martedì 30 agosto 2011

In principio, nella mia totale oziosità estiva,

quando ho sentito la piccola formica camminare sul braccio, l'ho delicatamente indirizzata verso il libro che stavo leggendo e poi, usando il romanzo come ponte, l'ho fatta scendere sul tavolino di tufo.  Un paio di giorni seguenti ne ho risparmiata un'altra. Stavolta mi gustavo un ghiacciolo sul divano quando sento il suo leggerissimo calpestio sul collo del piede.

- «Eheh, piccolina, vieni che ti traghetto da qualche altra parte», dissi

Ingenuo. Qualche giorno dopo, in camera mia ce n'erano decine e decine intorno a una briciola di muffin sul comò. Erano centinaia; qualcuna si affolava su quell'unica briciola, qualcun'altra vagava impazzita e famelica, alla ricerca di altro cibo da trasportare. Più in là un pericolossissimo saliscendi di formiche incolonnate sul muro a cui era appoggiato il letto, proprio dal lato del cuscino. La colonna infame si infilava nel battiscopa per arrivare chissà dove. Amareggiato ho iniziato a combatterle. Prima con le mani, poi con un geniale dispenser elettrico di veleno trovato in camera di mio padre, indubbiamente uomo d'esperienza e ingegno. Un metodo crudele, sì, ma efficace. Se all'inizio mi sembrava eccessivo, dopo, quando hanno iniziato a cadere dal muro, stordite e agnognanti, devo ammettere di aver goduto.

Avevo risparmiato delle cercatrici. Mi avevano fregato a causa della mia buona fede, è questa la cosa che mi ha ferito di più. 

Tutto ciò è servito a risvegliare in me più di un senso sopito. Allora mi sono detto, queste formiche mi ricordano qualcosa, anzi, qualcuno.

Ho preso un giornale, ma era troppo tardi. Troppo tardi.

La manovra finanziaria ormai sarà approvata, hanno vinto di nuovo le formiche e non basta il Bayer elettrico, i pensionati, i sindacati, i giovani precari e gli onesti cittadini, non fanno la figura delle cicale, ma restano comunque a secco per l'inverno e inesorabilmente...moriranno ancora una volta.

martedì 26 luglio 2011

Solenne compostezza

Un'espressione che indica l'energia potenziale di un essere umano prima di compiere un movimento, un'azione. La "solenne compostezza" è quella delle statue greche, del Canova e del Bernini; la loro immobilità nell'attimo che si tramanda da millenni e protende al futuro che ci seppellirà tutti. Io adoro le statue del Canova e quelle greche, anche il Bernini non è mica male se devo essere sincero. Mi piace questa storia dell'energia che sta per esplodere in quel movimento che ancora non hanno compiuto o completato, ma che dà perfettamente l'idea di ciò che sarà. Sai come andrà a finire, è un po' come una fiction giallistica di Rai Uno: non succede niente, ma sai come finirà, solo che la qualità è infinitamente minore.

Questa cosa della solenne compostezza succede anche con certi animali a sangue freddo, capaci di restare fermi e immobili per ore e ore. Avevo un iguana (ho deciso che era maschio e quindi l'apostrofo non ce lo metto) e questo iguana - che si chiamava Gianfilippo, come il figlio scemo in quella sit com degli anni '80 - era scemo come il Gianfilippo che mi aveva ispirato. Aveva la sua bella scatola habitat con luce "crea le Galapagos a casa tua", un bellissimo ramo tropicale e piante succhia ossigeno, ma non troppo che ne adornavano gli spazi con gusto e sobrietà. Stava per ore sul suo ramo, si guardava intorno, era così fermo da sembrare finto e  di punto in bianco PAM! si lanciava sul vetro. Io sentivo PAM!, un fortissimo boato e andavo a vedere. Lui era ai piedi del ramo, aspettava un po', quindi risaliva, sostava un qualche tempo sul ramo e di nuovo via con un'altra roboante capocciata sul vetro (che era vetro plastica, eh). Era scemo Gianfilippo, ma non è di questo che voglio parlare, anche perché credo fosse diventato scemo per via del fumo passivo che gli sparavano nella scatola habitat (come cavolo si chiama? Box, terriera!?). Resta il fatto che quando l'ho fatto combattere con il criceto di Luchino è stato troppo magnanimo, ma questa è un'altra storia.

No, non voglio parlare di Gianfi, ma della solenne compostezza. 

Negli animali c'è una naturale fierezza che gli scorre nelle vene, nelle statue c'è armonia, perfezione quasi sovrumana, ma in alcuni meridionali che se ne stanno immobili per tutto il giorno al bar in piazza, no. Ecco, è qui che voglio arrivare. E mi fermo.

 
 

sabato 23 luglio 2011

Se il tempo è denaro

per la proprietà transitiva, il denaro dovrebbe essere tempo. È vero? Un'amica mi ha suggerito di parlare del tempo, giusto per scrivere qualcosa: ha ragione. Se chi ha tempo non aspetti tempo oppure - nella diversa accezione di tempo - vogliamo dire che non esistono più le mezze stagioni o che con la tramontana il pesce s'intana, non importa. 

Parlare del tempo è una meravigliosa scappatoia, ma non per forza una fuga dal tempo, un tempo in cui si stava meglio quando si stava peggio e io avevo molte moltissime cose da dire. Ma se il denaro è tempo, sembra giunto il tempo di farlo 'sto benedetto denaro perché qui il tempo stringe ed è tempo di pensare al tempo (futuro). Sbaglio, signò? Ci si rivolge sempre alle signore quando si parla di tempo perché le signore sono al contempo senza tempo e immagine del tempo (a meno che non abbiano ricorso alla chirurgia estetica: un finto antitempo, spesso fatta anzi tempo). 

Bei tempi quando c'era tempo per apprezzare il tempo. Quando la primavera te la godevi perché avevi tempo di passeggiare nei campi fioriti, mentre l'inverno avevi tempo per salire in cima (e ci voleva un sacco di tempo per salire in cima, allora) e poi scendere alla velocità della luce, che invece il tempo lo gabba per natura. L'estate era il tempo delle cicale e dei grilli, non dell'abbronzatura che «abbiamo poco tempo e poche ferie perché dobbiamo fare denaro, dammi l'olio superabbrustolente, amò» E l'autunno, che rappresenta il tempo che passa e muore o si riposa. Dipende.

È tempo di morire, come dice un famoso replicante su un terrazzo, sotto una pioggia che si confonde con le lacrime. Oppure è tempo di apprezzare il tempo, apprezzare tutto, mettendoci il giusto tempo necessario. L'esercizio della giornata è capire che il tempo non è denaro né il denaro è tempo, il tempo vale più del denaro. Capito? Buon week end a tutti.

martedì 19 luglio 2011

Black Bloc d'archivio

buco nero. Buio totale. Mi dispiace, ma non ho niente da dire. Sarà l'afa, la voglia di andare in vacanza oppure la fame nel mondo, le indagini sulla P4. Non so, il vuoto mi circonda, le parole si strozzano in gola e la pigrizia le rimanda giù senza neanche provare a farle uscire. 

- Ciao, sono una buona idea per un post, giusto un incipit, lo so, ma sono meglio di niente, non ti pare? Mi faresti uscire per favore così poi magari le altre parole vengono fuori appresso a me? Dai.

- No, vaffanculo, non vedi che sono in mutande sul divano cercando di creare inutili correnti d'aria per casa?

- Si, lo vedo, anche noi abbiamo caldo, ma abbiamo il dovere di uscire. È la nostra unica missione e tu ci devi aiutare
- Ho detto no. E poi sono qui a guardare Rai Uno che ormai campa solo di vecchio materiale d'archivio. Ah, bei tempi. Hanno ragione loro, perché stare qui a sbattersi per fare cose nuove e stimolanti se puoi vedere Mina a San Remo per la 40esima volta che canta Mille bolle blu oppure rivedere un simpatico sketch con Raimondo Vianello del 1972? Divino. Non mi stancherò mai di vederlo.

In stile mamma Rai anch io posterò un grande classico della risata con un video di Gigi Proietti o di Carlo Verdone; di quelli inediti che ancora non conoscete proprio a memoria, li sapete ripetere a grandi linee...Pensate, la mattina fanno Indietro Tutta, con Renzo Arbore.

No, non mi va neanche di postare una cosa trita e ritrita. Certo, non mi va neanche di pagare il canone, è naturale. 

- Hey, ma noi non lo paghiamo mica il canone, non l'hai mai pagato Ubi!

- Vi ho detto di ritornarvene da dove siete venute, parole del cazzo!


giovedì 30 giugno 2011

Al cinema non si pro-fuma

Che odore c'è quando Clarice entra ignara a casa del pazzo maniaco che usa la pelle delle ragazze cicciottelle per farsi un vestito umano? Quant'è forte l'odore di sabbia, polvere e cavalli durante la corsa delle quadrighe di Ben Hur? Giusto per dirne una...Oppure la scena del frigo in 9 settimane e 1/2: immaginate di poter amplificare il tutto sentendo il profumo delle fragole, della panna, della canottierina di seta di Kim Basinger, di Kim Basinger stessa... L'alito fumosissimo di Bogart, quello da alcolizzato di James Bond. Ma quanti paesaggi invernali, estivi, primaverili...l'odore di piedi, di sangue e di sudore di un combattimento della notte precedente con Tyler Durden...I fumogeni, l'adrenalina della rivoluzione parigina quando i Dreamers scendono in strada, l'odore nei bagni, nella metropolitana o il fresco profumo del parco dei Guerrieri della Notte. La puzza dell'accampamento di William Wallace, quella stantia nell'astronave di Morpheus. Milioni e milioni di film che sono, per certi versi, monchi. Non manca un arto, ma un senso importantissimo. Vada per il tatto e si assimili all'olfatto anche il gusto, ma col naso siamo ovunque, davvero ovunque, anche se non ce ne accorgiamo. 

Per ora non mi vengono in mente altri momenti particolari, anzi, vorrei che proponeste voi scene in cui sentite la mancanza  dell'olfatto e intanto mi chiedo se sia meglio poter disporre a casa di uno strumento dispensatore di odori tali e quali  a quelli del film per farti "vivere ancora più a fondo  e in modo ancora più reale l'emozione del grande cinema a casa tua ®" oppure come mi ha fatto notare G. quasi quasi è meglio che questi odori non ci siano.

Per provare l'emozione di immedesimarsi in un film o semplicemente in una scena, fare proprio il carattere o l'ambientazione in cui si muove il protagonista forse si deve poter lasciare spazio ad esperienze soggettive assimilabili a quella che stiamo guardando. Quando Marzullo si chiede le cose che si chiede sui film e sulla vita, sulla loro interdipendenza, ha ragione. Non lo sa, ma ha ragione. (Lo sa, lo sa)

Se vedo un tipo che vive in un loft super fichissimo di New York, inconsciamente immagino che quando entri in casa sua, ci sia l'odore di casa mia. Se sempre lo stesso tipo bacia una ragazza o fa l'amore con lei, ecco, immagino che la pelle della signorina odori come quella della ragazza che amo o che ho amato - A meno che non stia facendo sesso con Megan Fox perché in quel caso vorrei proprio sapere di che si tratta, ma tralasciamo - Se il Drugo beve un White russian, credo di sapere che odore abbia.

Mi spiego? Un ricordo d'infanzia per essere reale deve essere immaginato con i miei odori, non quelli altrui. Il profumo del "mio" luogo d'estate, del "mio" posto d'inverno. Dei banchi della "mia" scuola - non so perché continui a mettere le virgolette prima di "mio", va be'...


Ha senso? Sì, nel momento in cui mi rendo conto che non c'avevo mai pensato prima e che ora, pensandoci, sarà probabilmente una forzatura e quindi l'immedesimazione naturale svanisce. Forse...o forse no...

L'ideale in realtà sarebbe poter scegliere di sentire l'odore originale oppure no, come per tutte le cose.

lunedì 27 giugno 2011

Un appuntamento? Ci vediamo a settembre

E benvenuta realtà terzomondista, afosa e scansafatiche, quella della gente che «c'ha caldo» e che a lavorare ci va solo perché ci deve andare, ma in realtà è altrove. Un'idea, un progetto, una richiesta  di finanziamenti? Se ne parla a settembre. Volete organizzare un convegno, un incontro, un corso? Sempre a settembre...c'è poco da fare, in Italia il calendario ha 10 mesi, 10 e mezzo, va...

- «Nooo, ma sei matto? Vuoi organizzare un convegnetto o un incontro informale su “topic a scelta del lettore” adesso?! Ma non ti rendi conto che è iniziata l'estate?! Non importa se siamo ancora a giugno, formalmente è estate. Ne parliamo a settembre, così per novembre-dicembre lo facciamo, anzi, facciamolo per gennaio su, perché non sia mai capita sotto Natale, ma dopo la befana e comunque prima di Pasqua perché sennò stiamo da capo a dodici e dobbiamo pensare di farlo per maggio-giugno, ma prima di Sant'Antonio, che poi inizia l'estate. Hai capito?!

- «Ma è fra un anno!!»

- «Ehhh, che ce voi fa» - tono e sospiro da ciccione sudato che si asciuga la fronte con un fazzoletto di lino e lavora o meglio, è "responsabile" alla provincia - «è l'Italia, siamo fatti così, è fisiologico, intrinseco nell'animo nostro, popolo di poeti, eroi e naviganti, mica di organizzatori di incontri formativi o - scusa se rido, ahaha - di costruttori d'orologi, altrimenti ci chiamavamo svizzeri, no! (sigh!) Ora scusa, ma devo uscire a prendere il caffè...»

...e il tempo passa, le occasioni vengono sprecate e gli animi si spengono, piano piano, fino a quando molti di noi, fra qualche anno, avranno dei bei fazzoletti di lino in tasca e dalle 11 alle 12 di ogni mattina, andranno a fare scialbe quanto inefficaci avances alla cameriera del bar davanti alla sede della Provincia, ridacchiando e sbeffeggiando il ragazzo che pochi minuti prima «pensa, s'era messo in testa di organizzare qualcosa a cavallo dell'estate!»




giovedì 23 giugno 2011

Gra: sa' dda pagà

Il raccordo si pagherà. È sicuro, presto ci sarà un pedaggio con caselli e tutto l'ambaradan e a me pare pure giusto per certi aspetti. Certi aspetti che escludono sicuramente il vantaggio economico per le casse del comune, visto che i soldi non saranno né dedicati alla manutenzione del manto stradale né all'allargamento delle corsie esistenti nella provincia, ma andranno direttamente nelle saccocce statali.

Mi pare giusto pagarlo perché magari potrebbe essere un incentivo a rendere più efficiente il sistema di mezzi pubblici per i pendolari. Sarebbe ancora più giusto se quel sistema di cui sopra fosse migliorato già in concomitanza col primo casello costruito, certo, ma non esageriamo.

Insomma, magari la gente inizia a prendere il treno e il traffico, le emissioni, lo stress e gli insulti gratuiti si ridurrebbero almeno un po'. Paghi il pedaggio e non c'è super casino. Un posto civile. Se non fosse che però i treni per adesso fanno schifo, che i romani continueranno comunque a prendere la macchina anche per andare a comprare le sigarette al tabaccaio sotto casa e che la Lega ha vinto ancora. 

Chissà come l'hanno presa male Alemanno e Polverini dopo il durissimo lavoro che hanno fatto per attuare il loro infallibile piano strategico finalizzato ad ammaliare prima e annientare poi qualunque nemico d'oltre Po. Pensavano di essersela cavata con un piatto di pajata. Strano che non ci siano riusciti, il risultato era praticamente certo. Ora che perderanno anche alcuni ministeri di cruciale importanza, forse si ravvederanno sull'uso strategico della coda alla vaccinara, considerata "do ut des" di tutto rispetto. Poveri ingenui.

L'altro giorno pensavo che se ci fosse un sistema di metro che mi portasse al mare, col cavolo che prenderei la macchina. Un bel trenino su cui, in caso potrei pure caricare la bici: arrivo a Fregene o dove devo andare, scendo e giro con la bici, la sera la ricarico sulla metropolitana e torno a Roma. Lo stesso vale per il Circeo, per l'Argentario, per Ostia.

Ah, ma volendo già lo potrei fare, pensate, lo scopro ora. Per Fregene, per esempio, c'è un treno ogni mezz'ora circa, ci mette 32 minuti e costa 2,30 €.  Cavolo, non è meglio che farsi un'ora di traffico per arrivare, mezz'ora per parcheggiare e chissà quanto per tornare a casa? Sicuramente va un po' migliorato perché parte solo da Termini, Ostiense, Tuscolana e Trastevere e probabilmente la bici non si può portare, ma che ci vuole a mettere un vagone con i ferma ruota e aumentare la frequenza? Sarebbe una cosa discretamente civile. Lo stesso vale per i pendolari che ogni giorno devono andare a lavorare. Insomma, non ci guadagnerebbero in salute a prendere il treno e approfittarne per sonnecchiare, leggere, ascoltare della musica o conoscere qualcuno. Non trovo sia una tragedia, dico davvero.

Poi però leggo che Castelli ha detto che i romani sono «arretrati culturalmente» perché «non vogliono pagare» e là mi girano un po' le palle; diventa una questione di principio perché in fondo in fondo so che ha ragione. Il sindaco dovrebbe invitarlo a cena: una cacio e pepe fatta come si deve gli farebbe finanche rinnegare Alberto da Giussano, no? Col cazzo.


lunedì 13 giugno 2011

Abbiamo sbagliato, lo ammetto

Anzi, più che altro ho sbagliato io, è doveroso a questo punto, prendere atto della situazione. Ho sbagliato tutto. All'inizio ho sbagliato a farmi finanziare da persone poco raccomandabili e poi ho sbagliato a definirle martiri e convincere la gente a crederle tali, una volta morte. Sicuramente ho sbagliato ad affidarmi a certa gente senza onori né gloria, senza morale nè compassione. Ho sbagliato, sì. 

Ho sbagliato sicuramente - e di questo proprio mi pento tantissimo - ad abbassare vergognosamente il livello culturale medio dei miei connazionali solo perché mi piacciono le belle ragazze. Ok, non ho guardato in faccia nessuno e me ne sono fregato del futuro dei miei figli, ora che ho dei nipoti, un po' mi rendo conto che non cresceranno nel migliore dei mondi possibili e, be', sì, è un po' colpa mia. Poi ho sbagliato a non prendermi prima le mie responsabilità, ma anzi, fare in modo che un folto gruppo di personaggi - figli e pessimi emulatori delle mie stesse azioni egoistiche, innalzate a gesta divine - si facesse scudo e lancia in mia difesa. A far credere a un cactus, di essere diventato un gelsomino. Avete capito, parlo di quelle a cui ho dato poteri non essendo in grado di gestirli. Sì, ho sbagliato, punto e basta. Poi ho sbagliato a fare comunella con certa gente davvero poco carina e affatto simpatica che ora, non solo mi tiene per la palle, ma passerà pure da salvatrice della patria quando mi farà cadere e finalmente avrà questo benedetto federalismo, cribbbio!

Ho sbagliato in questi anni a nascondere sempre tutte le malefatte sotto il tappeto e far credere a tutti che il bozzo creatosi sul pavimento, altro non era che "un normalissimo effetto della cattiva manutenzione dei passati inquilini di casa". Avrei dovuto ammetterlo prima, su, non stiamo qui a nascondere questa cosa. Lo so, vi chiedo scusa, vi chiedo scusa per tutto.  Sì, certo, naturalmente vi chiedo scusa per le figure a dir poco barbine che vi ho fatto fare in giro per il mondo. Che ci posso fare, mi piace stare al centro dell'attenzione, scusate. 

Per farmi perdonare farei di tutto: oltre ad assumermi ogni responsabilità, farò i nomi dei miei complici di sempre, vi racconterò delle cose cattive che ho fatto, prima che vengano ignobilmente a galla. Sono colpevole dell'incredibile lassismo che mi circonda. Lo so, chiedo scusa. Perdonatemi e lasciatemi invecchiare in pace. Questo lo merita anche il peggiore degli uomini; sicuramente uno dei peggiori che l'Italia abbia visto negli ultimi 150 anni.

Ecco, se un giorno decidessi finalmente di dire così, forse alla fine ti perdonerei, ma se ora ti permetti a sminuire anche il referendum popolare, bè...vaffanculo di cuore.

lunedì 6 giugno 2011

Con le buone o...



Mio cugino mi ha linkato questo blog...Non so se sia vero - nel senso, non so se veramente  Rocco Siffredi deflori brutalmente chiunque abbandoni un cane da caccia dallo sguardo ritoccato con photoshop - e immagino che questa pubblicità non sia realmente in giro per la città, almeno io non l'ho vista. In ogni caso batte la sua Amica Chips di una lunghezza (la sua). No!?!


mercoledì 25 maggio 2011

Ero in macchina, l'ho visto e mi sono fermato

sono sceso, così, senza accostare - non me n'è fregato niente se decine di automobilisti impazziti clacsonavano perché avevo bloccato tutto.

Una locandina enorme sopra l'ingresso del cinema Europa a Porta Pia. Ma enorme davvero. X-Men, L'inizio. Un tipo in smoking, sulla sinistra, dietro gli altri personaggi, si allaccia i gemelli...Cazzo non può essere, no, non è possibile. Sono incredulo, quasi inizio a urlare,  mi vien voglia di spaccare tutto. Davvero non mi capacito di ciò che vedo. Inizio ad imprecare contro il sistema corrotto e clientelare, i favoritismi, la meritocrazia da sabato sera su Rai Uno. No no e no.

Poi mi rassereno e torno a sorridere: è Kevin Bacon, non è quel coglione di Emanuele Filiberto.

domenica 22 maggio 2011

Questa sera tra le 23 e le 23.30

nella zona di piazza Bologna almeno una coppia di russi e un tipo nervosetto hanno fatto sesso. Non insieme - o almeno non credo - ma comunque hanno comprato un pacco di profilattici nella stessa farmacia. Lo so perché in seguito a un incidente in cui è stata coinvolta mia sorella ho passato la serata a cercare un collare per il colpo di frusta (giuro che è vero, ci sono dei referti del Pertini che lo dimostrano: cancelliere metta pure a verbale...). Il tipo solitario alle prime armi, poi è stato fantastico. Ero lì che aspettavo che il farmacista più svogliato delle Puglie e trapiantato a Roma per la gioia di tutti noi, cercasse il collare giusto e degli antidolorifici blandi e questo ragazzo continuava ad agitarsi, a girare intorno e mi chiedeva «ma che è, le sta a fabbbricà ste medicine? Ma quanto ce mette, oh!»

- «boh, che ne so, cerca il collare».

-«Si però che cazzo...» E guardava il telefono talmente tanto che ho pensato che gli servisse una roba importantissima per salvare la vita come minimo, chessò, della nonna. E invece no, me ne sono andato e finalmente, come nella più classica delle classiche, gli ho sentito chiedere «un pacco di preservativi alla frutta». Si vergognava a comprarli alla macchinetta. Pensa te, lei si sarà addormentata.

Posso senz'altro garantire, invece, che a Piazza Pitagora, verso mezzanotte un tipo sui 35 anni ha comprato dei profilattici ritardanti, alla farmacia di corso Italia invece, c'era un ragazzetto mezzo palestrato che era disposto a tutto pur di compare un pacco da 6.

- NON ACCETTATE IL BANCOMAT?!!? CORRO A RITIRARE E TORNO, NON SI MUOVA!! 

Speriamo gli sia andata bene alla fine, se lo merita.

Piazza Istria niente...ma le migliori soddisfazioni me l'ha date la farmacia davanti a Termini, angolo via Cavour. Lì, dove finalmente ho trovato sto benedetto collare, c'è stato un susseguirsi continuo di coppiette, coppie di scoppiati e avventori - uno addirittura con valigia, arrivato fresco fresco per trombare. E i più belli di tutti. Prima una coppia di stranieri, davvero ben assortita. Lei carinissima, ha preso i soldi, li ha infilati nella macchinetta, ha recuperato il pacchetto e dopo un sorriso sornione rivolto a tutti, ha abbracciato il tipo e se ne sono andati. Invece un'altra, di italiani: lui fighetto con mocassino scamosciato, maglione sulle spalle, pantalone aderentissimo; lei, braccia conserte, cicciottella, bruttina. Lo guardava svogliata, quasi infastidita del fatto che lui stesse comprando dei preservativi. Gli diceva, «dai, quanto ci vuole, su, fai presto». Alla fine lui le ha chiesto pure i 5 euri 'che non ce l'aveva. Non credo che costoro abbiano consumato. Probabilmente lui è finito a fare gavettoni con gli amici da qualche parte. Sì, d'accordo, io sto scrivendo un post da solo in cucina bevendo acqua naturale, ma che c'entra, il sabato è volgare fare sesso!