accezione negativa perché sennò non so come concludere il post. In realtà già mi sono perso, se devo dirla tutta. Sono troppo veloce per capirMi, evidentemente. Inoltre, pensavo che ormai dovranno rivedere il concetto di figosità nei fumetti, nelle espressioni comuni dei giovani negli anni '60 e soprattutto dovranno spiegarci per benino cos'è un neutrino perché al concetto di luce pure pure ci arriviamo, ma (da Wikipedia) per dire: «Il neutrino è una particella elementare. Ha spin 1/2 e quindi è un fermione», devo studiare almeno altri due, forse tre - quattro se voglio approfondire anche la grammatica e i predicati (e a qualcuno farebbe bene) - nuovi misteriosi termini. Un macello.

Detto questo, adesso devo scappare perché anche se la velocità e blablabla, sono in ritardo!

sabato 17 settembre 2011

L'uomo che spiegava le vele

a gente che non le capiva e imperterrita si ostinava a strambare, insomma, a fare cose davvero strambe. Prima che i veri lupi di mare si estinguessero - perché nella lingua italiana si è iniziato ad utilizzare il termine banco di pesci e non più branco* per far contenti i pescivendoli - lui era uno di quelli. Un capo banco, un secchione da prima fila, signora maestra. Ora aveva perso il pelo, ma non il vizio di volerle spiegare queste vele, ma le sue, come detto, erano parole al vento. E il Vento di certo non aveva bisogno di farsele spiegare da qualcun altro, figuriamoci.

- «Senti Brezza, pensaci tu, qui siamo in vénti e non ci sappiamo decidere». 

- «Va bene», rispondeva la brezza, «ma solo perché in Libia tira una brutta aria e il Libeccio è mal visto mentre l'Ostro, di cui tutti ignorano l'etimologia, fa la figura dello stro** con tutti».

Ma non perdiamo la rotta e torniamo a seguire la scia del post che chiaramente è uno strascico estivo e ha ancora addosso l'afa che continua a farci sentire appiccicaticci; insomma, un post da paranza a maglie larghe che raschia su anche il fondale della botte che ho bevuto prima di mettermi a scrivere. Spegniamo la lampara e torniamo alle clac-sonate in re minore per le strade della città eterna che, lo sanno tutti, se avesse il mare...Niente, avrebbe il mare e comunque sarebbe sporco.


*supposizione dell'autore che seppur carente di effettiva prova empirica, dà chiaramente un senso all'espressione "lupo di mare". Sennò spiegatemela voi, su!

** completa la parola stronzo - e lo sapevate - ma questa cosa qui è scritta con un carattere davvero tanto più piccolo che quasi lo definirei timido e ciò mi fa abbastanza ridere

lunedì 12 settembre 2011

Ho realizzato tardi

che il problema era un altro. Che la paura si manifesta in modo diverso e in tempi diversi. Perché quando il tipo le si è buttato addosso toccandole il seno e poi io l'ho spinto via, in quel momento e dopo, io ero tranquillo, calmo.  Calmo.

Vuoi perché, seppur sia consapevole di non essere proprio uno spietato picchiatore (anzi!), mi ero ringalluzzito in seguito all'effetto della prima spinta, decisamente maggiore delle aspettative, vuoi perché eravamo nel pieno del fottutissimo centro di Roma alle 8 di sera e c'era un sacco di gente al bar all'angolo - gente che, devo dirlo, non ha mosso un dito, godendosi la scena mentre beveva spritz all'Aperol, ma che comunque era inconsciamente rassicurante - insomma, non l'ho vissuta malissimo, diciamoci la verità. Mentre lei era davvero molto agitata, io ero sicuro di me. Forse troppo, per fortuna è andato via da solo. 

La notte, ore dopo, ho realizzato e considerato la gravità dell'episodio con un'altra lucidità. Finalmente una reale lucidità. 

E se fosse stata sola? E se l'ubriaco avesse avuto un'arma? E se, andando via, sparendo per le  "innocue" vie del centro, ha fatto la stessa cosa con un'altra ragazza che non è riuscita a dfendersi?

Scusa se sono rimasto freddo, quasi fiero e consapevole della calma che ho manifestato (soprattutto a me stesso) nel gestire la cosa. Naturalmente so che rassicurare una persona col sorriso è certamente meglio che non alimentarne le paranoie spiattellando ansie ed eventualità con ipotesi catastrofiche - e di questo non mi pento - ma magari meritavi un abbraccio in più. Ecco. 


(Oh, uno spintone che nemmeno Bud Spencer, cazzo!!)

martedì 30 agosto 2011

In principio, nella mia totale oziosità estiva,

quando ho sentito la piccola formica camminare sul braccio, l'ho delicatamente indirizzata verso il libro che stavo leggendo e poi, usando il romanzo come ponte, l'ho fatta scendere sul tavolino di tufo.  Un paio di giorni seguenti ne ho risparmiata un'altra. Stavolta mi gustavo un ghiacciolo sul divano quando sento il suo leggerissimo calpestio sul collo del piede.

- «Eheh, piccolina, vieni che ti traghetto da qualche altra parte», dissi

Ingenuo. Qualche giorno dopo, in camera mia ce n'erano decine e decine intorno a una briciola di muffin sul comò. Erano centinaia; qualcuna si affolava su quell'unica briciola, qualcun'altra vagava impazzita e famelica, alla ricerca di altro cibo da trasportare. Più in là un pericolossissimo saliscendi di formiche incolonnate sul muro a cui era appoggiato il letto, proprio dal lato del cuscino. La colonna infame si infilava nel battiscopa per arrivare chissà dove. Amareggiato ho iniziato a combatterle. Prima con le mani, poi con un geniale dispenser elettrico di veleno trovato in camera di mio padre, indubbiamente uomo d'esperienza e ingegno. Un metodo crudele, sì, ma efficace. Se all'inizio mi sembrava eccessivo, dopo, quando hanno iniziato a cadere dal muro, stordite e agnognanti, devo ammettere di aver goduto.

Avevo risparmiato delle cercatrici. Mi avevano fregato a causa della mia buona fede, è questa la cosa che mi ha ferito di più. 

Tutto ciò è servito a risvegliare in me più di un senso sopito. Allora mi sono detto, queste formiche mi ricordano qualcosa, anzi, qualcuno.

Ho preso un giornale, ma era troppo tardi. Troppo tardi.

La manovra finanziaria ormai sarà approvata, hanno vinto di nuovo le formiche e non basta il Bayer elettrico, i pensionati, i sindacati, i giovani precari e gli onesti cittadini, non fanno la figura delle cicale, ma restano comunque a secco per l'inverno e inesorabilmente...moriranno ancora una volta.

martedì 26 luglio 2011

Solenne compostezza

Un'espressione che indica l'energia potenziale di un essere umano prima di compiere un movimento, un'azione. La "solenne compostezza" è quella delle statue greche, del Canova e del Bernini; la loro immobilità nell'attimo che si tramanda da millenni e protende al futuro che ci seppellirà tutti. Io adoro le statue del Canova e quelle greche, anche il Bernini non è mica male se devo essere sincero. Mi piace questa storia dell'energia che sta per esplodere in quel movimento che ancora non hanno compiuto o completato, ma che dà perfettamente l'idea di ciò che sarà. Sai come andrà a finire, è un po' come una fiction giallistica di Rai Uno: non succede niente, ma sai come finirà, solo che la qualità è infinitamente minore.

Questa cosa della solenne compostezza succede anche con certi animali a sangue freddo, capaci di restare fermi e immobili per ore e ore. Avevo un iguana (ho deciso che era maschio e quindi l'apostrofo non ce lo metto) e questo iguana - che si chiamava Gianfilippo, come il figlio scemo in quella sit com degli anni '80 - era scemo come il Gianfilippo che mi aveva ispirato. Aveva la sua bella scatola habitat con luce "crea le Galapagos a casa tua", un bellissimo ramo tropicale e piante succhia ossigeno, ma non troppo che ne adornavano gli spazi con gusto e sobrietà. Stava per ore sul suo ramo, si guardava intorno, era così fermo da sembrare finto e  di punto in bianco PAM! si lanciava sul vetro. Io sentivo PAM!, un fortissimo boato e andavo a vedere. Lui era ai piedi del ramo, aspettava un po', quindi risaliva, sostava un qualche tempo sul ramo e di nuovo via con un'altra roboante capocciata sul vetro (che era vetro plastica, eh). Era scemo Gianfilippo, ma non è di questo che voglio parlare, anche perché credo fosse diventato scemo per via del fumo passivo che gli sparavano nella scatola habitat (come cavolo si chiama? Box, terriera!?). Resta il fatto che quando l'ho fatto combattere con il criceto di Luchino è stato troppo magnanimo, ma questa è un'altra storia.

No, non voglio parlare di Gianfi, ma della solenne compostezza. 

Negli animali c'è una naturale fierezza che gli scorre nelle vene, nelle statue c'è armonia, perfezione quasi sovrumana, ma in alcuni meridionali che se ne stanno immobili per tutto il giorno al bar in piazza, no. Ecco, è qui che voglio arrivare. E mi fermo.

 
 

sabato 23 luglio 2011

Se il tempo è denaro

per la proprietà transitiva, il denaro dovrebbe essere tempo. È vero? Un'amica mi ha suggerito di parlare del tempo, giusto per scrivere qualcosa: ha ragione. Se chi ha tempo non aspetti tempo oppure - nella diversa accezione di tempo - vogliamo dire che non esistono più le mezze stagioni o che con la tramontana il pesce s'intana, non importa. 

Parlare del tempo è una meravigliosa scappatoia, ma non per forza una fuga dal tempo, un tempo in cui si stava meglio quando si stava peggio e io avevo molte moltissime cose da dire. Ma se il denaro è tempo, sembra giunto il tempo di farlo 'sto benedetto denaro perché qui il tempo stringe ed è tempo di pensare al tempo (futuro). Sbaglio, signò? Ci si rivolge sempre alle signore quando si parla di tempo perché le signore sono al contempo senza tempo e immagine del tempo (a meno che non abbiano ricorso alla chirurgia estetica: un finto antitempo, spesso fatta anzi tempo). 

Bei tempi quando c'era tempo per apprezzare il tempo. Quando la primavera te la godevi perché avevi tempo di passeggiare nei campi fioriti, mentre l'inverno avevi tempo per salire in cima (e ci voleva un sacco di tempo per salire in cima, allora) e poi scendere alla velocità della luce, che invece il tempo lo gabba per natura. L'estate era il tempo delle cicale e dei grilli, non dell'abbronzatura che «abbiamo poco tempo e poche ferie perché dobbiamo fare denaro, dammi l'olio superabbrustolente, amò» E l'autunno, che rappresenta il tempo che passa e muore o si riposa. Dipende.

È tempo di morire, come dice un famoso replicante su un terrazzo, sotto una pioggia che si confonde con le lacrime. Oppure è tempo di apprezzare il tempo, apprezzare tutto, mettendoci il giusto tempo necessario. L'esercizio della giornata è capire che il tempo non è denaro né il denaro è tempo, il tempo vale più del denaro. Capito? Buon week end a tutti.

martedì 19 luglio 2011

Black Bloc d'archivio

buco nero. Buio totale. Mi dispiace, ma non ho niente da dire. Sarà l'afa, la voglia di andare in vacanza oppure la fame nel mondo, le indagini sulla P4. Non so, il vuoto mi circonda, le parole si strozzano in gola e la pigrizia le rimanda giù senza neanche provare a farle uscire. 

- Ciao, sono una buona idea per un post, giusto un incipit, lo so, ma sono meglio di niente, non ti pare? Mi faresti uscire per favore così poi magari le altre parole vengono fuori appresso a me? Dai.

- No, vaffanculo, non vedi che sono in mutande sul divano cercando di creare inutili correnti d'aria per casa?

- Si, lo vedo, anche noi abbiamo caldo, ma abbiamo il dovere di uscire. È la nostra unica missione e tu ci devi aiutare
- Ho detto no. E poi sono qui a guardare Rai Uno che ormai campa solo di vecchio materiale d'archivio. Ah, bei tempi. Hanno ragione loro, perché stare qui a sbattersi per fare cose nuove e stimolanti se puoi vedere Mina a San Remo per la 40esima volta che canta Mille bolle blu oppure rivedere un simpatico sketch con Raimondo Vianello del 1972? Divino. Non mi stancherò mai di vederlo.

In stile mamma Rai anch io posterò un grande classico della risata con un video di Gigi Proietti o di Carlo Verdone; di quelli inediti che ancora non conoscete proprio a memoria, li sapete ripetere a grandi linee...Pensate, la mattina fanno Indietro Tutta, con Renzo Arbore.

No, non mi va neanche di postare una cosa trita e ritrita. Certo, non mi va neanche di pagare il canone, è naturale. 

- Hey, ma noi non lo paghiamo mica il canone, non l'hai mai pagato Ubi!

- Vi ho detto di ritornarvene da dove siete venute, parole del cazzo!


giovedì 30 giugno 2011

Al cinema non si pro-fuma

Che odore c'è quando Clarice entra ignara a casa del pazzo maniaco che usa la pelle delle ragazze cicciottelle per farsi un vestito umano? Quant'è forte l'odore di sabbia, polvere e cavalli durante la corsa delle quadrighe di Ben Hur? Giusto per dirne una...Oppure la scena del frigo in 9 settimane e 1/2: immaginate di poter amplificare il tutto sentendo il profumo delle fragole, della panna, della canottierina di seta di Kim Basinger, di Kim Basinger stessa... L'alito fumosissimo di Bogart, quello da alcolizzato di James Bond. Ma quanti paesaggi invernali, estivi, primaverili...l'odore di piedi, di sangue e di sudore di un combattimento della notte precedente con Tyler Durden...I fumogeni, l'adrenalina della rivoluzione parigina quando i Dreamers scendono in strada, l'odore nei bagni, nella metropolitana o il fresco profumo del parco dei Guerrieri della Notte. La puzza dell'accampamento di William Wallace, quella stantia nell'astronave di Morpheus. Milioni e milioni di film che sono, per certi versi, monchi. Non manca un arto, ma un senso importantissimo. Vada per il tatto e si assimili all'olfatto anche il gusto, ma col naso siamo ovunque, davvero ovunque, anche se non ce ne accorgiamo. 

Per ora non mi vengono in mente altri momenti particolari, anzi, vorrei che proponeste voi scene in cui sentite la mancanza  dell'olfatto e intanto mi chiedo se sia meglio poter disporre a casa di uno strumento dispensatore di odori tali e quali  a quelli del film per farti "vivere ancora più a fondo  e in modo ancora più reale l'emozione del grande cinema a casa tua ®" oppure come mi ha fatto notare G. quasi quasi è meglio che questi odori non ci siano.

Per provare l'emozione di immedesimarsi in un film o semplicemente in una scena, fare proprio il carattere o l'ambientazione in cui si muove il protagonista forse si deve poter lasciare spazio ad esperienze soggettive assimilabili a quella che stiamo guardando. Quando Marzullo si chiede le cose che si chiede sui film e sulla vita, sulla loro interdipendenza, ha ragione. Non lo sa, ma ha ragione. (Lo sa, lo sa)

Se vedo un tipo che vive in un loft super fichissimo di New York, inconsciamente immagino che quando entri in casa sua, ci sia l'odore di casa mia. Se sempre lo stesso tipo bacia una ragazza o fa l'amore con lei, ecco, immagino che la pelle della signorina odori come quella della ragazza che amo o che ho amato - A meno che non stia facendo sesso con Megan Fox perché in quel caso vorrei proprio sapere di che si tratta, ma tralasciamo - Se il Drugo beve un White russian, credo di sapere che odore abbia.

Mi spiego? Un ricordo d'infanzia per essere reale deve essere immaginato con i miei odori, non quelli altrui. Il profumo del "mio" luogo d'estate, del "mio" posto d'inverno. Dei banchi della "mia" scuola - non so perché continui a mettere le virgolette prima di "mio", va be'...


Ha senso? Sì, nel momento in cui mi rendo conto che non c'avevo mai pensato prima e che ora, pensandoci, sarà probabilmente una forzatura e quindi l'immedesimazione naturale svanisce. Forse...o forse no...

L'ideale in realtà sarebbe poter scegliere di sentire l'odore originale oppure no, come per tutte le cose.

lunedì 27 giugno 2011

Un appuntamento? Ci vediamo a settembre

E benvenuta realtà terzomondista, afosa e scansafatiche, quella della gente che «c'ha caldo» e che a lavorare ci va solo perché ci deve andare, ma in realtà è altrove. Un'idea, un progetto, una richiesta  di finanziamenti? Se ne parla a settembre. Volete organizzare un convegno, un incontro, un corso? Sempre a settembre...c'è poco da fare, in Italia il calendario ha 10 mesi, 10 e mezzo, va...

- «Nooo, ma sei matto? Vuoi organizzare un convegnetto o un incontro informale su “topic a scelta del lettore” adesso?! Ma non ti rendi conto che è iniziata l'estate?! Non importa se siamo ancora a giugno, formalmente è estate. Ne parliamo a settembre, così per novembre-dicembre lo facciamo, anzi, facciamolo per gennaio su, perché non sia mai capita sotto Natale, ma dopo la befana e comunque prima di Pasqua perché sennò stiamo da capo a dodici e dobbiamo pensare di farlo per maggio-giugno, ma prima di Sant'Antonio, che poi inizia l'estate. Hai capito?!

- «Ma è fra un anno!!»

- «Ehhh, che ce voi fa» - tono e sospiro da ciccione sudato che si asciuga la fronte con un fazzoletto di lino e lavora o meglio, è "responsabile" alla provincia - «è l'Italia, siamo fatti così, è fisiologico, intrinseco nell'animo nostro, popolo di poeti, eroi e naviganti, mica di organizzatori di incontri formativi o - scusa se rido, ahaha - di costruttori d'orologi, altrimenti ci chiamavamo svizzeri, no! (sigh!) Ora scusa, ma devo uscire a prendere il caffè...»

...e il tempo passa, le occasioni vengono sprecate e gli animi si spengono, piano piano, fino a quando molti di noi, fra qualche anno, avranno dei bei fazzoletti di lino in tasca e dalle 11 alle 12 di ogni mattina, andranno a fare scialbe quanto inefficaci avances alla cameriera del bar davanti alla sede della Provincia, ridacchiando e sbeffeggiando il ragazzo che pochi minuti prima «pensa, s'era messo in testa di organizzare qualcosa a cavallo dell'estate!»