giovedì 5 aprile 2012

Bossi è il Signore dei Sith

Il senatur si è dimesso da niente. Il Consiglio Federale della Lega non esiste, non rappresenta niente di reale, neanche se lo scrivo con la prima lettera maiuscola. È come se io annunciassi pubblicamente di dimettermi dall'Ordine dei Cavalieri Jedi che ho creato con i miei amici in seconda media e che ancora onoriamo con orgoglio. Io non lo farei mai, questo è ovvio, ma più o meno è la stessa cosa. 

Pensate, gli altri cavalieri Jedi compagni di merenda ora farebbero da triunviri e porterebbero avanti il nostro piano di distruzione dell'impero romano per poi ottenere la secessione dalla seconda F in gita. 
Bossi è un cavaliere Sith votato al male, ha anche le fisique du role oltre che l'espressione facciale e l'occhio spiritato. Come se non bastasse, il nostro senatorissimo in canottiera è stato eletto presidente del partito, mica l'hanno fatto fuori, anzi, ha avuto una promozione! 

E, per chi non l'avesse capito, il suo stipendio da parlamentare è intatto, non temete. Ho letto in giro commenti di giubilo per queste dimissioni; il popolo si esalta per mosse di marketing adottate con scaltrezza e finezza politica, non vi biasimo, anzi, me ne compiaccio. Ma abbiamo perso, l'onore della famiglia è salvo, il sacrificio farlocco ottemperato. Il popolo barbaro può continuare ad avanzare mentre i Signori Sith fanno la figura degli eroi, che si fanno da parte: vanno oltre lo scandalo.

La forza grande è in te, mio giovane Trota.

Tante sono le assonanze con il film, Calderoli è un Ewak e Borghezio è Jabba the Hutt...troppo facile continuare. 

Alberto da Giussano e la sua spada laser
(Scusate per la qualità del fotomontaggio, ma sono una pippa con Photoshop)
   

Siete mai stati allergici?


Ve lo dico io: no, ma lo siete da un po', dite la verità. Ecco, anche io. Il numero di persone allergiche e intolleranti aumenta di anno in anno. A dirlo è l'istituto statistico del mio buon senso più qualche googlata con parole basiche e frasi che di solito ti portano a Yahoo answer o da Forum al femminile, siti in cui, lo sapete bene ormai, gli avventori hanno sempre un parere su tutto e il più delle volte è stupido. Cercando sono aumentate le allergie?!, per esempio, ci sono 348.000 risultati e qualcuno è anche interessante.

Leggo infatti che il numero di persone allergiche in Europa è arrivato a 80 milioni, in Italia, in particolare, uno ogni 3 abitanti. I conti non tornano, ma va bè. Pensate, se tutti starnutissero nello stesso momento, non succederebbe niente! Però i più educati direbbero "salute" contemporaneamente e questo sarebbe divertente assai, no?

SALUTE!

Ho scoperto inoltre che la causa di cotanto fastidio allergico sia da imputare all'aumento di Co2. Come mai? Secondo la sconosciuta per me - ma a quanto pare autorevolissima per qualcun altro - rivista scientifica Pnas, le gelate sempre più tardive aumentano il numero di giorni in cui i pollini dell’ambrosia sono nell’atmosfera in autunno. 


Capito? Se utilizzate la macchina anche per fare 100 metri e vostro figlio starnutisce, ha sempre gli occhi lucidi e una congestione nasale che fa di lui un bersaglio facile per i bulletti a scuola, non vi incazzate con la natura, la colpa è anche vostra. E non solo perché usate quella stracavolo di macchina, ma anche perché da piccoli, i vostri figli, sono cresciuti nella bambagia più asettica e tale contesto altamente igienico imposto dalla vostra assurda paranoia e da qualche pubblicità non hanno favorito lo sviluppo di una flora batterica tale da aumentare le probabilità di allergie da grandi. L'ho sentito dire a un tipo che vaneggiava Qui. Insomma, se vostro figlio gioca sempre alla Play Station, suona il violino in un istituto per bambini senza amici, va a casa dei suoi compagni di scuola a giocare ancora alla Play Station e non sta all'aria aperta a sporcarsi e a dare calci a un pallone rattoppato, le probabilità che diventi allergico da grande raddoppiano. Allo stesso modo, però il bambino che cresce in un contesto sano e all'aperto e poi va a vivere in una città in cui lo smog annerisce e incrosta monumenti e palazzi con la stessa facilità con cui si sporcano un paio di Superga bianche in un guano di Manaus, sarà comunque soggetto a crisi allergiche tardive che gli faranno rimpiangere i tempi in cui poteva scegliere di giocare al Super Nintendo invece di prendersi le mazzate da qualche bulletto che voleva giocare col suo pallone rattoppato.

Ogni anno in America si spendono 21 miliardi di dollari per curare la popolazione allergica che ormai è il 10% del totale. Ventuno miliardi sono tantissimi, se si parla di soldi. Perché se si parlasse di betulle, sarebbe un'inezia, visto che una sola di queste stronzissime piante produce 6 milioni di granuli pollinici per infiorescenza. 

Sarà forse arrivato il momento di mettere su una bella teoria complottistica contro le società farmaceutiche che in combutta con le grandi distribuzioni alimentari fanno in modo che l'organismo s'indebolisca sempre di più e oltre a nuove malattie immaginarie o vecchie disfunzioni indotte, crei allergie costosissime a danno di noi poveretti dal naso congestionato? Al momento, personalmente, ho speso già 200 euro per fare una cura omeopatica contro le graminacee che durerà due anni più una serie di colliri, spray e pasticchette da prendere da qui fino a fine giugno. E sto malissimo. Fermo restando che in teoria ancora il periodo allergico non è cominciato, evvai! 

Io che adoravo la primavera. Io che in primavera ci sono pure nato! Ora la detesto, soffro, vivo con il continuo terrore e l'orrenda quanto sgradevole sensazione che il mio fisico, attraverso le vie respiratorie, sia invaso da sperma vegetale (di questo si tratta) che mi intaserà polmoni, bronchi e altre cose dal nome medico e scientifico secondario. Scusate, ma ora sto pensando a una vegana che si fa mettere incinta da un platano in buono stato di sviluppo e di età approssimativa intorno a 50 anni che, pensate, è capace di produrre mediamente in un anno 15-20 miliardi di granuli pollinici (puoi farcela, vai platano!).  

Se vedo un fiore o un albero che germoglia gli attribuisco le colpe dei miei mali fisici ed emotivi; faccio forse male?! No, rispondete.

- «Tu, tu, proprio tu, tulipano, vaffanculo!»

- «Che c'entro io!?»
-«In effetti, niente»

Vado fuori di testa e starnutisco. Passo l'anno a starnutire. L'inverno perché fa freddo, la primavera perché sono allergico, l'autunno per il Co2 che mi ritarda il gelo e quindi il polline dell'ambrosia se la spassa in giro e l'estate perché voglio fare il giovane e mi lancio in improbabili bagni notturni. Considerando che al raffreddore estivo non rinuncerei mai e a quello invernale c'ho fatto il callo, di quello autunnale e soprattutto di quello primaverile invece farei volentieri a meno. Che faccio, me lo tengo oppure organizzo una manifestazione tipo OccupyVillaAda?

Ci sono betulle a Villa Ada? Ho visto un platano che si faceva di infiorescenze sul pratone mentre delle giovani querce suonavano bongo fumando dai bong.   


mercoledì 21 marzo 2012

Consulenze che ti prendono all'amo

E voi abboccate. Tutti noi abbocchiamo. Il dramma di un sistema la cui irreversibilità è ormai conclamata, però sta nel farsi piacere l'esca; perché è meglio mangiare un boccone se te lo trovi davanti. Altro che vagare per l'azzurro mare che è la vita, sul foglio excel posso calcolarne l'incertezza e le aspettative in un batter d'occhio (o di pinna se sono un sub). Bugia. In questo momento pecco di parossismo immaginifico. 

L'esca è il denaro, il pesce non è il Trota per una volta, ma tutti quei consulenti pagati a partita iva che sono senza diritti, ma con un sacco di doveri, soprattutto morali e autoimposti e che nuotano nell'occhio del ciclone, là dove c'è calma apparente, pensando che sarà bellissimo poter surfare quelle onde immense che arrivano da est. Illusi, vi farete male.

La domanda e l'offerta sono la base, la concezione postmoderna di soddisfazione personale è il motore, la rotta intrapresa anni fa - quando non si sapeva bene dove andare a parare, non si poteva fare quello che si sarebbe voluto e si è scelto cosa studiare a casaccio, pensando che quelle fossero facoltà più "sicure" - sono il mezzo. Poi ci si è trovati immersi in una melma in cui difficilmente si riesce a uscire. Erano sicure solo perché sapevamo come sarebbe andata a finire già da prima.

Di chi è la colpa? Bella domanda. Io non lo so

So solo che la rovina della nostra generazione, di chi ha 30 anni, è la partita iva, la collaborazione, l'incertezza nata dall'eccesso di faciloneria nella certezza dei nostri padri. Non siamo pronti per tutto questo. I nostri fratelli minori forse lo saranno, sono più svegli. Noi siamo le cavie di un mondo la cui precarietà è consuetudine; perché di consuetudine si tratta, non di legge. È reversibile, ma pensiamo di no. Me l'hanno fatto notare, hanno ragione, hanno sempre ragione quelli che ci sguazzano da più tempo e non se lo meritano.

Non c'è nessuna legge scritta, nessun contratto in cui si dice: tu hai un costo per il cliente, del prezzo che il cliente paga, però riceverai meno del 10%, il resto lo prendo io (risata maligna). In cambio di questo, inoltre, io ti do la possibilità di essere un "libero professionista", non ti serve l'articolo 18, figuriamoci se serve a me, ma non sarai mai veramente libero, perché gli altri tuoi colleghi, altrettanto "liberi", faranno inconsciamente quello che io non ti faccio per contratto, ti incastreranno e ti legheranno a me con delle catene fatte di timori, sciocchi arrivismi, tristi mancanze di alternative, ti scheduleranno le vacanze, anche se sulla carta non hai né ferie, né malattie, né diritti di genere e ti obbligheranno a lavorare ore e ore perché loro non hanno bisogno di correre a casa quando fuori è iniziata la primavera.

Allora dici: «Ma perché non posso andare a lavorare direttamente dal cliente, avere orari normali e farlo pagare di meno, incassando tutto io?» Perché il cliente non è scemo. Sì, risparmierebbe, ma la responsabilità di quello che ti farà fare, se lavori da lui, sarà sua, mentre ora è tua e della società a cui si è affidato e che ti ha dato questa bellissima chance. Sanno che ti faranno fare cose che - almeno eticamente - potrebbero essere poco chiare e soggette a controlli, indagini, giudizi. Quindi tu devi stare lì e sobbarcarti il peso, sono loro che pagano. Hai visto che culo che hai?

Non lo sai che oggi è iniziata la primavera? No che non lo sai. Se lo sapessi, se riuscissi a guardare oltre il monitor che hai davanti in quella stanza con decine di persone, sapresti che in primavera ci si ribella, si rinasce. Vorresti, eh? 

Non puoi, ora hai la pausa sigaretta, goditela.

domenica 18 marzo 2012

Assenza Empatica by Bollywood

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martedì 6 marzo 2012

E muoviti!

La Tav è espressione di mobilità, la montagna di immobilismo. I contratti a tempo indeterminato sono noiosi, bisogna stare sempre col pepe al culo. Muoversi, muoversi, fast food, fast web, fast and furious, fastidio. Io provo molto fastidio ultimamente, eppure ho sempre pensato che la velocità fosse una condizione necessaria e sufficiente per giudicare positivamente la maggior parte delle cose. Eccetto il sesso, là chi veloce viene, veloce se ne va, si sa. Per il resto è bello, pensateci. Uno che capisce le cose velocemente è intelligente, muoversi rapidamente è positivo, finire prima qualcosa che si deve fare, di solito è il risultato migliore ottenibile, in una gara non vince mai il più lento (il Trota non fa testo). 

Serve davvero avere questa velocità?

Possiamo comunicare con tutto il mondo alla velocità del pensiero, sapere quello che succede in tempo reale, ma la maggior parte delle persone guarda le foto e commenta gli status della vicina di casa oppure conosce a menadito la situazione in Medio Oriente, ma si fa fregare un sacco di soldi pubblici dall'amministrazione comunale. 

Prendete Twitter, è geniale per un sacco di cose. Accorciando le frasi e usando solo 140 caratteri possiamo dire tutto talmente velocemente che alla fine lo facciamo nel minor tempo possibile, però poi lo dimentichiamo per passare a qualcosa di nuovo oppure lo diciamo a metà. Ricominciare, sbrigarsi, cambiare, seguire l'hashtag del momento. Ci fa bene evirare i concetti? 

Cambiare telefono, cambiare pc o mac; ah, ora vi tocca cambiare l'Ipad che anche se il vostro l'avete comprato due giorni fa, lo sapete, il 3 esce domani. Evvai. La sensazione che tutto sia vecchio e da cambiare. Produce consumo e spazzatura che non siamo in grado di smaltire.

Poi ci sono cose che dovrebbero essere veloci e invece durano una vita. Le burocrazie, le file per sbrigarle, i tempi per realizzarle. 

- «Ciao, sono Fabio»
- «Ciao, io sono Marina»
- «...»
- «...»
- «Mi piaci»
- «Anche tu, ci appartiamo?»
- «Ok»
- «M'è piaciuto, bravo»
- «Grazie, scusa, ma il prossimo allo sportello per le raccomandate sono io»

Effimero come i capelli di Berlusconi. Contraddittorio come la laurea di Di Pietro.

Vogliono spendere un sacco di soldi e distruggere la Val Susa per far viaggiare le merci con mezz'ora in meno e continuano ad ammassare senza problemi migliaia di persone che ogni mattina, per non arrivare tardi e poter viaggiare seduti, dormono sulle panchine della stazione. Vogliono fare presto a recuperare gli anni di sviluppo mancato e rallentano le imprese e i salari di chi consuma. 

Tutto ciò è fuorviante come un neo di Bruno Vespa. L'uomo che ogni sera ospita i maggiori responsabili di questo smarrimento e li fa ergere a critici distaccati come se nulla fosse.

Tutto è talmente veloce che dimentichiamo presto, prestissimo, chi ci ha governato e siamo già al prossimo tweet. È ora di fermarsi e rileggere tutto quello che avete scritto finora.

martedì 21 febbraio 2012

Esercito il desiderio di sparare

Che succede se una società navale, quella dei Fratelli d'Amato indossa vestiti di sartoria napoletana, ma nell'animo è mezza svizzera e mezza inglese? E ancora, che succede se questa società possiede delle petroliere che non sempre attraversano acque tranquille, ma anzi, spesso sono esposte ad attacchi da parte di pirati che invece delle sciabole sono dotati di kalashnikov o peggio, di Beretta ar 70/90 100% italiano? 

Ve lo dico io che si fa, si sfrutta l'esercito italiano per la difesa e la tutela degli affari personali. Poi capita che questi militari, che altro non sono che mercenari - perché che lo vogliate o no, da quando non c'è più la leva obbligatoria, i nostri soldati sono solo dei mercenari anche se hanno apparentemente un unico cliente - si mettano a sparare contro quella che sembra una nave ostile invece è solo un peschereccio. Beccano pure un paio di pescatori ed ecco che scatta la questione diplomatica. 

Dico io, è giusto che l'Italia sia costretta ad affrontare bagarre diplomatiche quando lassù ci sarebbero dovuti stare due agenti privati, pagati dalla Fratelli d'Amato spa e non dallo Stato Italiano? Perché di questi traffici, allo Stato italiano non entra un cazzo ma - correggetemi se sbaglio, perché magari è così - ci rimettiamo pure la faccia.

A me non sembra proprio una cosa giusta questa qui.

Mi dispiace per i due militari coinvolti e mi dispiace anche per tutti quelli che sono morti in Afghanistan, ma secondo me bisogna capire il perché delle cose prima di inneggiare al nazionalismo e alla difesa a spada tratta dei diritti dei connazionali. Perché siamo ancora là e spendiamo tutti quei soldi quando qui non ne abbiamo e dobbiamo prenderli a giovani e pensionati? Forse fa comodo a Finmeccanica che costruisce i mezzi da guerra o a qualche petroliere che fa cartello per poi poterci vendere la benzina ai prezzi più alti d'Europa. E noi stiamo zitti. Foraggiamo una guerra privata, ecco che facciamo o almeno così sembra.

Quella benzina poi, la paghiamo un sacco di volte: la paghiamo quando mandiamo i militari, la paghiamo quando difendiamo le petroliere e la paghiamo quando quegli stessi militari devono essere difesi. Certo la diplomazia e l'economia non si risolvono in due parole, ma se tutti iniziassero a pensare a quanti soldi, a quanto malaffare e a quanto sangue c'è dietro un pieno di benzina, forse prenderebbero la bici. 


martedì 14 febbraio 2012

Le Olimpiadi a Roma si fanno lo stesso

Non importa se il presidente del consiglio delle banche ha detto che non si fanno perché non ci sono i soldi. E nemmeno se tutti ci fanno notare che il declino finanziario ed economico della Grecia è iniziato così. A me risulta invece che con le Olimpiadi la Grecia è diventata famosa, boh. Non credo si riferiscano a quelle del 2006, che c'entrano, là i soldi ce l'hanno messi la Germania e la Francia e ci stanno pure guadagnando.

A noi non frega nemmeno se non ci fanno fare il Gran Premio. Eh sì, dovevamo fare pure quello, poi ciccia. La neve ci darà man forte e possiamo chiedere di fare quelle invernali, oppure no, rifacciamo quelle fasciste, che ci vengono bene.

Cambiamo i giochi ed è fatta. 

Invece della fiaccola, accendiamo e lanciamo una molotov, però lo facciamo fare a un ospite esterno, chessò, un poliziotto travestito, che non si sa mai. Ammazza come siamo furbi. 
Dopo, subito il via alle celebrazioni, che saranno sobrie e con la partecipazione delle sole autorità, degli amici e dei parenti, più qualche camerata e qualche amichetta messa lì. La sera grande festa all'Art Cafè. 

Tra gli sport in programma ci sarà il tiro al bersaglio, mobile e non, dipende se si cerca di prendere un Rom o uno stanziale. Poi propongo la staffetta, una gara podistica in cui le squadre si passano dei documenti incriminanti riguardanti le truffe dei partiti, il primo che arriva può bruciare tutto, l'ultimo deve costituirsi, ma tanto non gli facciamo niente. È solo uno sport!

Un'altra gara sarà l'immancabile maratona. Un gruppo composto da un rappresentante per ogni nazione in gara dovrà correre dietro e far sfiancare, ma non arrestare, un pederasta - ossia un frocio che corre a piedi (pede), meglio se seguace di Ras Tafari  (rasta) - re dell'Etiopia che conquistammo. (l'idea è venuta alla giunta tutta, urrà).

Ho dimenticato di dire che per fare questa cosa abbiamo dovuto associarci ai Padani e fare con loro e gli altri le olimpiadi degli stati non riconosciuti. Ce l'avevano con Roma ladrona e mo' gli tocca pure ringraziarci. Siamo dei geni.

Naturalmente si sfrutterà il Tevere. Più di quanto non sia stato fatto finora. Solo che non intendiamo di certo bonificarlo, ci costerebbe troppo tempo e poi su, perderebbe quel tipico colore marroncino che ormai piace a tutti. Senza parlare del profumino. Dalle sponde del sacro fiume, organizzeremo battute di pesca ai mostri marini che sono cresciuti sul fondale. Poi faremo delle gare di resistenza. Useremo i negri in dotazione per ogni squadra e - visto che notoriamente non sono dei buoni nuotatori - li lanceremo in acqua e vedremo chi sarà l'ultimo ad affogare. Chi li aiuta è squalificato. Alla fine diremo che è colpa dell'amministrazione precedente se il fiume è impraticabile.
    
Il lancio del giavellotto siamo indecisi se farlo o no, alla fine rischia di essere uguale al tiro al bersaglio, però qui pensavamo di utilizzare dei cinesi che, sotto il loro tipico drago rosso, fuggiranno in cerchio mentre l'atleta, vestito da cavaliere, proverà ad abbatterli per salvare una escort rinchiusa sulla torre di Castel Sant'Angelo.  E qui c'è anche la rivisitazione medioevale, che male non fa.

Poi gli sport di squadra, come la lotta libera a cazzo di cane o rissa, come la chiamavano gli antichi greci. per cui i nostri atleti si allenano instancabilmente da anni. Oppure il lancio del sale vestiti da lavoratori dell'Ama e dell'Atac, vince la squadra che colpisce col sale marino iodato (siamo ecofriendly) più ferite inferte precedentemente ad ex atleti musulmani.

Fiore all'occhiello delle discipline dell'ultim'ora è lo sci di fondo a destra, da praticare sull'Antica Cloaca Maxima. Roma ormai è città in cui nevica di brutto, approfittamone, no!?  

Insomma, le idee sono tante. Siete tutti invitati a prendere parte al "Roma 2020"(perché saranno alle ore 20:20 su Canale 5) mica per altro.



  firmato

Il sindaco, Gianni "The Snow-seeker" Alemanno



Alcuni atleti fanno le prove per il corteo di apertura dei giochi

venerdì 3 febbraio 2012

"Facebook ha stretto amicizia con Wall Street: a Mark Zuckerberg piace questo elemento (cit)"


Non ricordo chi delle persone che seguo su Twitter ha scritto questa cosa che ha originato il titolo del post, ma se si paleserà lo citerò molto volentieri, perché è geniale. Mi ha fatto molto pensare, non subito, prima ho ghignato, e neanche dopo un po', perché mi sono messo a guardare esterrefatto alcuni siti consigliati da un certo Conte, ma dopo, dopo un po'... 

Nello specifico, quando ho letto in giro che l'Ipo (dall'inglese Initial Public Offering) - ossia l'Offerta pubblica iniziale, per quei due, tre lettori di questo blog (tra cui mia madre) che non vanno oltre la penna sul tavolo e il gatto sotto allo stesso mobile - sarà di 5 miliardi di dollari. Cinque miliardi di dollari, per chi ancora non l'avesse capito, sono uno strafottìo di denari (moltissimi soldi, ndr sempre per mia madre) e pensate, gli analisti dicono che in primavera - quando cioè Facebook si quoterà - potrebbero arrivare a 10. Un ipo che cresce, un ossimoro (questa mamma la capisce e mi fa anche i complimenti, la grecista).

Comunque, dieci miliardi per chi non l'avesse capito...l'avrà capito, va. E tutto questo perché la società fondata dal nostro simpatico Zuckerberg nel 2004, ossia quando aveva 20 anni, ora vale 100 miliardi. La mia domanda è: perchè, cazzo?!

Io detesto Facebook. E non solo perché sono invidioso, ma anche perché mi sento controllato, sfruttato, spremuto e pilotato. Tant'è vero che me n'ero andato, c'ero riuscito per un po', più di un anno, ma poi sono tornato e non so perché, o meglio, lo so, per ridondare questo blog che senza facebook, pare abbia meno lettori, come Rai Uno senza la Clerici e la Carlucci. Questa la verità - e molti di voi lo sanno, visto che fanno come me, non fate i fighetti - ma a che prezzo? 

La maggior parte degli introiti e (quindi della solidità finanziaria in caso di quotazione) di questa piattaforma basata solo sulle ciarle e sui personalissimi oltre che privati componenti di una vita quotidiana strozzata dalla routine, sono la pubblicità, la pubblicità e sì, forse un po' anche la pubblicità. L'11% è dato dalle applicazioni spappola cervello tipo Farmville e il resto è fuffa. Ci sono 800 milioni di iscritti che producono numeri che dei geek come quelli di geekissimo.com hanno raccolto prima di me, per poi potersi masturbare su qualcosa di diverso dal solito.

Ognuno di noi per Facebook vale 4 dollari l'anno. Per Google ne valiamo 30 e che cazzo!

Noi per loro valiamo 200 miliardi di dollari. Non lo trovo molto giusto.


In più, loro dispongono di praticamente tutta la nostra vita e Google ultimamente ci bombarda di mail per sottolinearlo e pararsi il culo (mamma, non so come spiegartela questa).

Vendono le nostre informazioni - qui scatta il momento complottistico - alle stesse multinazionali che hanno ucciso l'uomo ragno o agli stessi governi che dicono di detestare il social network. Costruiscono campagne elettorali, quotazioni borsistiche, lanciano marchi e aziende, aumentano i clienti. Ne pilotano i gusti e le scelte senza ritegno, anzi, facendoli sentire originali. Questo è il vero potere e fine ultimo di Facebook, e non, come ha scritto Zuckerberg nella lettera di accompagnamento alla documentazione per la quotazione che «facebook nasce per uno scopo sociale, che è quello di rendere il mondo più aperto e connesso».


Aperto e connesso. Per me si traduce in vulnerabile e fragile.


E poi se era davvero così, potevi farlo a gratis, vecchio mio e non quotarti.



Sono parole al vento perché tutto questo non finirà mai: internet crea dipendenza




(Naturalmente troverete il link a questo post dove sapete)






lunedì 30 gennaio 2012

Maltrattamenti galline ovaiole

Le Galline sono una priorità per il Pdl, si sa, ma in questo caso non si teme per le showgirls che riempiono i banchi del parlamento e tutti gli uffici ex governativi rimasti attivi a nostre spese e che hanno preso il posto di gente meritevole, ma non avvenente. Si parla di galline dignitose invece, quelle  che fanno qualcosa di utile, di fresco e saporito, come le uova. Sì, potrete obiettare che anche le altre galline del pdl fanno lavoretti dal risultato succulento, ma che c'entra se non sapete dove voglio andare a parare!?  

È stata l'ex ministro Brambilla che mi ha servito sul piatto d'argento il materiale per un post proprio quando ero lì lì che mi stavo annoiando miseramente in attesa del mio turno all'ufficio postale. Un'email del suo ufficio stampa dal titolo: "Maltrattamenti galline ovaiole, interrogazione dell'on. Brambilla sul mancato rispetto della direttiva europea". 

Grazie Michela Vittoria, grazie davvero a te che, paladina degli animali da cortile, lotti per i loro diritti e mi allieti fornendomi motivi di ilarità senza posa. Il fissare affranto quei poveri extracomunitari che vagavano spaesati per le Poste senza sapere come fare le cose per cui erano venuti  - risolte solo grazie al sostegno reciproco degli altri  gentili avventori - mi stava iniziando ad annoiare già dopo un'ora e mezza di fila ed ecco che sei arrivata tu, provvidenziale come una gaffe di Berlusconi.

Ma dico io, con tutti i cazzi che abbiamo - e che sicuramente anche lei avrà (avoja se ce l'ha i cazzi...in generale, dico) - non hai niente di più importante da fare che sincerarti della salute del pollame nostrano? Chi lo volesse potrà leggere il comunicato pubblicato sul sito dell'associazione da lei fondata, la Leida, acronimo di "lei la dà, ma solo agli animali e ai nani con i capelli finti". Vi sconsiglio però di andare a fare un giretto sul suo sito internet in cui ci sono delle bellissime foto con i suoi cani, ma niente che sia riconducibile al turismo, il dicastero creato ad hoc per lei, non dimentichiamocelo: vi evito l'ennesimo rodimento di coglioni. Faceva il ministro del turismo...mah.

Ma come biasimarla del resto, non succede mai niente in Italia, non c'è neanche una misera categoria da tutelare se non le galline ovaiole. Ha ragione, poverina.

I giornalisti precari che guadagnano #4euroalpezzo vanno davanti a Montecitorio e nessuno parla di loro o fa qualcosa per risolvere il problema (che riguarda il futuro dell'informazione di qualità), i pescatori protestano nello stesso posto e ci prendono un sacco di mazzate e di denunce, gli agricoltori provano a fare uno sciopero pacifico per i loro diritti e tutta la cosa passa in mano alla mafia, ai tir e ai tassinari che bloccano l'Italia per una settimana, finiscono di massacrare i mercati del fresco e restano impuniti, mentre alcuni No Tav, che hanno cercano da anni di evitare una sperpero indecente di denaro pubblico e la distruzione insensata di un intero territorio, vengono arrestati per una protesta davanti a un cantiere chiuso.

Tutto questo però al nostro ex ministro pieno d'amore per cani e gatti non interessa, lei vuole sapere «quali iniziative si intendono assumere per garantire che sul mercato italiano siano immediatamente riconoscibili le uova prodotte in allevamenti conformi».

D'altonde «La tutela del benessere di tutti gli animali ed il rispetto dei loro diritti sono valori fondamentali che caratterizzano anche la civiltà di un paese», tutto il resto è fuffa.

Alla fine è arrivato il mio turno alla Posta, ma purtroppo il terminale era scollegato e non c'era linea, quindi sono dovuto tornare il giorno dopo e poi ritornare ancora sabato mattina perché la disconnessione si è protratta a oltranza. Ma anche queste inefficienze non sono certo un problema dell'ex ministro, riguardano solo gli esseri umani.

Ah, ho un'idea per la tracciabilità delle uova prodotte in allevamenti conformi: devono avere la faccia del ministro stampato sul guscio; tocca capire come farlo apporre direttamente dalla gallina mentre fa uscire l'uovo dall'apposito orifizio, però, sennò c'è poco gusto.




(nella foto in alto a sinistra la Brambilla che si lucida le labbra con albume prodotto al 100% da un membro del paramento italiano)

venerdì 20 gennaio 2012

È vero che Internet distrugge il cinema?

(Non l'ho fatto mai, ma visto che avrei parlato della stessa cosa, vi copio e incollo quello che ho scritto per un quotidiano)


Generazioni solitarie. La chiusura da parte del governo americano dei siti di streaming Megaupload e Megavideo ha sollevato, oltre alle questioni relative alla domanda e all’offerta cinematografica, anche dubbi di natura antropologica. L’Fbi ha infatti chiuso senza se e senza ma le porte al tredicesimo sito più visitato al mondo in cui era possibile scaricare o vedere in streaming serie tv, film, cartoni animati e video privati. Per la prima volta in occidente avviene una censura del genere. 

«Il danno causato da Internet (e dal download selvaggio) è enorme», dice Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica, Associazione nazionale delle industrie cinematografiche, audiovisive e multimediali, «secondo le ricerche divulgate dall’Ipsos lo scorso anno, infatti si registra una perdita di 400 milioni di euro nell’home video e 300 milioni per le sale cinematografiche, senza contare il numero di posti di lavoro in meno». Ma considerando che il cinema italiano non è affatto in crisi, anzi, da solo copre il 38% della quota di mercato mondiale, Internet è percepito soprattutto come nemico della cultura, poiché intrappola un’intera generazione – quella di età compresa tra i 14 e i 25 anni – a casa. Perché è scientificamente certo e «gli esercenti delle multisale in lo confermano», assicura Tozzi, «che i ragazzi non vanno più al cinema». Si tratta di quella generazione cresciuta con Internet che non ha avuto modo di assaporare il piacere di andare al cinema, ma scarica tutto, senza pietà e criterio. D’altronde è provato, «la percezione frammentaria e individuale produce un’umanità di grado inferiore», spiega il presidente dell’Anica, «noi non siamo contrari all’utilizzo di Internet, ma purché rimanga uno strumento di comunicazione e di mercato in cui sia riconosciuto il giusto prezzo e valore alle opere intellettuali». 

Partendo dalla possibilità di scaricare o vedere i film in streaming, si arriva facilmente alla critica verso i social network, ritenuti responsabili delle nuove incertezze adolescenziali o del download della musica, il cui principale effetto è stato quello di far scomparire le piccole etichette indipendenti, accrescendo però l’offerta di concerti e spettacoli dal vivo, strumento ritenuto ancora solido per fare cassa. E se nemmeno l’aumento del prezzo del biglietto cinematografico, che ha toccato i 7,50/8 euro è ritenuto colpevole perché «la domanda è anelastica rispetto all’aumento, anzi» allora contro chi puntare il dito per salvare la libertà di Internet? Forse al digitale terrestre, a Mediaset Premium o Sky che danno la possibilità di vedere un film poche settimane dopo l’uscita in sala? Neanche, perché i fruitori di questi mezzi salottieri sono gli stessi 35/40enni che comunque al cinema ci vanno (si lavano e si vestono prima di uscire, però). 

Le nuove generazioni sono in rotta verso una solitudine che negli anfratti delle loro camerette li porterà ad avere un occhio sul globo, ma al contempo ad avere una forte miopia o sono gli addetti ai lavori del mondo del sapere, del cinema, della musica che devono adeguarsi all’evoluzione? 



D’altronde anche i libri, strumento anticomputer per definizione, si stanno trasformando in e-book e i teatri che secondo la logica moderna tanto attaccata dovrebbero essere già estinti, sono sempre più affollati e aggiornati: leggi fenomeno Teatro Valle Occupato che attira ogni giorno centinaia di spettatori. Chi ha ragione lo decideranno il tempo e il mercato e quella delle censure forse non è la strada giusta.

mercoledì 18 gennaio 2012

Scrivo un post senza il permesso di Bossi

mi sa tanto di roba mediatica questa qui della Lega. Il fedelissimo Maroni che dice no e poi Bossi che dice ni e tutti che invitano i leghisti in tv e nessuno gli chiede, «oh, ma l'hai visto PresaDiretta!?».

Sbaglio o quando Saviano aveva parlato della 'Ndrangheta al nord, l'ex ministro dell'Interno - che vuole l'Italia divisa ed è un ossimoro - aveva chiesto di poter partecipare al programma di Fazio per dire che «no, no e ancora no, siete dei bugiardi, noi della Lega i mafiosi non li abbiamo in casa e voi tutti brutti, sporchi e cattivi, specchio riflesso a te, terroncello».

No, non li avrete in casa, ma li fate operare liberamente. In Piemonte e in Liguria se si continua così, per esempio, il piatto tipico sarà sazizze vrucenti con pipi e patate (salsicce piccanti con peperoni e patate: per chi chiama da fuori Locri) e non più la bagna cauda o il bagnetto verde (salsetta d'acciughe e prezzemolo: traduzione per gli 'ndranghetisti appena arrivati a Torino). Che poi le salsicce piccanti siano più buone delle acciughe è un altro discorso.

E non è solo la crisi. La 'Ndrangheta al nord è la diretta conseguenza di un'unità d'Italia forzata prima  e di una politica di lassismo poi che hanno danneggiato il sud, impoverendo le casse e le case di soldi e uomini. L'emigrazione forzata, il taglio infrastrutturale e il disinteresse industriale e culturale hanno fatto in modo che tutti gli uomini andassero via verso il nord Italia e oltre. Avete costruito e proliferato con gli sforzi e le fatiche di quella povera gente, lasciando che giù restassero solamente criminali e fannulloni e ora che anche al sud quelli non sanno più che fare perché l'economia è sotto zero, è normale che siano venuti da voi, miei cari amici dal fazzoletto verde.

Non ci vuole un sociologo plurilaureato né un dotto conoscitore della natura umana e dell'economia per capire che soldi chiamano soldi e la malavita, che di soldi ne ha e ne vuole di più, li insegue.

Ora vi rendete conto anche voi che aprire un'attività, cercare di vincere un appalto legalmente e investire in qualche cosa è diventato complicato. Mi auguro la smettiate di dire che gli imprenditori del sud non hanno voglia di fare un cazzo, ma capirete che per loro è tutto in salita, tutto più difficile. 

Senza parlare della politica. Volete i voti senza faticare? Ecco fatto che andate al Bar Italia di Torino e, promettendo grossi appalti «una volta che sarete in Europa», finite dritti dritti nella padella a cuocere con le sazizze vrucenti. Salami! Perché a quel sindaco che poi non ce l'ha fatta ad essere eletto, nessuno fa un cazzo? Non me lo spiego davvero. Resta impunito perché non sapeva, non aveva capito, peggio di Schettino che ha paura del buio.

«Eppure mi sembravano tutte brave persone; sì, due o tre avevano delle cicatrici sul viso, degli strani anelli giganti; Divertente il loro modo di salutare e rispettare i più anziani, m'è sembrato un gesto molto carino ed educato; qualcuno aveva dei fucili e un paio di pistole, ma su, da qui a pensare che c'era qualcosa che non andava...!» 

Potevano essere degli amici della caccia al tordo o dei poliziotti in borghese dal modo di fare un po' brusco, in effetti. Poi che strano, erano tutti del sud e parlavano dialetto come se si conoscessero bene, sarà stato un caso, ha ragione. Peccato non ce l'abbia fatta a diventare deputato europeo, sarebbe stato sicuramente una risorsa  importante per l'Italia una volta arrivato a Bruxelles. Ci siamo fatti scappare l'ennesima buona occasione con questi arresti ingiustificati e questa magistratura arrogante.

Detto ciò. La Mafia non si può sconfiggere, questo è sicuro. Almeno fino a quando continuerà ad operare dove lo Stato non c'è, assoldando poveracci senza alternativa. Se poi, come sta succedendo adesso, oltre a sostituirsi allo Stato al sud, ne inizia a fare le veci anche a Roma e al nord, sono davvero cazzi per tutti. E per favore, non fate di tutta l'erba un fascio, perché se continuate così a generalizzare, tra un po' «anche tutti i piemontesi saranno dei mafiosi, signora mia».

(a meno che non falliamo e allora se ne vanno tutti a fanculo in Cina o in Russia, là dove ci stanno i soldi e noi ricominciamo da zero)